Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19390 del 30/09/2016


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Cassazione civile sez. III, 30/09/2016, (ud. 18/03/2016, dep. 30/09/2016), n.19390

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Raffaele – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – rel. Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 25391/2013 proposto da:

P.Y., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA SALARIA 162,

presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI MEINERI, che lo rappresenta

e difende unitamente all’avvocato ANTONIO IORFIDA giusta procura

speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AXA ASSICURAZIONI SPA, in persona del procuratore speciale Dott.

R.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA FEDERICO CESI 72,

presso lo studio dell’avvocato DOMENICO BONACCORSI DI PATTI, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato GIANCARLO FALETTI

giusta procura speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1880/2013 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 23/09/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

18/03/2016 dal Consigliere Dott. MARCO ROSSETTI;

udito l’Avvocato GIOVANNI MEINERI;

udito l’Avvocato DOMENICO BONACCORSI DI PATTI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CARDINO Alberto, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Nel 2010 P.Y. convenne dinanzi al Tribunale di Saluzzo la AXA Assicurazioni s.p.a. (d’ora innanzi, per brevità, “la AXA”), esponendo che:

– aveva stipulato con la AXA una assicurazione contro il rischio di danni al proprio immobile sito in (OMISSIS);

– l’immobile venne danneggiato da forti nevicate nell’inverno tra il (OMISSIS);

– richiesta del pagamento dell’indennizzo la AXA aveva rifiutato di accordarlo nella misura pretesa dall’assicurato.

Concluse pertanto chiedendo la condanna dell’assicuratore al pagamento di quanto contrattualmente dovuto.

2. La AXA si costituì contestando la competenza per territorio del giudice adito, l’operatività della polizza e l’ammontare dell’indennizzo preteso.

3. Con sentenza 10.5.2012 n. 115 il Tribunale accolse la domanda.

La AXA propose appello.

La Corte d’appello di Torino con sentenza 23.9.2013 n. 1880 accolse l’appello di AXA e dichiarò l’incompetenza per territorio del giudice adito, in virtù della clausola derogativa della competenza territoriale contenuta nelle condizioni generali di polizza, la quale attribuiva tale competenza al Tribunale di Milano.

4. La sentenza d’appello è stata impugnata per cassazione da P.Y., con ricorso basato su tre motivi.

La AXA ha resistito con controricorso.

Ambo le parti hanno depositato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Inammissibilità del ricorso.

1.1. E’ superflua l’illustrazione dei motivi di ricorso proposti da P.Y., in quanto il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per tardività.

1.2. La Corte d’appello di Torino, infatti, ha statuito unicamente sulla competenza, negando quella del Tribunale di Saluzzo ed affermando quella del Tribunale di Milano.

La pronuncia, quindi, andava impugnata col regolamento necessario di competenza, ai sensi dell’art. 42 c.p.c..

Nè può il ricorso proposto da P.Y. produrre gli effetti del regolamento di competenza (pur avendone i requisiti formali), in quanto comunque proposto oltre il termine di cui all’art. 47 c.p.c., comma 2.

1.3. Il ricorrente ha contrastato l’eccezione di inammissibilità sollevata dalla AXA, deducendo nella memoria ex art. 378 c.p.c., che:

(a) se la Corte d’appello dichiara la propria incompetenza con sentenza, non s’applicano le norme sul regolamento di competenza (e dunque gli artt. 42 e 47 c.p.c.);

(b) in ogni caso, il termine di cui all’art. 47 c.p.c., per proporre il regolamento di competenza avverso un provvedimento giurisdizionale adottato con la forma della sentenza, decorrerebbe sempre e comunque dalla sua notificazione, e mai dalla sua comunicazione ad opera della cancelleria.

Ambedue queste deduzioni sono erronee.

1.3.1. In primo luogo, il provvedimento giurisdizionale che decida sulla sola competenza va sempre impugnato con regolamento di competenza, quale che ne sia la forma (ordinanza o sentenza). L’inosservanza del requisito formale, infatti, nel nostro caso è irrilevante, posto che tanto l’ordinanza quanto la sentenza non avrebbero potuto avere contenuto diverso (come già ritenuto da questa Corte: Sez. 6-3, Ordinanza n. 1400 del 26/01/2016, Rv. 638447).

Questo principio, affermato ora con specifico riferimento all’ipotesi di un provvedimento declinatorio della competenza adottato con la forma dell’ordinanza, non è che il corollario del più risalente ed incontrastato principio, secondo cui la qualificazione dei provvedimenti giurisdizionali va compiuta sulla base del loro contenuto, e non della loro forma od intitolazione (ex multis, Sez. L, Ordinanza n. 23112 del 16/11/2010, Rv. 615560; Sez. 3, Sentenza n. 7249 del 29/03/2006, Rv. 588156, e via risalendo siano a Sez. 3, Sentenza n. 137 del 26/01/1962, Rv. 250211 e Sez. 2, Sentenza n. 3083 del 05/11/1962, Rv. 254553).

Per completezza è doveroso aggiungere che colui il quale impugni con ricorso ordinario (invece che con regolamento di competenza) una sentenza d’appello che abbia statuito unicamente sulla competenza non potrebbe nemmeno invocare il principio c.d. di “apparenza”.

Tale principio comporta che, qualora il giudice erri nell’individuazione del rito applicabile, è ammissibile l’impugnazione proposta secondo le forme previste dalla legge per il rito concretamente (ma erroneamente) seguito dal giudice, piuttosto che con le forme previste dal rito che il giudice avrebbe dovuto adottare.

Il principio dell’apparenza tuttavia non è invocabile nel caso di pronuncia sulla competenza adottata con sentenza invece che con ordinanza. Il fondamento di quel principio risiede infatti nella tutela dell’affidamento

incolpevole della parte (ex multis, Sez. 3, Sentenza n. 20811 del 07/10/2010, Rv. 615403), e tale affidamento sussiste certamente nel caso di erronea scelta da parte del giudice del rito applicabile (ad esempio, quello ordinario in luogo di quello speciale), ovvero nel caso di erronea qualificazione della domanda. Affidamento non può sussistere, invece, al cospetto d’una decisione che altro contenuto non abbia se non la declinatoria della competenza del giudicante, giacchè per rimuovere una simile decisione l’ordinamento non consente altro rimedio che il regolamento di competenza.

1.3.2. In secondo luogo, è erronea l’allegazione del ricorrente, secondo cui il termine per proporre regolamento di competenza, quando la decisione su quest’ultima sia avvenuta con sentenza, decorrerebbe sempre dalla notificazione, e mai dalla comunicazione di cancelleria.

Dell’art. 47 c.p.c., comma 2, infatti, prescrive espressamente che il termine di trenta giorni per proporre il regolamento di competenza decorra “dalla comunicazione della ordinanza che abbia pronunciato sulla competenza”. E poichè, per quanto detto, l’errore del giudice nella scelta della forma del provvedimento è irrilevante, quel termine decorrerà parimenti tanto dalla comunicazione dell’ordinanza, quanto dalla comunicazione della sentenza.

2. Le spese.

2.1. Le spese del presente grado di giudizio vanno a poste a carico del ricorrente, ai sensi dell’art. 385 c.p.c., comma 1 e sono liquidate nel dispositivo.

2.2. Il ricorso è stato proposto dopo il 30 gennaio 2013.

E’ dunque obbligo di questa Corte dare atto della sussistenza dei presupposti per il pagamento da parte di P.Y., il cui ricorso è stato dichiarato inammissibile, del doppio del contributo unificato, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

Infatti, in base al tenore letterale della disposizione, il rilevamento della sussistenza o meno dei presupposti per l’applicazione dell’ulteriore contributo unificato costituisce un atto dovuto, poichè l’obbligo di tale pagamento aggiuntivo non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, dell’impugnazione, con l’evidente ratio di un parziale ristoro dei costi del vano funzionamento dell’apparato giudiziario.

PQM

la Corte di cassazione, visto l’art. 380 c.p.c.:

(-) dichiara inammissibile il ricorso;

(-) condanna P.Y. alla rifusione in favore di AXA Assicurazioni s.p.a. delle spese del presente grado di giudizio, che si liquidano nella somma di Euro 2.600, di cui Euro 200 per spese vive, oltre I.V.A., cassa forense e spese forfettarie D.M. 10 marzo 2014, n. 55, ex art. 2, comma 2;

(-) dà atto che sussistono i presupposti previsti dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento da parte di P.Y. di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 18 marzo 2016.

Depositato in Cancelleria il 30 settembre 2016

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