Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19383 del 17/09/2020

Cassazione civile sez. trib., 17/09/2020, (ud. 05/03/2020, dep. 17/09/2020), n.19383

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Consigliere –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

Dott. DINAPOLI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 11577/2013 R.G. proposto da:

A.G., rappresentato e difeso dagli Avv.ti Marcello e

Cecilia Furitano, presso il cui studio è elettivamente domiciliato

in Roma, via Monte Zebio n. 37, nonchè dall’Avv. Alberto Marolda,

giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle entrate;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Sicilia n. 34/01/12, depositata il 22 marzo 2012.

Udita la relazione svolta dal Consigliere Marco Dinapoli nella camera

di consiglio del 5 marzo 2020.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1- A.G. ricorre in primo grado avverso un avviso di accertamento relativo all’anno di imposta 2001 emesso dall’Agenzia delle entrate di (OMISSIS) sulla base di un processo verbale di constatazione della Guardia di Finanza, Lamenta la nullità dell’accertamento in quanto motivato esclusivamente per relationem ad un P.V.C. della Guardia di Finanza.

1.2- La Commissione tributaria provinciale di Agrigento accoglie il ricorso ritenendo che l’avviso di accertamento non contenga una valutazione critica degli elementi riferiti dalla Guardia di Finanza (sent. n. 222/07/2008). L’Agenzia delle entrate propone appello.

1.3- La Commissione tributaria regionale della Sicilia con la decisione indicata in epigrafe “rigetta l’appello proposto dalli Agenzia delle entrate e, per l’effetto, in parziale riforma della sentenza impugnata, dichiara legittimo l’avviso di accertamento limitatamente all’Irap e all’Iva dovute in relazione ai maggiori ricavi accertati, ed alle sanzioni applicate”.

1.4- Avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale propone ricorso per cassazione il contribuente con quattro motivi e chiede cassarsi la decisione con il favore delle spese processuali.

1.5- L’Agenzia delle entrate non si costituisce entro i termini di legge.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

2.- Con il primo motivo di ricorso si denunzia la nullità della sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, in relazione all’art. 111 Cost., comma 6, D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 1, comma 2, e art. 36, comma 2, art. 156 c.p.c., art. 118. La sentenza impugnata non conterrebbe la “succinta esposizione dei motivi di fatto e di diritto” che hanno indotto il giudice a dichiarare parzialmente legittimo l’avviso di accertamento.

2.1- Il secondo motivo di ricorso denunzia il vizio di cui all’art. 360, comma 1, n. 3, lamentando, anche sotto questo profilo, l’inosservanza dell’obbligo di motivazione previsto dalle stesse norme indicate nel primo motivo di ricorso.

2.3.- Il terzo e quarto motivo di ricorso denunziano entrambi il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per l’omessa valutazione di un fatto decisivo per il giudizio, costituito dagli indici di inattendibilità dell’accertamento ai fini dell’Irap e dell’Iva (terzo motivo) e dalli “omessa valutazione del collegamento funzionale fra la conduzione dei fondi e l’attività di allevamento” ai fini dell’imposizione Irap ed Iva (quarto motivo).

3.- Tutti i motivi del ricorso possono essere esaminati congiuntamente; sono infatti fra di loro strettamente connessi, in quanto prospettano, sotto aspetti diversi, i medesimi motivi di doglianza avverso la sentenza impugnata.

3.1- Osserva preliminarmente la Corte che il vizio di motivazione rilevante come motivo di cassazione è stato oggetto di un considerevole ridimensionamento a seguito della riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, (applicabile ratione temporis al ricorso qui in esame). La norma “deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione” (Cass. Sez. Un., 7 aprile 2014 n. 8053).

3.2- Tanto premesso, ritiene la Corte che la motivazione della sentenza impugnata non rispetti i limiti previsti dalla giurisprudenza citata. Infatti, nell’esordio afferma che “l’appello proposto dall’Ufficio va rigettato per i seguenti motivi”; elenca poi i motivi su cui si fonda la decisione di rigetto, ma nel dispositivo, inaspettatamente, decide la riforma solo parziale della sentenza appellata e “dichiara legittimo l’accertamento per l’anno 2001 limitatamente all’Irap e all’Iva, dovute in relazione ai maggiori ricavi accertati, ed alle sanzioni applicate”.

3.3- Rileva pertanto la Corte che la sentenza impugnata ha omesso di indicare, neanche nella parte descrittiva dello svolgimento del processo, le ragioni di fatto e di diritto per cui ha ritenuto legittimo l’accertamento limitatamente all’Irap e all’Iva.

3.4- Inoltre la decisione di rigetto dell’appello dell’Agenzia delle entrate appare in contrasto con la decisione di “parziale riforma dell’impugnata sentenza” sì da rendere perplessa la motivazione ed incomprensibile lo stesso contenuto decisorio.

4.- Sussiste pertanto il vizio di nullità denunziato con il primo motivo del ricorso, che assorbe i rimanenti vizi denunziati e determina la cassazione della sentenza con rinvio al giudice di appello per un nuovo giudizio, cui si demanda ai sensi dell’art. 385 c.p.c., comma 3, anche il regolamento delle spese del presente giudizio di cassazione.

P.Q.M.

la Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Sicilia, in diversa composizione, per un nuovo giudizio, anche sulle spese.

Così deciso in Roma, il 5 marzo 2020.

Depositato in Cancelleria il 17 settembre 2020

 

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