Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19376 del 17/09/2020

Cassazione civile sez. trib., 17/09/2020, (ud. 26/02/2020, dep. 17/09/2020), n.19376

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. NONNO Giacomo Maria – rel. Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

Dott. NOVIK Adet Tony – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 18474/2014 R.G. proposto da:

Ariete Informatica s.p.a., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, via Germanico n. 172

presso lo studio dell’avv. Nicola Bultrini, rappresentata e difesa

dall’avv. Sergio Giianiello giusta procura speciale a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

e nei confronti di:

Agenzia delle entrate – Direzione provinciale (OMISSIS) di Napoli, in

persona del Direttore pro tempore;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Campania n. 101/39/14, depositata il 9 gennaio 2014.

Lette le conclusioni scritte del P.G., in persona del sostituto

procuratore generale Dott. Rita Sanlorenzo, che ha concluso per il

rigetto del ricorso.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 26 febbraio

2020 dal Consigliere Giacomo Maria Nonno.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. con la sentenza n. 101/39/14 del 09/01/2014, la Commissione tributaria regionale della Campania (di seguito CTR) accoglieva parzialmente l’appello dell’Agenzia delle entrate avverso la sentenza n. 538/12/12 della Commissione tributaria provinciale di Napoli (di seguito CTP), che aveva a sua volta accolto parzialmente il ricorso proposto da Ariete Informatica s.p.a. (di seguito AI) avverso un avviso di accertamento a fini IRES, IRAP e IVA relative all’anno d’imposta 2007;

1.1. come emerge anche dalla sentenza impugnata, l’avviso di accertamento, per quanto ancora interessa in questa sede, era stato emesso in ragione dell’antieconomicità della gestione, avendo AI acquistato merce (accessori e componenti per videogiochi, marchio (OMISSIS)) dalla società The 3000 Tech s.r.l. (di seguito T3T), riconducibile agli stessi soci di AI, anzichè dalla società cinese (OMISSIS) Ltd, che praticava un prezzo mediamente inferiore del 38,35%;

1.2. in ragione della evidenziata antieconomicità della gestione, veniva ritenuta indeducibile la differenza dei costi sopportati e indetraibile la relativa IVA;

1.3. la CTR accoglieva l’appello dell’Agenzia delle entrate in parte qua osservando che: a) la questione fondamentale non riguardava tanto “la congruità dei prezzi praticati dalle due società venditrici”, quanto “l’effettivo motivo della “triangolazione” nel passaggio delle merci da una società all’altra, tutte appartenenti ai medesimi soggetti economici, i coniugi R.- C.”; b) a fronte dei rilievi dell’Ufficio, che aveva contestato ad AI la deduzione dal reddito di costi maggiorati, la società contribuente si era limitata ad affermare che T3T godeva di facilitazioni nel trasporto aereo, “senza addurre i motivi per i quali non avrebbe potuto beneficiarne direttamente”; c) “l’evidente scopo di eludere il pagamento delle imposte giustifica (…) l’azione accertatrice dell’Ufficio, diversamente da quanto ritenuto dai primi giudici”;

2. AI impugnava la sentenza della CTR con ricorso per cassazione, affidato a cinque motivi, illustrati da memoria ex art. 380 bis.1 c.p.c.;

3. l’Agenzia delle entrate resisteva con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. con il primo motivo di ricorso AI deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omesso esame di un fatto rilevante per il giudizio e che è stato oggetto di discussione tra le parti, costituito dalla differenza del prezzo a lei praticato dalla società cinese rispetto al prezzo praticato da T3T;

2. con il secondo motivo di ricorso si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la nullità della sentenza impugnata per motivazione omessa o, comunque, apparente, in violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, non avendo la sentenza affrontato la questione fondamentale e discussa tra le parti relativa alla congruità del prezzo di acquisto della società contribuente da T3T;

3. con il terzo motivo di ricorso si contesta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la nullità della sentenza impugnata per avere omesso la motivazione con riferimento alla ritenuta violazione, da parte del contribuente, del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 9, comma 3, (Testo unico delle imposte sui redditi – TUIR), concernente il valore normale della merce ceduta da T3T ad AI;

4. con il quarto motivo di ricorso si contesta, in via subordinata, la violazione e/o la falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, avendo la CTR dato per provato, da parte dell’Agenzia delle entrate, che i prezzi delle merci oggetto di cessione da parte della società cinese e della T3T siano comparabili tra loro, trovandosi nella medesima fase di commercializzazione;

5. con il quinto motivo si deduce la violazione e/o la falsa applicazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 37 bis, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, avendo il giudice di appello ipotizzato un’attività elusiva da parte della società contribuente in assenza dei presupposti di legge, in quanto AI, acquistando al minor prezzo a parità di condizioni di consegna, non avrebbe tenuto un comportamento privo di valide ragioni economiche;

6. i motivi, che possono essere unitariamente esaminati in quanto vertenti sulla medesima questione, vanno disattesi;

6.1. la CTR muove dalle risultanze dell’avviso di accertamento, dal quale si evince che AI ha posto in essere un’attività evasiva, acquistando a costi maggiorati da T3T, società facente capo agli stessi soggetti che compongono la compagine sociale della odierna ricorrente, con conseguente deduzione dal reddito di detti costi, e osserva che, a fronte delle contestazioni dell’Ufficio, non sarebbe stata fornita la prova per la quale la società contribuente non avrebbe potuto direttamente beneficiare degli stessi prezzi favorevoli di cui gode T3T;

6.2. va, in primo luogo, evidenziato che è stata correttamente applicata la regola del riparto dell’onere probatorio: a fronte delle circostanze dedotte nell’avviso di accertamento, la legittimità della cui motivazione non è oggetto di contestazione, grava certamente su AI l’onere di fornire la prova della congruità dei prezzi di acquisto delle merci, con conseguente infondatezza del quarto motivo di ricorso;

6.3. in secondo luogo, la motivazione sopra rassegnata, sebbene essenziale, è sicuramente esistente e non apparente, anche in ragione degli elementi di fatto ricavabili dalla prima parte della sentenza impugnata, che contiene ampia ed esauriente narrazione dello svolgimento del processo;

6.3.1. nè può ritenersi che la CTR abbia omesso di pronunciarsi sulla questione della congruità dei prezzi praticati, questione che è stata espressamente affrontata e considerata irrilevante (“la questione fondamentale da affrontare non è tanto la congruità dei prezzi praticati dalle due società venditrici, ma l’effettivo motivo della “triangolazione” nel passaggio delle merci da una società all’altra”);

6.3.2. da quanto sopra emerge l’infondatezza sia del secondo che del terzo motivo di ricorso;

6.4. inammissibile, anche se per ragioni diverse da quelle evidenziate dalla difesa erariale, è, invece, il primo motivo di ricorso;

6.4.1. secondo la giurisprudenza di questa Corte, “la riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione” (Cass. S.U. n. 8053 del 07/04/2014; conf. Cass. n. 21257 del 08/10/2014; Cass. n. 23828 del 20/11/2015; Cass. n. 23940 del 12/10/2017; Cass. n. 22598 del 25/09/2018);

6.4.2. nel caso di specie, la CTR ha preso in considerazione il fatto il cui esame sarebbe stato omesso secondo la ricostruzione di parte ricorrente (la differenza dei prezzi praticati dalle due società) e lo ha ritenuto irrilevante, peraltro implicitamente ritenendo la sussistenza di costi maggiorati e spostando la propria attenzione su diversi elementi;

6.4.3. la ricorrente, pertanto, finisce per dolersi dell’insufficienza della motivazione della sentenza impugnata, per non avere sufficientemente considerato le implicazioni di un fatto decisivo, ma tale vizio non è più denunciabile in sede di legittimità in ragione della nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, applicabile alla presente controversia;

6.5. la quinta censura è ugualmente inammissibile;

6.5.1. nel presente giudizio non risulta essersi mai discusso di attività elusiva ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 37 bis, essendosi l’Ufficio limitato a contestare un’evasione di imposta che ha trovato conferma nella sentenza impugnata, che fa riferimento alla “triangolazione” praticata da AI come posta in essere “allo scopo di eludere il pagamento delle imposte”, con ciò intendendosi chiaramente l’intenzione della ricorrente (e di T3T) di non effettuare il pagamento nella misura dovuta (e, dunque, di evaderle);

6.5.2. non risulta nemmeno che nell’originario ricorso della contribuente sia stata contestata l’erronea applicazione della norma richiamata, con conseguente novità della censura prospettata per la prima volta in cassazione;

7. in conclusione, il ricorso va rigettato, con conseguente condanna della società contribuente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del presente giudizio, che si liquidano come in dispositivo, avuto conto di un valore della lite dichiarato di Euro 171.044,00;

7.1. poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è rigettato, sussistono le condizioni per dare atto ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che ha aggiunto il testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, – della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per la stessa impugnazione, ove dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 5.600,00, oltre alle spese di prenotazione a debito;

ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente del contributo unificato previsto per il ricorso a norma del cit. art. 13, art. 1 bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 26 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 17 settembre 2020

 

 

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