Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19394 del 20/07/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 19394 Anno 2018
Presidente: LOCATELLI GIUSEPPE
Relatore: CONDELLO PASQUALINA ANNA PIERA

ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 24856/11 R.G. proposto da:
MARTIELLI VITO ANTONIO, rappresentato e difeso dall’ avv. Roberto
Bragaglia, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, viale Umberto
Tupini, n. 133;

– ricorrente contro
EQUITALIA E.T.R. S.P.A., Agente della Riscossione per la Provincia di Bari,
in persona del legale rappresentante

intimata –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria regionale della Puglia n.
55/13/10 depositata in data 13 luglio 2010
Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 31.5.2018 dal
Consigliere dott.ssa Pasqualina Anna Piera Condello
RITENUTO IN FATTO

Data pubblicazione: 20/07/2018

In data 6.2.07 veniva notificata a Martielli Vito Antonio, da Equitalia
E.T.R. s.p.a., comunicazione di avvenuta iscrizione ipotecaria su una serie di
immobili di sua proprietà, in forza di cinque cartelle di pagamento.
Avverso il suddetto atto Martielli Vito Antonio proponeva ricorso
dinanzi alla Commissione tributaria provinciale, la quale dichiarava il proprio
difetto di giurisdizione con riguardo alle cartelle esattoriali relative a
contravvenzioni al codice della strada ed accoglieva il ricorso con riferimento

La decisione di primo grado veniva integralmente riformata, con la
sentenza indicata in epigrafe, dalla Commissione tributaria regionale della
Puglia.
Il Giudice di appello riteneva che:
la pendenza di due ricorsi proposti dal contribuente non erano di
ostacolo alla iscrizione ipotecaria ex art. 77, comma 1, d.P.R. n.
602/73, dato che il credito risultava docunnentalmente provato ed era
determinato nel suo ammontare;
la eccezione di illegittimità della iscrizione ipotecaria per violazione
dell’art. 76, comma 1, del d.P.R. n. 602/73 era inammissibile, in
quanto proposta non con il ricorso introduttivo, ma con la memoria
illustrativa depositata il 14/4/09, e comunque la censura era
infondata, in quanto il credito per cui si procedeva all’espropriazione
non era costituito dal debito tributario scaduto, ma dal carico
complessivo scaduto, pari a complessivi euro 8.908,05, ossia pari ad
un importo superiore alla soglia minima di ottomila euro;
non sussisteva la violazione dell’art. 50, comma 2, del d.P.R. n.
602/73 “per asserita espropriazione non preceduta da intimazione ad
adempiere”, in quanto la norma invocata disciplinava la specifica
procedura della espropriazione forzata e non era estensibile alla
procedura cautelare della iscrizione ipotecaria;
era altresì inammissibile la censura di inapplicabilità dell’art. 77 del
d.P.R. n. 602/73, di cui al punto 3 della memoria illustrativa,
trattandosi di censura che avrebbe dovuto essere riproposta in sede
di appello incidentale;

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alla cartella di pagamento per Irpef.

l’appello incidentale del contribuente, con cui si denunciava la
carenza, nel provvedimento impositivo, delle informazioni previste
dall’art. 3 della I. n. 241/90, nonché la carenza di motivazione ex art.
7 I. n. 212/00, era infondato.
Avverso la suddetta sentenza Martielli Vito Aantonio ha proposto ricorso
per cassazione, affidato a cinque motivi, ulteriormente illustrati con
memoria ex art. 380-bis cod. proc. civ. .

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorrente – premettendo che la Commissione tributaria regionale
ha erroneamente dichiarato inammissibile l’eccezione relativa alla violazione
dell’art. 76, comma 1, del d.P.R. n. 602/73 – con il primo motivo deduce
violazione e falsa applicazione degli artt. 18 e 32 del d.lgs. n. 546/92,
facendo rilevare che già con il ricorso introduttivo aveva evidenziato la
illegittimità della iscrizione ipotecaria perché non rispettosa della ratio della
disposizione normativa richiamata, in quanto applicata in relazione a crediti
di modesta entità, e che aveva meglio illustrato la eccezione con le memorie
depositate il 10/4/2009.
2. Con il secondo motivo il contribuente deduce la violazione e falsa
applicazione dell’art. 76, comma 1, del d.P.R. n. 602/73 laddove la
Commissione tributaria regionale ha considerato legittima l’iscrizione
ipotecaria impugnata a fronte di tributi iscritti a ruolo di importo inferiore
alla soglia di euro 8.000,00, prevista dalla normativa richiamata per poter
procedere alla iscrizione.
3. Con il terzo motivo deduce la violazione dell’art. 50, comma 2, del
d.P.R. n. 602/73, laddove la Commissione tributaria regionale ha ritenuto
che l’agente della riscossione non fosse tenuto alla notifica di un avviso
contenente l’intimazione di adempiere l’obbligo risultante dal ruolo.
4. Con il quarto motivo – rubricato: violazione e falsa applicazione
dell’art. 54 del d.lgs. n. 546/1992 e dell’art. 343 cod. proc. civ. – lamenta
che la Commissione tributaria regionale è incorsa in violazione di legge
laddove ha ritenuto “inammissibile la censura di inapplicabilità dell’art. 77
del d.P.R. n. 602/73, di cui al punto sub. 3 della memoria illustrativa, in

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Equitalia E.T.R. s.p.a. non ha svolto attività difensiva.

quanto la detta censura andava riproposta in sede di appello incidentale” e
sottolinea che non era suo onere sollevare la eccezione con appello
incidentale, atteso che la sentenza di primo grado, accogliendo il ricorso,
aveva disposto la cancellazione dell’iscrizione ipotecaria, assorbendo la
eccezione relativa all’inapplicabilità dell’art. 77 d.P.R. n. 602/73.
5. Infine, con il quinto motivo il contribuente deduce violazione e
falsa applicazione dell’art. 77 del d.P.R. n. 602/73 relativamente alla cartella

predetta cartella di pagamento, essendo stato emesso in data antecedente
all’ottobre 1999, non era assistito da garanzia ipotecaria.
6. Il terzo motivo è fondato, con assorbimento degli altri motivi.
Le Sezioni Unite di questa Corte, con sentenza n. 19667 del
18/9/2014, hanno enunciato i seguenti principi di diritto:
1) l’iscrizione ipotecaria prevista dall’art. 77 del d.P.R. 29 settembre
1973, n. 602 non costituisce atto dell’espropriazione forzata, ma va riferita
ad una procedura alternativa all’esecuzione forzata vera e propria, sicchè
può essere effettuata anche senza la necessità di procedere alla notifica
dell’intimazione di cui all’art. 50, secondo comma, del d.P.R. n. 602/73 la
quale è prescritta per l’ipotesi in cui l’espropriazione forzata non sia iniziata
entro un anno dalla notificazione della cartella di pagamento;
2) in tema di riscossione coattiva delle imposte, l’Amministrazione
finanziaria prima di iscrivere ipoteca su beni immobili, ai sensi dell’art. 77
del d.P.R. 29 settembre, n. 602, deve comunicare al contribuente che
procederà alla suddetta iscrizione, concedendo al medesimo un termine che può essere determinato – in coerenza con analoghe previsioni normative
(da ultimo, quella previsto dall’art. 77, comma 2 bis, del medesimo d.P.R.
n. 602/73, come introdotto dal d.l. 14 maggio 2011, n. 70, convertito con
modificazioni dalla legge 12 luglio 2011, n. 106), in trenta giorni – per
presentare osservazioni od effettuare il pagamento, dovendosi ritenere che
l’omessa attivazione di tale contraddittorio endoprocedinnentale comporti la
nullità dell’iscrizione ipotecaria per violazione del diritto alla partecipazione
al procedimento, garantito anche dagli artt. 41, 47 e 48 della Carta dei
diritti fondamentali della Unione Europea, fermo restando che, attesa la

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di pagamento n. 0141995000359081, ribadendo che il ruolo riguardante la

natura reale dell’ipoteca, l’iscrizione mantiene la sua efficacia fino alla
declaratoria giudiziale d’illegittimità.
Le Sezioni Unite di questa Corte hanno, quindi, evidenziato che il
comma 2-bis dell’art. 77 del d.P.R. n. 602 del 1973, introdotto con d.l. n. 70
del 2011, che obbliga l’agente della riscossione «a notificare al
proprietario dell’immobile una comunicazione preventiva contenente l’avviso
che, in mancanza del pagamento delle somme dovute entro il termine di

valenza “innovativa” della disciplina dell’iscrizione ipotecaria, ma ha una
reale “valenza interpretativa”, «in quanto esplicita in una norma positiva il
precetto imposto dal rispetto del principio fondamentale immanente
nell’ordinamento tributario che prescrive la tutela del diritto di difesa del
contribuente mediante l’obbligo di attivazione da parte dell’amministrazione
del “contraddittorio endoprocedimentale” ogni volta che debba essere
adottato un provvedimento lesivo dei diritti e degli interessi del contribuente
medesimo. Principio il cui rispetto è dovuto da parte dell’amministrazione
indipendentemente dal fatto che ciò sia previsto espressamente da una
norma positiva e la cui violazione determina la nullità dell’atto lesivo che sia
stato adottato senza la preventiva comunicazione al destinatario…”.
Come è stato chiarito da questa Corte con sentenze successive a
quella delle Sezioni Unite, sebbene il richiamo del ricorrente alla
disposizione di cui all’art. 50, secondo comma, d.P.R. n. 602/73 non sia
pertinente, in quanto tale disposizione non si applica alle iscrizioni
ipotecarie, va, tuttavia, rilevato che la censura mossa dal ricorrente si
risolve in sostanza in una denuncia di mancata applicazione dei principi che
impongono, anche in materia di iscrizione ipotecaria, il rispetto del
contraddittorio endoprocedimentale e tale denuncia va ritenuta fondata alla
stregua del principio sopra trascritto sub 2) (Cass. n. 23875 del
23/11/2015; n. 17838 del 9.9.2016).
Nel caso di specie è pacifica la mancata notifica della preventiva
intimazione ad adempiere e, pertanto, non essendo stato attivato il
contraddittorio, va richiamato il consolidato orientamento di questa Corte
(Cass. n. 6072/15; n. 8447/15; n. 9926/15; n. 11505/2015; n. 2879 del

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trenta giorni, sarà iscritta l’ipoteca di cui al comma 1>>, non ha soltanto

2016; n. 28989/2017) secondo cui la citata sentenza delle Sezioni Unite ha
implicitamente riconosciuto che spetta al giudice qualificare giuridicamente
la tesi del contribuente, che ha comunque dedotto la nullità della iscrizione
ipotecaria a causa della mancata instaurazione del contraddittorio, non
potendo assumere rilievo la circostanza che sia stata invocata una norma in
concreto non applicabile (nella specie l’art. 50, comma 2, del d.P.R. n. 602
del 1973), spettando al giudice il dovere di dare adeguata veste giuridica ai

In conclusione, in accoglimento del solo terzo motivo, assorbiti tutti
gli altri, la sentenza impugnata va cassata nei termini di cui in motivazione
e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere
decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384, comma 2, cod. proc. civ., con
l’accoglimento del ricorso introduttivo proposto dal contribuente e la
declaratoria di illegittimità della iscrizione ipotecaria.
Le spese dei gradi del giudizio di merito e le spese del giudizio di
legittimità vanno integralmente compensate tra le parti, in quanto la
giurisprudenza sul tema si è consolidata dopo la proposizione del ricorso per
cassazione.
P.Q.M.
La Corte accoglie il terzo motivo del ricorso e dichiara assorbiti i restanti
motivi; cassa la sentenza impugnata nei termini di cui in motivazione e,
decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo del contribuente e
dichiara la illegittimità della iscrizione ipotecaria.
Compensa integralmente tra le parti le spese dei gradi di merito e del
giudizio di legittimità
Così deciso in camera di consiglio il 31 maggio 2018

fatti, utilizzando la normativa che ad essi si attaglia.

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