Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19397 del 03/08/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. un., 03/08/2017, (ud. 22/11/2016, dep.03/08/2017),  n. 19397

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RORDORF Renato – Primo Presidente f.f. –

Dott. PICCININNI Carlo – Presidente di sez. –

Dott. AMOROSO Giovanni – Presidente di sez. –

Dott. DI IASI Camilla – Presidente di sez. –

Dott. BERNABAI Renato – Consigliere –

Dott. BIELLI Stefano – Consigliere –

Dott. BRONZINI Giuseppe – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasqule – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 23821-2014 proposto da:

COMUNE DI FAGGIANO, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA GREGORIO VII 150, presso lo studio

dell’avvocato ARCANGELO BRUNO, rappresentato e difeso dall’avvocato

BRUNO DECORATO, per delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

CONSORZIO DI BONIFICA STORNARA E TARA – TARANTO, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA COSSERIA 2, presso lo studio del dott. ALFREDO PLACIDI,

rappresentato e difeso dall’avvocato GIUSEPPE MISSERINI, per delega

a margine del controricorso;

M.B., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DARDANELLI

37, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE CAMPANELLI,

rappresentata e difesa dagli avvocati LUIGI PIGNATELLI e GIOVANNI

PIGNATELLI, per delega a margine del controricorso;

– controricorrenti –

e contro

REGIONE PUGLIA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 54/2014 del TRIBUNALE SUPERIORE DELLE ACQUE

PUBBLICHE, depositata il 07/03/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

22/11/2016 dal Consigliere Dott. PASQUALE D’ASCOLA;

udito l’Avvocato Gianfranco D’ONOFRIO;

udito il P.M. in persona dell’Avvocato Generale Dott. FRANCESCO MAURO

IACOVIELLO, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1) Il Tribunale regionale delle acque pubbliche di Napoli con sentenza 16 febbraio 2011, in accoglimento di domanda proposta da M.B., ha condannato il comune di Faggiano al risarcimento di danni da straripamento del canale di bonifica (OMISSIS) per 17201,78 Euro.

Ha escluso che fosse stato validamente integrato il contraddittorio con il Consorzio di Bonifica di Tornara e Stara. Ha rigettato la domanda nei confronti della Regione Puglia, chiamata in causa dal Comune.

Il Tribunale Superiore delle acque pubbliche con sentenza n.54 del 2014 ha rigettato l’appello principale del Comune di Faggiano e ha dichiarato inammissibile l’appello incidentale condizionato della Regione Puglia.

Il comune di Faggiano ha proposto ricorso per cassazione svolgendo cinque motivi illustrati da memoria.

M.B. e il Consorzio di Bonifica di Tornara e Stara – Taranto hanno resistito con separati controricorsi.

2) Con il primo motivo il Comune espone violazione e falsa applicazione degli artt. 50,106,307 e 132 c.p.c. nonchè vizi di motivazione.

Lamenta che il Tribunale Superiore avrebbe rigettato l’eccezione di estinzione del giudizio sollevata dalla Regione Puglia in relazione alla mancata riassunzione della causa entro sei mesi dalla data in cui il Tribunale di Taranto aveva dichiarato il difetto di competenza (recte giurisdizione) del giudice ordinario in favore del TRAP Napoli.

Secondo il ricorso il tribunale regionale aveva erroneamente ritenuto di trovarsi di fronte a un nuovo e distinto giudizio; per contro, poichè la M. non aveva contestato la designazione formulata dal Tribunale di Taranto, avrebbe dovuto riassumere il giudizio nel termine perentorio.

A sua volta il Tribunale Superiore aveva respinto l’eccezione di estinzione “parlando di “natura scindibile della causa e di natura solidale dell’obbligazione oggetto di causa””.

In tal modo il Tribunale Superiore avrebbe errato nel non esaminare “immediatamente ed autonomamente” l’eccezione come sollevata. Il giudice avrebbe dovuto ritenersi invece “vincolato alla causa estintiva espressamente fatta valere dall’eccipiente”.

La censura, alla quale ha aderito Il Consorzio di bonifica, è infondata. Come ha rilevato la difesa M., la sentenza impugnata ha osservato che l’eccezione di estinzione sollevata dalla Regione non poteva essere fatta valere in appello da un altro soggetto, per difetto di interesse, trattandosi di eccezione pertinente alla causa, di natura scindibile, riguardante la Regione; eccezione che il Comune non aveva a suo tempo sollevato.

Questa ratio decidendi non è superata dal ricorso, che non ha colto la portata risolutiva di essa.

3) Il secondo motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 101,112 e 113 e 132 c.p.c. nonchè vizi di motivazione.

Parte ricorrente sostiene che la sentenza del Trap, confermata in appello, sarebbe stata viziata da ultrapetizione, perchè la M. aveva chiesto la condanna per la mancata pulizia e manutenzione, da parte del Comune, del canale straripato. Il tribunale regionale aveva riconosciuto che l’onere di manutenzione gravava sul Consorzio, ma aveva ugualmente condannato il comune per aver fatto confluire nel canale i reflui urbani, così mutando la domanda iniziale.

La censura è infondata. Il Tribunale Superiore ha già esaurientemente spiegato che non è ravvisabile alcun mutamento della causa petendi da parte M., nè alcuna violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, atteso che la pretesa accolta – risarcimento dei danni da esondazione – è coerente con quella iniziale.

Il fatto illecito costitutivo che è stato denunciato era l’esondazione del canale le cui cause venivano attribuite sin dall’avvio della lite all’opera e alla responsabilità del Comune.

Il ricorso introduttivo davanti al Trap Napoli, come dedotto in controricorso e verificato in atti, era calibrato anche sulla immissione di reflui di acque locali provenienti dalla rete fognate di Faggiano, oltre che sulle ostruzioni e problemi di deflusso che impedivano il corretto corso del canale.

Dunque già in punto di fatto va esclusa la immutazione della domanda come prospettata in ricorso.

Va aggiunto al di là delle peculiarità del rito de quo circa la tendenziale libera modificabilità delle domande, che in corso di causa è normale che il chiarirsi dello svolgimento dei fatti consenta alle parti di precisare le rispettive posizioni. L’individuazione del preciso contributo causale nell’addurre acque che hanno aggravato la condizione del canale e concorso a provocare l’esondazione non ha costituito certamente una alterazione dei fatti costitutivi. Le facoltà difensive delle parti convenute sono rimaste inalterate, in quanto la causa della pretesa e il danno lamentato erano già determinati, salvo gli approfondimenti necessari in giudizio.

4) Il terzo motivo lamenta violazione e falsa applicazione degli artt. 102 e 145 c.p.c., R.D. n. 1775 del 1933, artt. 151 e 176, L. n. 263 del 2005, art. 2, comma 4.

Parte ricorrente deduce che il Trap aveva ritenuto il Consorzio responsabile della manutenzione e che quindi esso doveva essere ritenuto litisconsorte già in primo grado, sicchè il giudice avrebbe dovuto integrare il contraddittorio.

Il Trap aveva invece ritenuto invalida la chiamata in causa del Consorzio, non costituitosi.

Il Tribunale Superiore invece avrebbe ritenuto che la chiamata non era invalida, ma solo insufficiente in rapporto alla disciplina speciale del TU Acque.

Il Comune deduce che esso si era costituito indicando gli altri due soggetti (Consorzio e Regione Puglia) quali responsabili e che in tal modo aveva reso la causa unica, perchè la domanda dell’attore si estende automaticamente al terzo che sia stato chiamato in causa.

Si sarebbe realizzata una ipotesi di dipendenza di cause, con rapporti processuali divenuti inscindibili per “un nesso di litisconsorzio necessario processuale”.

Con un secondo profilo del motivo il ricorrente deduce che il Tribunale Superiore avrebbe errato a ritenere viziata la chiamata in causa per difetto della notificazione avvenuta a mano di un usciere nella sede del Consorzio, in quanto la notifica era eseguibile ex art. 145 c.p.c. e in forza delle norme varate tra il 2005 e il 2006.

Il Consorzio e la M. hanno efficacemente resistito a questa prospettazione.

Essa si scontra con il disposto del R.D. n. 1775 del 1933, artt. da 176 a 179 dedicati alla disciplina della costituzione delle parti e al processo in contumacia.

In particolare l’art. 176, comma 4 prevede che “Se all’udienza fissata nel ricorso il convenuto, il quale non sia stato citato in persona propria, non comparisca, il giudice dispone che sia rinnovata la notificazione del ricorso per l’udienza che fissa, ed alla quale rinvia la causa; nella nuova notificazione deve essere avvertito il convenuto, che non comparendo, la causa sarà proseguita in sua contumacia.”. Questa disciplina organica deroga a quella contenuta nel codice di rito e non è ritoccata dalle norme speciali, che non l’hanno espressamente modificata e non possono quindi variare un assetto che è complessivamente regolato.

La finalità del legislatore era quella di garantire in modo particolare la formazione del contradittorio e assicurarsi della volontarietà della assenza della parte. Anche nel codice di rito (si pensi all’art. 660 c.p.c., u.c.) sono previste forme rafforzate di notificazione poste, in ragione della semplificazione del rito e della incisività dei suoi effetti a tutela dell’effettiva partecipazione del notificato.

Pertanto bene ha giudicato il Tribunale Superiore, allorquando ha ritenuto che a causa del mancato rinnovo della notificazione effettuata non alla parte, ma all’usciere, la notificazione stessa non fosse stata sufficiente a provocare il contraddittorio. Parte ricorrente avrebbe dovuto sollecitare la fissazione di un termine per la nuova notificazione e provvedervi.

Mancata questa attività, non si è configurata una chiamata in causa regolare e non sono quindi invocabili tutte le conseguenze (estensione della chiamata, necessità del litisconsorzio) che vengono ora esposte.

5) il quarto motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. e artt. 112,113 e 115 c.p.c..

Parte ricorrente lamenta assenza di prova dei fatti sulla circostanza che il comune gestisse il depuratore e che le sostanze inquinanti venissero dal depuratore e non da altre fonti.

Lamenta l’uso della ctu che non sarebbe utilizzabile per esonerare la parte dall’onere della prova.

La censura è manifestamente infondata.

Va premesso che in caso di impugnazione delle sentenze del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, le Sezioni Unite operano come giudice di legittimità al vertice dello specifico sistema giurisdizionale, con conseguente applicazione di tutte le norme che regolano il giudizio di cassazione (Cass. 9830/14). Ne consegue che censure come quella in esame, che si risolvono esclusivamente in critiche alla motivazione ex art. 360 c.p.c., n. 5, sono ammissibili negli ristretti limiti di cui al nuovo testo della norma in esame, indicati da SU 8053/14. Nella specie è da escludere che vi sia alcuna omissione di esame di fatti controversi e decisivi.

Il Tribunale Superiore soprattutto alle pagine 13 e 14 ha risposto congruamente alle obiezioni già volte, spiegando che il Comune aveva trasformato il canale in una fogna, con immissioni incontrollate di liquami che hanno determinato l’usura dell’opera idraulica e sono risultati determinanti nella esondazione.

La sentenza impugnata ha rintuzzato le critiche alle osservazioni sulla nullità delle operazioni del consulente, rilevando che non erano state dedotte con le prime difese e che erano inammissibili anche perchè generiche, oltre che tardive.

Del tutto apoditticamente il ricorso lamenta che la parte non abbia potuto difendersi, perchè le circostanze addebitatele non erano oggetto della domanda: la risposta è stata data nel rigettare il motivo concernente la modifica della domanda.

Infine sono ipotetiche, e quindi non meritevoli di apprezzamento in questa sede, le illazioni circa possibili contaminazioni contingenti o immissioni ulteriori.

Il positivo accertamento della presenza di illecite immissioni da parte del Comune era sufficiente a giustificare la condanna, tanto più che, come ha rilevato il Tribunale Superiore, a fronte di responsabilità solidale di più concorrenti in un sinistro, il danneggiato non è obbligato a citarli tutti congiuntamente.

6) Anche il quinto motivo merita il rigetto. Parte ricorrente lamenta violazione del principio del nesso di causalità (art. 2055 c.c.).

Sostiene che in appello aveva additato la concorrente responsabilità del Consorzio, addebitandogli la mancata pulizia e manutenzione del canale (OMISSIS) e che la motivazione sarebbe stata elusiva.

La censura si espone ai rilievi già svolti: il giudice di appello ha verificato che il contributo causale del Comune era determinante e prescindeva dalla mancanza di manutenzione, poichè a causa delle illecite immissioni di provenienza comunale il canale era stato trasformato in fogna e l’allagamento era dipeso certamente anche da questa fonte, ragione sufficiente ad affermare la corresponsabilità dell’ente.

Trattasi di apprezzamento di merito insindacabile in questa sede, con ogni conseguenza circa il regime delle obbligazioni solidali.

Discende da quanto esposto il rigetto del ricorso e la condanna alla refusione delle spese di lite, liquidate in dispositivo, in relazione al valore della controversia.

Va dato atto della sussistenza delle condizioni per il raddoppio del contributo unificato.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna parte ricorrente alla refusione delle spese di lite liquidate in favore di ciascuno dei resistenti in Euro 3.000 per compenso, 200 per esborsi, oltre accessori di legge, rimborso delle spese generali (15%). Dà atto della sussistenza delle condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 per il versamento di ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezioni Unite civili, il 22 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 3 agosto 2017

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA