Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19386 del 20/07/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 19386 Anno 2018
Presidente: CHINDEMI DOMENICO
Relatore: DELLI PRISCOLI LORENZO

ORDINANZA

sul ricorso 27706-2011 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende;
– ricorrente contro

COOPERATIVA SOCIALE WORK 2000 SOC. COOP.;
– intimato –

2018
1685

avverso la sentenza n. 152/2010 della COMM.TRIB.REG.
di FIRENZE, depositata il 24/09/2010;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 16/05/2018 dal Consigliere Dott. LORENZO
DELLI PRISCOLI.

Data pubblicazione: 20/07/2018

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FATTI DI CAUSA’
Rilevato che la Cooperativa sociale Work 2000 coop. a r.l. proponeva
ricorso avverso il diniego del condono fiscale ex art. 9 bis della legge n. 289
del 2002, per aver pagato l’ultima rata del condono di 5.748, 72 euro con un
ritardo di due mesi (il 28 febbraio 2005 anziché il 27 dicembre 2004);
che la Commissione Tributaria Provinciale di Arezzo accoglieva il ricorso,

versamento dell’ultima rata;
che la Commissione Tributaria Regionale rigettava l’appello dell’Agenzia
delle entrate con questa motivazione: “Il presente Collegio, esaminata la
documentazione in atti, condivide pienamente la decisione dei giudici di
prime cure la Cooperativa contribuente ha in effetti completato il piano dei
versamenti rateali con l’istituto del ravvedimento di cui all’art. 13 del d.lgs.
n. 472 del 1997)”;
che l’Agenzia delle entrate proponeva ricorso affidato ad un unico motivo
di ricorso mentre la società contribuente non si costituiva.
RAGIONI DELLA DECISIONE
Considerato che con l’unico motivo d’impugnazione, in relazione all’art.
360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ., l’Agenzia delle entrate denuncia
violazione e falsa applicazione dell’art. 9 bis della legge n. 289 del 2002 e
dell’art. 13 del d.lgs. n. 472 del 1997, in quanto il condono di cui all’art. 9
bis non si perfezionerebbe in caso di inesatto adempimento di quanto
dovuto;
considerato infatti che secondo questa Corte:
incorre nella decadenza dalle agevolazioni di cui all’art.9 bis della
legge 27 dicembre 2002, n. 289 il contribuente che abbia provveduto al
versamento delle somme dovute con ritardo, qualora questo, anche se
modesto non sia giustificato (Cass. 3 maggio 2015, n. 10309: ritardo che
nella fattispecie decisa dalla Cassazione del 2015, è stato di un solo giorno,
mentre nel caso oggi all’attenzione della Corte due mesi);

Ric. n. rg. 27706 del 2011 – Camera di consiglio del 16 maggio 2018

ritenendo però dovuti gli interessi legali per il periodo di ritardato

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il condono previsto dall’art. 9 bis della legge 27 dicembre 2012, n.
289, relativo alla possibilità di definire gli omessi e tardivi versamenti delle
imposte e delle ritenute emergenti dalle dichiarazioni presentate, mediante il
solo pagamento dell’imposta e degli interessi od, in caso di mero ritardo, dei
soli interessi, senza aggravi e sanzioni, costituisce una forma di condono
clemenziale e non premiale come, invece, deve ritenersi per le fattispecie
regolate dagli artt. 7, 8, 9, 15 e 16 della legge n. 289 del 2002, le quali

accertamento straordinario, da effettuarsi con regole peculiari rispetto a
quello ordinario, con la conseguenza che, nell’ipotesi di cui all’art. 9 bis, non
essendo necessaria alcuna attività di liquidazione ex art. 36 bis del d.P.R. n.
600 del 1973 in ordine alla determinazione del “quantum”, esattamente
indicato nell’importo specificato nella dichiarazione integrativa presentata ai
sensi del terzo comma, con gli interessi di cui all’art. 4,

il condono è

condizionato dall’integrale pagamento di quanto dovuto ed il pagamento
rateale determina la definizione della lite pendente solo tale condizione
venga rispettata essendo insufficiente il solo pagamento della prima rata cui
non segua l’adempimento delle successive (Cass. 7 maggio 2013, n. 10650);
la definizione agevolata ai sensi dell’art. 9 bis della legge 27 dicembre
2002, n. 289, comportante la non applicazione delle sanzioni relative al
mancato versamento delle imposte o delle ritenute risultanti dalle
dichiarazioni annuali presentate entro il 31 dicembre 2002, e per le quali il
termine di versamento è scaduto anteriormente a tale data, si perfeziona
solo se si provvede all’integrale pagamento del dovuto nei termini e nei modi
previsti dalla medesima disposizione, attesa l’assenza di previsioni quali
quelle contenute negli artt. 8, 9, 15 e 16 della medesima legge, che
considerano efficaci le ipotesi di condono ivi regolate anche senza
adempimento integrale, e che sono insuscettibili di applicazione analogica, in
quanto, come tutte le disposizioni di condono, di carattere eccezionale (Cass.
30 novembre 2012, n. 21364);

Ric. n. rg. 27706 del 2011 – Camera di consiglio del 16 maggio 2018

attribuiscono al contribuente il diritto potestativo di chiedere un

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che pertanto, in accoglimento dell’unico motivo di ricorso, non occorrendo
ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito ai sensi
dell’art. 384, cod. proc. civ., comma 2, ultimo periodo, con il rigetto
dell’originario ricorso della contribuente;
che possono essere compensate tra le parti le spese del doppio grado
di merito in considerazione dell’andamento della controversia, mentre le
spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.

La

Corte

accoglie

il

ricorso,

cassa la

sentenza

impugnata

e, decidendo la causa nel merito, rigetta l’originario ricorso della
contribuente; compensa le spese dei gradi merito e condanna la società
contribuente al pagaménto delle spese del giudizio di legittimità a favore
dell’Agenzia delle entrate, che liquida in euro 1.500, oltre a spese prenotate
a debito.
Così deciso nella camera di consiglio del 16 maggio 2018.

P.Q.M.

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