Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19371 del 20/07/2018


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 19371 Anno 2018
Presidente: CAMPANILE PIETRO
Relatore: DELL’ORFANO ANTONELLA

SENTENZA

sul ricorso n. 21816-2014 proposto da:
FERRERI VINCENZO, elettivamente domiciliato in ROMA, presso lo studio
dell’Avvocato LIVIA RANUZZI, rappresentato e difeso dall’Avvocato LUIGI
QUERCIA giusta procura speciale estesa in calce al ricorso
– ricorrente –

contro
AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona dei Direttore p.t., elettivamente
domiciliata in ROMA, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che
la rappresenta e difende ope legis
con troricorrente –

avverso la sentenza n. 993/05/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE della PUGL1A, depositata il 29.4.2014, non notificata;

Data pubblicazione: 20/07/2018

P.G. 21816/2014

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 26.6.2018 dal
Consigliere Dott.ssa ANTONELLA DELL’ORFANO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale MAURO VITIELLO
che ha concluso per il rigetto del ricorso principale;
uditi per la ricorrente l’Avvocato LUIGI QUERCIA e per la controricorrente

FATTI DI CAUSA
Con sentenza del 24.2.2014 la Commissione Tributaria Regionale della
Puglia ha accolto l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la
sentenza n. 76/24/2012 della Commissione Tributaria Provinciale di Bari,
che aveva accolto il ricorso, proposto da Vincenzo Ferreri contro avvisi di
accertamento IRPEF, annualità 2005, 2006, 2007, 2008 con cui era stato
accertato un maggior reddito sinteticamente ai sensi dell’art. 38 del DPR
600/73 in relazione all’acquisto, nel 2009, dì immobile della di lui figlia, a
cui il contribuente aveva contribuito con l’esborso della somma di C
406.400,00.
Avverso la sentenza della CTR ha proposto ricorso per cassazione il
contribuente affidato ad otto motivi.
Con il primo motivo ha denunciato, ai sensi dell’art. 360, primo comma,
n. 3 c.p.c., «violazione e falsa applicazione degli artt. 38 e 32 del DPR
600/73 e dell’art. 12, comma 2, della L. n. 212/2000».
Con il secondo motivo ha denunciato, ai sensi dell’art. 360, primo
comma, n. 3 c.p.c., «violazione e falsa applicazione dell’art. 32 del DPR
600/73 e dell’art. 6, comma 4, della L. n. 212/2000>>.
Con il terzo motivo ha denunciato, ai sensi dell’art. 360, primo comma,
n. 4 c.p.c., «nullità della sentenza per violazione dell’art. 57, comma 2,
del D.Lgs. n. 546/1992».
Con il quarto motivo ha denunciato, ai sensi dell’art. 360, primo
comma, n. 3 e n. 4 c.p.c., «violazione e falsa applicazione dell’art. 38 del
DPR 600/1973 e dell’art. 2697 c.c.>>.
Con il quinto motivo ha denunciato, ai sensi dell’art. 360, primo comma,
n. 3 e n. 4 c.p.c., «violazione e falsa applicazione dell’art. 38 del DPR

l’Avvocato dello Stato PASQUALE PUCCIARIELLO

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600/1973 e dell’art. 2697 c.c. Nullità della sentenza per violazione e falsa
applicazione degli artt. 115 e 116 del c.p.c.».
Con il sesto motivo ha denunciato, ai sensi dell’art. 360, primo comma,
n. 3 e n. 4 c.p.c., «violazione e falsa applicazione degli artt. 38 e 42 del
DPR 600/1973. Nullità della sentenza per violazione e falsa applicazione

Con il settimo motivo ha denunciato, ai sensi dell’art. 360, primo
comma, n. 4 c.p.c., «nullità della sentenza per violazione e falsa
applicazione degli artt. 99 e 112 dei c.p.c. ».
Con l’ottavo motivo ha denunciato, ai sensi dell’art. 360, primo comma,
n. 3 e n. 4 c.p.c., «violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c.
Nullità della sentenza per violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e
116 del c.p.c. e dell’art. 57, comma 2, del D.Igs. n. 546/1992>>.
L’Agenzia delle Entrate si è costituita con controricorso, deducendo
l’inammissibilità ed infondatezza dei ricorso principale
Il contribuente ha, altresì, illustrato le proprie ragioni con memoria ai
sensi dell’art. 378 c.p.c.

RAGIONI DELLA DECISIONE
1.1. E’ infondato il primo motivo di ricorso, con cui si lamenta che la
CTR avrebbe confermato ia legittimità degli avvisi di accertamento
impugnati, mediante i quali era stato sinteticamente il reddito ai sensi
dell’art. 38, comma 4 ss. DPR 600/1973, sebbene prima degli avvisi non
fosse stato instaurato dall’Ufficio aicun contraddítorio, tranne la notifica di
un questionario ai sensi dell’art. 32 cit.
1.2. In tema di imposte dirette, l’art. 38, quarto comma, del d.P.R. 29
settembre 1973, n. 600 (nel testo originario, applicabile ratione temporis),
consente la rettifica con metodo sintetico delle dichiarazioni presentate dalle
persone fisiche previa «determinazione analitica» del reddito
complessivo, espressione che indica non un provvedimento amministrativo
d’imposizione tributaria che funga da atto presupposto necessario
dell’avviso di accertamento sintetico – e neppure la previa contestazione
delle singole componenti la dichiarazione sì da evidenziare la necessità di
rettifica -, ma soltanto un atto, anche meramente privato, quale è la

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dell’art. 112 del c.p.c.».

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dichiarazione tributaria del contribuente, per sua natura analitica, che abbia
struttura e funzione anche di atto istruttorio nel procedimento
amministrativo di accertamento sintetico (cfr. Cass. n. 1908/2007).
1.3. La nuova disciplina dell’art. 22, D.L. del 31 maggio 2010, n. 78,
conv. con modif. dalla L. 122/2010 (cd. manovra correttiva), che ha

contenuta nei co. 4 e segg. dell’art. 38, D.P.R. 600/1973, anche mediante la
previsione dei contraddittorio obbligatorio, dispiega, infatti, la propria
efficacia solo a partire dagli accertamenti relativi ai redditi del periodo
d’imposta 2009, mentre, per i periodi precedenti ancora accertabili, come
nel caso in esame, per accertamento sintetico e redditometro continuano
ad essere applicati sulla base del testo dell’art. 38 antecedente alle
modifiche.
1.4. Ne consegue che la riforma in questione non poteva essere
applicata anche agli avvisi di accertamento impugnati.
2.1. E’ fondato il secondo motivo dì ricorso con cui si censura la
violazione dell’art. 32 DPR 600/1973 relativamente a quanto affermato dalla
CTR circa l’inammissibilità della produzione documentale dei ricorrenti in
quanto tardiva.
2.2. Il Collegio osserva che la disposizione dell’art. 32 Dpr 600/73, in
forza della quale la CTR ha affermato l’inutilizzabilità in giudizio degli atti e
documenti che non erano stati tempestivamente esibiti in ottemperanza agli
inviti dell’ufficio, costituisce disposizione che deroga, come è stato già
affermato da questa Corte, ai principi di cui agli artt. 24 e 53 della
Costituzione e deve essere dunque applicata in modo da non comprimere il
diritto alla difesa e non obbligare il contribuente a pagamenti non dovuti
(cfr. Cass. 20487/2013, che si richiama a quanto affermato da Cass. S.U. n.
45/2000).
2.3. Occorre quindi che il comportamento del contribuente sia idoneo a
far fondatamente dubitare della genuinità dì documenti che affiorino
soltanto in seguito, ed inoltre sia meritevole di sanzione per la violazione
dell’obbligo di leale collaborazione con il fisco; questa considerazione induce
ad un’interpretazione rigorosa del termine «invito», contenuto nella

modificato la disciplina dell’accertamento sintetico e del redditometro,

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norma, occorrendo che tale invito sia specifico e puntuale, oltre che
accompagnato dall’avvertimento circa le conseguenze della mancata
ottemperanza (cfr. Cass. 11765/2014).
2.4. Ne consegue che, in caso di mancato rispetto della suddetta
sequenza procedimentale (la prova della cui compiuta realizzazione incombe

documentazione esibita dal contribuente solo con l’introduzione del processo
tributario: si ha difatti riguardo ad obblighi d’informazione espressione del
medesimo principio di lealtà, il quale deve connotare – come si evince dagli
artt. 6 e 10 dello Statuto dei Diritti del Contribuente – l’azione dell’Ufficio.
2.5. La censura si rivela allora fondata, in quanto la CTR non ha dato
conto del compiuto verificarsi della fattispecie alla quale il legislatore correla
la decadenza, essendosi limitata a dichiarare tardiva la documentazione
prodotta dai contribuente all’atto deiia costituzione in giudizio in primo
grado risultando, tuttavia, al contempo prova che l’invito dell’Agenzia delle
Entrate, trasmesso al contribuente, fosse finalizzato esclusivamente ad
accertare la «capacità contributiva per l’anno di imposta 2007», e non
anche per le altre annualità oggetto di accertamento (2005, 2006 e 2008).
3.

L’accoglimento della censura determina l’assorbimento del terzo

motivo, che concerne la dedotta dichiarazione d’ufficio, da parte della CTR,
circa l’inutilizzabilità della suddetta documentazione.
4. E’ parimenti fondato il quarto motivo di ricorso con cui si lamenta che
la CTR abbia erroneamente sostenuto che, ai fini del superamento della
presunzione, sarebbe stato necessario provare non solo l’esistenza delle
risorse (redditi esenti e disponibilità finanziarie) sufficienti a giustificare le
spese contestate al contribuente, ma anche «il loro effettivo impiego
indirizzato al sostenimento della relativa spesa».
3.2. Occorre infatti considerare che in tema di accertamento cd.
sintetico, ove il contribuente deduca, come nella specie, che la spesa
effettuata deriva dalla percezione di ulteriori redditi di cui ha goduto il
proprio nucleo familiare, ai sensi dell’art. 38, comma 6, del d.P.R. n. 600 del
1973 (applicabile ratione temporis), è onerato della prova contraria in
ordine alla disponibilità di detti redditi ed all’entità degli stessi ed alla durata

sull’Amministrazione), non è invocabile 2 sanzione dell’inutilizzabilità della

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del

possesso, sicché, sebbene non debba dimostrarne l’utilizzo per

sostenere le spese contestate, è tenuto a produrre documenti dai quali
emergano elementi sintomatici del fatto che ciò sia accaduto o sia potuto
accadere (cfr. Cass. n. 1510/2017).
3.3. Alla luce delle superiori premesse la sentenza impugnata risulta

ricorrente non aveva fornito «alcuna prova certa … relativamente
all’utilizzazione di tali somme per l’acquisto di immobiliare di cui trattasi».
4. Ne consegue che risulta assorbito l’esame del quinto e dell’ottavo
motivo di ricorso, con cui si lamentano la nullità della sentenza impugnata e
la violazione di legge, in cui sarebbe incorsa la CTR, laddove aveva ritenuto

non assolto l’onere probatorio a carico del contribuente circa la disponibilità
e l’utilizzo delle somme per realizzare l’incremento patrimoniale in questione
sebbene l’Ufficio, nell’atto dì appello, avesse espressamente riconosciuto ex

art. 115 c.p.c. che «nei saldo finale dei 31/12/2006 si può riscontrare
l’effettiva giacenza di una somma di denaro sul conto corrente poi
effettivamente utilizzato per il pagamento parziale dell’acquisto immobiliare
sulla base dell’accertamento».
5.1. Va accolto il sesto motivo di ricorso, con cui si censura la sentenza
impugnata nella parte in cui si afferma che il contribuente non aveva
neppure dato prova della disponibilità di risorse sufficienti al pagamento
mensile del mutuo contratto per un importo pari ad € 150.000,00 a fronte
di redditi complessivi dichiarati annualmente mediamente dell’ordine di €
.15.000,00.
5.2. Si lamenta, in primo luogo, che la CTR abbia raggiunto tali
conclusioni «pur in assenza di motivazione dell’avviso di accertamento che
postuli un maggior reddito presunto (anche) in forza dell’accollo del
mutuo».
5.3. Orbene, nei processo tributario di appello la novità della domanda
deve essere verificata in stretto riferimento alla pretesa effettivamente
avanzata nell’atto impositivo impugnato e, quindi, alla stregua dei
presupposti di fatto e di diritto in esso indicati, poiché il processo tributario,
in quanto rivolto a sollecitare il sindacato giurisdizionale sulla legittimità del

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affetta dal denunciato vizio, avendo la CTR erroneamente affermato che il

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provvedimento impositivo, è strutturato come un giudizio dì impugnazione
del provvedimento stesso, nel quale l’Ufficio assume la veste di attore in
senso sostanziale, e la sua pretesa è quella risultante dall’atto impugnato,
sia per quanto riguarda

petitum sia per quanto riguarda la causa petendi.

5.4, La Commissione Regionale risulta quindi aver erroneamente

erano stati mutati i termini della contestazione con motivi e circostanze
diversi da quelli contenuti nell’atto di accertamento (ritualmente trascritto in
ricorso, in ossequio ai principio dell’autosufficienza).
5.5. La censura é altresì fondata sui rilievo che non costituisce
manifestazione di capacità contributiva presunta l’accensione dì un mutuo,
quanto la restituzione delle singole rate di mutuo.
5.6. In tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora l’ufficio
determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa
per incrementi patrimoniali ed il contribuente deduca e dimostri che tale
spesa sia giustificata ciall’accensione di un mutuo ultrannuale, come nella
specie, il mutuo medesimo non esclude, infatti, ma diluisce la capacità
contributiva; ne consegue che deve essere detratto dalla spesa accertata
(ed imputata a reddito) il capitale mutuato, dovendo piuttosto ad essa
sommarsi, per ogni annualità, í ratei di mutuo maturati e versati (cfr. Cass.
nn. 4797/2017, 24597/2010),
5.7. Non risultano quindi conformi ai principi illustrati le affermazioni
della CTR dianzi trascritte atteso che l’accollo del mutuo, da parte del
contribuente, al fine di procedere all’acquisto immobiliare di cui si discute
non può ritenersi circostanza idonea ex se a dimostrare la sussistenza di
disponibilità reddituale, non dichiarata, del contribuente.
6. All’accoglimento del sesto motivo di ricorso consegue l’assorbimento
del settimo motivo di ricorso, proposto in via subordinata rispetto al sesto
motivo di ricorso.
7. Sulla base di tutte ié considerazioni che precedono il ricorso va
accolto limitatamente al secondo, quarto e sesto motivo di ricorso, assorbiti
il terzo, quinto, settimo ed ottavo motivo dì ricorso e respinto il primo
motivo di ricorso.

esaminato questione che costituiva domanda nuova, dai momento che

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La Corte accoglie il secondo, quarto e sesto motivo di ricorso, assorbiti il
terzo, quinto, settimo ed ottavo motivo di ricorso e respinto il primo motivo
di ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Tributaria
della Puglia, in diversa composizione, che provvederà a regolare anche le

Cosi deciso in Roma, neiia camera di consiglio della Sezione Tributaria
della Corte di Cassazione, in data 26.6.2018.
Il Consigliere Estensore
(Antonella Dell’Orfano)

Il
(Pie

e ìdent
amp nile)

spese del giudizio di legittimità.

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