Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19392 del 03/08/2017


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Cassazione civile, sez. III, 03/08/2017, (ud. 04/07/2017, dep.03/08/2017),  n. 19392

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHIARINI Maria Margherita – Presidente –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – rel. Consigliere –

Dott. SAIJA Salvatore – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3207/2015 proposto da:

D.S. SPA in persona dell’amministratore unico e legale

rappresentante pro tempore D.S.C., elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA G. SALICETO 4, presso lo studio

dell’avvocato FRANCESCO MECOGLIANO, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato ADDOLORATA FLORES giusta procura speciale in

calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

AUTOSERVIZI FLLI D.L. SAS;

– intimata –

avverso la sentenza n. 998/2014 del TRIBUNALE di BRINDISI, depositata

il 11/06/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

04/07/2017 dal Consigliere Dott. ANNA MOSCARINI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

La D.S. S.p.A. propose opposizione avverso il decreto ingiuntivo del Giudice di Pace di San Vito dei Normanni, notificato in data 20/06/2011, con il quale era stato ingiunto il pagamento in favore di Autoservizi F.lli D.L. s.a.s. della somma di Euro 2.516 oltre interessi e spese del procedimento monitorio.

La opponente sostenne che la fattura, in base alla quale era stato emesso il decreto ingiuntivo per Euro 5.544, comprendeva illegittimamente una penale di Euro 480 oltre IVA per un totale di Euro 528, non dovuta perchè non prevista nel contratto stipulato tra le parti.

Rappresentò di aver effettuato, in relazione alla suddetta fattura, un pagamento di Euro 2.500 e chiese la revoca del decreto ingiuntivo opposto e specifica declaratoria che la penale non fosse dovuta.

Nelle more del giudizio di opposizione, la società opponente versò all’opposta l’intera sorte capitale indicata dal provvedimento monitorio, cioè la somma di Euro 2.516.

Il Giudice di Pace, con sentenza del 30/10/2012, rigettò l’opposizione, pur dando atto che l’opponente aveva versato la somma richiesta con il decreto ingiuntivo; condannò l’opponente a pagare l’ulteriore somma di Euro 528 a titolo di penale.

Il Tribunale di Brindisi, con sentenza dell’11/06/2014, ha revocato il decreto, ha posto le spese e competenze della fase monitoria a carico della D.S. S.p.A., ha revocato la condanna al pagamento della somma di Euro 528 e, atteso l’esito finale del giudizio in cui la società D.S. è stata in massima parte soccombente, ha condannato l’appellante al pagamento in favore di Autoservizi s.a.s. dei 3/4 delle spese e competenze del doppio grado di giudizio liquidate, per il primo grado, nella misura determinata dal primo giudice e per l’appello in Euro 1300 oltre IVA e CPA ed ha dichiarato compensate tra le parti il residuo quarto.

Avverso la sentenza la D.S. S.p.A. ricorre per cassazione con atto affidato ad due motivi.

La Autoservizi F.lli D.L. s.a.s. non svolge difese.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso denuncia “la nullità della sentenza nel capo in cui vengono poste a carico della appellante le spese e competenze della fase monitoria per violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per eccesso di pronuncia sotto il profilo dell’ultra petizione”.

Censura l’impugnata sentenza nella parte in cui, pur avendo correttamente revocato il decreto opposto, avrebbe errato, pronunciando ultra petita, nel ritenere che le spese e competenze del procedimento monitorio, stante il riconoscimento del debito e la sua estinzione in corso di causa, dovessero gravare sulla parte ingiunta.

Il motivo è infondato in quanto, in base al principio della soccombenza, correttamente il Tribunale ha posto a carico dell’intimato le spese della fase monitoria, avendo adempiuto all’obbligo del pagamento di quanto ingiunto, dopo l’emissione del decreto.

Infatti, per principio assolutamente consolidato, se il debito si estingue per un adempimento successivo al decreto ingiuntivo, il provvedimento va revocato ma se sussistevano le condizioni per la sua emissione le spese del procedimento monitorio vanno poste a carico dell’intimato (Cass., 2, n. 1690 del 08/04/1989; negli stessi termini, motivando in ragione della soccombenza si veda Cass., 1, n. 2217 del 01.02.2007; Cass., 2, n. 7526 del 27/03/2007; Cass., 2, n. 8428 del 10/04/2014).

Il primo motivo, pertanto, dev’essere rigettato.

Con il secondo motivo denuncia “Violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nel capo della sentenza gravata nel quale si condanna l’appellante al pagamento dei 3/4 delle spese e competenze del doppio grado del giudizio”.

Ad avviso della ricorrente, nel caso di opposizione a decreto ingiuntivo per il pagamento di somme a titolo di indennizzo per il recesso in caso di contratto di appalto stipulato con la P.A., non è possibile, per l’opposto, proporre un’azione di risarcimento del danno subìto per effetto dell’illegittimo comportamento della stazione appaltante, in quanto ciò costituirebbe domanda nuova.

L’opposto può invece proporre domanda riconvenzionale solo se, per effetto di una riconvenzionale spiegata dall’opponente, venga a trovarsi nella posizione di convenuto sostanziale.

Nel caso di specie, solo in relazione al pagamento della prima penale, l’opposto avrebbe potuto spiegare domanda riconvenzionale mentre la richiesta di pagamento della seconda penale non derivava dalle difese ed eccezioni dell’opponente.

Perciò la sentenza ha revocato la condanna al pagamento dell’ulteriore somma di Euro 528 disposta dal primo Giudice.

In questa prospettiva, secondo la società ricorrente, porre le spese, i diritti e gli onorari del doppio grado di giudizio a suo carico contrasterebbe con la regola della soccombenza in quanto graverebbe delle spese di lite la parte risultata totalmente vittoriosa, laddove il potere discrezionale del giudice del merito, in ordine al riparto delle spese, trova, per l’appunto, il proprio limite nel divieto di condannare, ad esse, la parte totalmente vittoriosa.

Ciò sarebbe in stridente contrasto con il principio di cui all’art. 91 c.p.c., secondo il quale, la condanna prevista in tale norma, ha il valore di conseguenza oggettiva della soccombenza e deve essere irrogata sulla base del mero riscontro della stessa.

Il motivo è infondato. Il Giudice d’Appello si è infatti conformato ai principi secondo cui in tema di liquidazione delle spese giudiziali, il criterio della soccombenza non si fraziona secondo l’esito delle varie fasi, ma va considerato unitariamente all’esito finale della lite, senza che rilevi che in qualche grado o fase del giudizio la parte poi soccombente abbia conseguito un esito per sè favorevole (Cass, 3, n. 19880 del 29/09/2011; Cass., 1, n. 1703 del 24/01/2013).

E’ infatti evidente che l’esito finale della lite, nel caso di specie, ha visto la società D.S. in larga misura soccombente, in quanto il decreto ingiuntivo è stato revocato solo a seguito dell’adempimento tardivo dell’opponente mentre il Giudice d’Appello, alla cui discrezionale valutazione è rimesso il regime delle spese processuali, ha ritenuto, in modo del tutto conforme all’art. 91 e 92 c.p.c., di compensare, per una percentuale corrispondente ad 1/4, le spese del doppio grado di giudizio, in ragione della revoca della condanna al pagamento della somma di Euro 528, disposta dal primo Giudice a titolo di penale.

Conclusivamente il ricorso va rigettato. Non occorre provvedere sulle spese perchè l’Autoservizi F.lli D.L. s.a.s non ha svolto difese. Occorre invece porre a carico della ricorrente, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, l’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso. Dà atto della sussistenza dei presupposti, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, per porre a carico della ricorrente l’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 4 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 3 agosto 2017

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