Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19379 del 03/08/2017


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Cassazione civile, sez. III, 03/08/2017, (ud. 21/06/2017, dep.03/08/2017),  n. 19379

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. RUBINO Lina – rel. Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15726-2015 proposto da:

EUROLAB SRL, in persona del suo amministratore unico e legale

rappresentante G.B., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

FLAMINIA 135, presso lo studio dell’avvocato PAOLO BERRUTI, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato LUCIO DEL PAGGIO

giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

LTM SPA, L.G.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 366/2014 della CORTE D’APPELLO di CAMPOBASSO,

depositata il 13/12/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

21/06/2017 dal Consigliere Dott. LINA RUBINO.

Fatto

RAGIONI IN FATTO E IN DIRITTO DELLA DECISIONE

Nel 2007 la LTM s.p.a., in persona del suo amministratore delegato nonchè legale rappresentante L.G. concedeva a noleggio alla Euroalb s.r.l. un catamarano completo di equipaggio, abilitato alla navigazione internazionale breve, per il collegamento marittimo di linea tra i porti di Brindisi e Valona in Albania, per il periodo dal 15 maggio 2007 al 15 gennaio 2008, riservandosi per i primi mesi l’uso del mezzo per le giornate di martedì e mercoledì.

Poichè la noleggiatrice (adducendo un inadempimento della noleggiante) dal 30 agosto 2007 non metteva più a disposizione il mezzo, la Euroalb propose dapprima un ricorso ex art. 700 c.p.c. chiedendo la consegna del mezzo, rigettato e il cui reclamo venne dichiarato inammissibile perchè nel frattempo era terminato il periodo contrattualmente previsto per il noleggio.

La Euroalb citava quindi in giudizio la LTM chiedendo si accertasse e dichiarasse la risoluzione del contratto di noleggio per colpa del noleggiante, lo si condannasse alla restituzione del corrispettivo percepito in misura proporzionale alla prestazioni non fruite, ed anche al risarcimento dei danni. A sua volta, la LTM affermava che l’inadempimento fosse imputabile alla controparte e chiedeva la risoluzione per inadempimento altrui nonchè la condanna al risarcimento dei danni. Interveniva ad adiuvandum della società di noleggio il L..

Il Tribunale di Larino, all’esito del giudizio di primo grado, dichiarava inammissibili sia la domanda principale che la subordinata (sull’assunto che la domanda di risarcimento non potesse proporsi in mancanza di un previo accertamento dell’altrui inadempimento).

La Corte d’Appello di Campobasso con la sentenza qui impugnata, dichiarava ammissibile la domanda di Euroalb, ma la rigettava nel merito, ritenendo, sulla base delle risultanze istruttorie, che il comportamento dell’armatore, che da fine agosto in poi non metteva più a disposizione del noleggiante il catamarano, fosse giustificato dai ripetuti inadempimenti di questi.

La s.r.l. Euroalb propone ricorso per cassazione articolato in tre motivi nei confronti di LTM s.p.a. e di L.G., avverso la sentenza n. 366/2014, depositata dalla Corte d’Appello di Campobasso il 13 dicembre 2014.

Gli intimati non hanno svolto attività difensiva in questa sede.

La causa è stata avviata alla trattazione in adunanza camerale non partecipata.

Non sono state depositate memorie.

Con il primo motivo, la società ricorrente lamenta la violazione dell’art. 2697 c.c. e lamenta l’esistenza di un vizio di motivazione facendo riferimento ed una nozione non più vigente dell’art. 360 c.p.c., n. 5.

Le censure sul vizio di motivazione non possono essere prese in considerazione giacche fanno riferimento ad una più ampia nozione di vizio di motivazione non applicabile ratione temporis.

Con la censura di violazione di legge, la ricorrente afferma che la corte d’appello si è fondata, per ritenere che l’inadempimento gravasse non sull’armatore ma sul noleggiante, esclusivamente su due missive, denuncianti pretesi inadempimenti, entrambe provenienti direttamente dalla parte che l’inadempimento avrebbe dovuto provare e in più, la prima mai ricevuta dal noleggiante.

Afferma di aver adempiuto l’onere probatorio a suo carico, avendo provato l’esistenza del contratto ed anche il pagamento del corrispettivo, e che incombesse All’armatore, se intendeva addurre l’inadempimento del noleggiante, a fondamento della eccezione di inadempimento, provare – ed a ciò è inidoneo un documento formato dalla parte gravata dall’onere probatorio e dalla stessa proveniente- altri comportamenti tali da giustificare la sospensione e poi la cessazione della prestazione a suo carico. Denuncia che la corte d’appello si è fondata esclusivamente su questi due documenti, il primo dei quali peraltro mai ricevuto dal noleggiante, e del quale mancherebbe la prova della ricezione. Afferma di non essere stata neppure messa in grado di regolarizzare il proprio comportamento, qualora le circostanze addotte dalla controparte fossero state veritiere.

Il motivo è inammissibile.

Manca totalmente da parte della ricorrente un puntuale richiamo ai contenuti del contratto, che non risulta neppure specificamente indicato tra i documenti prodotti, indispensabile per verificare le particolari obbligazioni a carico di ciascuno e di conseguenza la coerenza e la fondatezza delle censure rivolte dalla ricorrente alla motivazione della sentenza in tema di inadempimento contrattuale.

Vi è poi da dire che dall’esame della sentenza emerge il riferimento a numerose missive provenienti esclusivamente dall’armatore che concedeva in noleggio il catamarano, attraverso le quali però la sentenza ricostruisce le obbligazioni tra le parti dando conto di un fitto scambio di richieste e di contestazioni tra le parti. Dallo stesso tenore delle missive sulle quali la sentenza impugnata fonda la motivazione, deve escludersi che la noleggiante fosse all’oscuro delle contestazioni avversarie.

Con il secondo motivo si denuncia l’errata ed omessa valutazione delle prove documentali prodotte.

Il motivo è del tutto inammissibile perchè tende direttamente ad una rinnovazione del giudizio in fatto da parte della corte, non richiamando nè censurando in diritto passaggi argomentativi della sentenza impugnata, ma ribadendo la validità della propria linea difensiva e la idoneità probatoria dei documenti prodotti e sottovalutati evidentemente dalla corte d’appello che giunge alla conclusione opposta.

Con il terzo motivo si denuncia l’omessa pronuncia sul capo della domanda di Euroalb tendente alla restituzione di una parte di corrispettivo, proporzionale alle prestazioni non fruite (e al mancato riconoscimento di alcune spese, che sarebbero state a carico dell’armatore mentre le avrebbe di fatto sostenute il noleggiatore per poter utilizzare il catamarano).

Anche in riferimento a questo motivo, il ricorrente non si relaziona affatto con la pronuncia, limitandosi a ribadire la propria linea difensiva, senza richiamare nè i passi della motivazione comunque rilevanti e neppure i riferimenti contrattuali rilevanti, ovvero le clausole contrattuali nelle quali si determinava il corrispettivo, per valutare se fosse stato pattuito un corrispettivo unico commisurato al periodo di tempo, o ad ogni uscita in mare, o ad una determinata frazione di tempo e per poter quindi verificare la esistenza o meno di una violazione di legge nella sentenza impugnata.

La censura come proposta è in sè inammissibile per questi motivi.

Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come al dispositivo.

Atteso che il ricorso per cassazione è stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013, ed in ragione della soccombenza della ricorrente, la Corte, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

 

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Pone a carico della ricorrente le spese di giudizio sostenute dalla controricorrente, che liquida in complessivi Euro 10.000,00, oltre 200,00 per spese, oltre contributo spese generali ed accessori.

Dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Corte di cassazione, il 21 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 3 agosto 2017

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