Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19379 del 10/09/2010

Cassazione civile sez. III, 10/09/2010, (ud. 17/06/2010, dep. 10/09/2010), n.19379

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 22311-2009 proposto da:

B.C.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

RAVENNA 7/A, presso lo studio dell’avvocato TREGLIA MARIA ASSUNTA,

rappresentata e difesa dall’avvocato BRIGHINA ALFONSO, giusta procura

speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

A.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE BRUNO

BUOZZI 53, presso lo studio dell’avvocato RUSSO CLAUDIO, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato CALLONE GIANPAOLO,

giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1670/2009 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata l’11/06/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

17/06/2010 dal Consigliere Relatore Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO;

udito l’Avvocato Russo Claudio, difensore del controricorrente che si

riporta agli scritti;

è presente il P.G. in persona del Dott. VINCENZO MARINELLI che

aderisce alla relazione scritta.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

Considerato che è stata depositata in cancelleria relazione del seguente tenore:

“Con sentenza dell’11/6/2009 la Corte d’Appello di Milano respingeva il gravame interposto dalla sig. B.C.M. nei confronti della pronunzia del Tribunale di Varese 30/10/2004 di rigetto della domanda proposta nei confronti del sig. A. M. di risarcimento dei danni lamentati in conseguenza del furto di due mobili d’antiquariato al medesimo consegnati per il relativo restauro.

Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito la B. C. propone ora ricorso per cassazione, affidato a 2 motivi.

Resiste con controricorso l’ A..

Con il 1 motivo la ricorrente denunzia violazione dell’art. 1780 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5.

Con il 2 motivo denunzia violazione dell’art. 1780 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5, su punto decisivo della controversia.

Il ricorso dovrà essere dichiarato inammissibile, in applicazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, art. 366-bis c.p.c. e art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5, c.p.c. Il ricorso dovrà essere dichiarato inammissibile, in applicazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, art. 366-bis c.p.c. e art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5.

L’art. 366-bis c.p.c. dispone infatti che nei casi previsti dall’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1, 2, 3 e 4 l’illustrazione di ciascun motivo deve, a pena di inammissibilità, concludersi con la formulazione di un quesito di diritto (cfr. Cass., 19/12/2006, n. 27130).

Quanto al vizio di motivazione, a completamento della relativa esposizione esso deve indefettibilmente contenere la sintetica e riassuntiva indicazione: a) del fatto controverso; b) degli elementi di prova la cui valutazione avrebbe dovuto condurre a diversa decisione; c) degli argomenti logici per i quali tale diversa valutazione sarebbe stata necessaria (art. 366-bis c.p.c.).

Al riguardo, si è precisato che l’art. 366-bis c.p.c. rispetto alla mera illustrazione del motivo impone un contenuto specifico autonomamente ed immediatamente individuabile, ai fini dell’assolvimento del relativo onere essendo pertanto necessario che una parte del medesimo venga a tale indicazione specificamente destinata (v. Cass., 18/7/2007, n. 16002).

Orbene, nel caso, i motivi con i quali si denunzia vizio di motivazione non recano invero la chiara indicazione – nei termini più sopra indicati – delle relative ragioni.

Inammissibilmente rimettendosene l’individuazione all’attività esegetica di questa Corte, a fortiori non consentita in presenza di formulazione come nella specie altresì carente di autosufficienza.

I motivi con i quali si denunzia vizio di violazione o falsa applicazione di norme di diritto nonchè error in procedendo, oltre che formulati in violazione del principio di autosufficienza, non recano per altro verso i prescritti quesiti di diritto.

La norma di cui all’art. 366 bis c.p.c. è d’altro canto insuscettibile di essere interpretata nel senso che il quesito di diritto possa, e a fortiori debba, desumersi implicitamente dalla formulazione del motivo, giacchè una siffatta interpretazione si risolverebbe nell’abrogazione tacita della norma in questione (v.

Cass. Sez. Un., 5/2/2008, n. 2658; Cass., Sez. Un., 26/03/2007, n. 7258).

I motivi si palesano pertanto privi dei requisiti a pena di inammissibilità richiesti dai sopra richiamati articoli, nella specie applicantisi nel testo modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, essendo stata l’impugnata sentenza pubblicata successivamente alla data (2 marzo 2006) di entrata in vigore del medesimo”;

atteso che la relazione è stata comunicata al P.G. e notificata ai difensori delle parti costituite;

rilevato che la ricorrente non ha presentato memoria, nè vi è stata richiesta di audizione in camera di consiglio;

considerato che il P.G. ha condiviso la relazione;

rilevato che a seguito della discussione sul ricorso tenuta nella camera di consiglio il collegio ha condiviso le osservazioni esposte nella relazione;

ritenuto che il ricorso deve essere pertanto dichiarato inammissibile;

considerato che le spese liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 2.500,00, di cui Euro 2.300,00 per onorari, oltre a spese generali ed accessori come per legge.

Così deciso in Roma, il 17 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 10 settembre 2010

 

 

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