Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19365 del 20/07/2018


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 19365 Anno 2018
Presidente: CHINDEMI DOMENICO
Relatore: VARRONE LUCA

SENTENZA

sul ricorso N.27106/2011proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE, (CF 06363991001) elettivamente
domiciliata in ROMA, via dei Portoghesi, presso l’Avvocatura Generale
dello Stato che la rappresenta e difende;
– ricorrente contro

SOC. MILANO ASSICURAZIONI S.P.A. (C.F.00957670151), in persona
del legale rappresentante Alessandro Vitullo, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA Emanuele Gianturco n.6, presso lo studio
degli avvocati CARLINO SCOFONE e FILIPPO SCIUTO che la
rappresentano e difendono;
– controricorrente –

Ric. 2011 n. 27106 sez. 55 – ud. 05-06-2018

Data pubblicazione: 20/07/2018

CONCESSIONARIO EQUITALIA ETR S.P.A.
– intimato —
avverso la sentenza n. 198/24/2011 della COMMISSIONE
TRIBUTARIA REGIONALI di BARI sez. distaccata di LECCE, depositata

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del
05/06/2018 dal Consigliere Dott. LUCA VARRONE;
Udito il Sostituto Procuratore generale in persona del dott. Mauro
Vitiello, che ha cQncluso per il rigetto del ricorso;
Av..)-0 cotTo r-0 be,r6 -ef■ S CUO
udito l’Avvocato Filippo Sciuto;

Fatti di causa
1.

L’Agenzia delle Entrate di Lecce notificava alla Italia

assicurazione s.p.a. (nuova denominazione della Bavaria assicurazioni
s.p.a.) nella persona del suo legale rappresentante la cartella
esattoriale n.05920020068952880/002 recante l’intimazione di
pagamento di euro 57.408,50 per l’imposta di registro, sanzione e
accessori, relativi alla registrazione della sentenza del tribunale di
Lecce n. 1515 del 1998.
2. La società Italia Assicurazioni presentava ricorso alla CTP di
Lecce, impugnando la determinazione della base imponibile effettuata
dall’amministrazione finanziaria che in forza dell’esecutorietà della
sentenza di primo grado, confermata in grado e appello era risultata
di complessivi euro 722.403,56. Tale importo doveva costituire la
base imponibile massima per la commisurazione dell’imposta di
registro.
Inoltre eccepiva che, ai sensi del combinato disposto degli articoli
5 e 40 del d.p.r. n. 131 del 1986, gli atti di fideiussione sebbene
esentati dalla assolvimento dell’iva, rientravano pur sempre nel

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il 21/07/2011;

campo di applicazione della medesima IVA e conseguentemente
scontavano, ai fini dell’imposta di registro, la sola imposta fissa.
3. La commissione tributaria provinciale riteneva inammissibile il
ricorso perché proposto nei confronti dell’Agenzia delle Entrate
direzione generale Regionale della Puglia anziché dell’Agenzia Entrate

4.

Avverso tale pronuncia proponeva appello la ricorrente,

eccependo che il ricorso proposto dalla Milano Assicurazioni s.p.a. era
stato notificato alla direzione dell’Agenzia delle Entrate e anche
all’ufficio del registro di Lecce e ribadendo tutti i motivi proposti in
primo grado.
5.

La Commissione tributaria regionale accoglieva l’appello.

Preliminarmente i giudici del gravame ritenevano regolare la notifica
effettuata ad un ufficio della medesima amministrazione finanziaria.
Nel merito, per quanto ancora in questa sede rileva, la CTR
ricostruiva la vicenda evidenziando che la compagnia di assicurazione
si era impegnata nei confronti del Consorzio di Bonifica Ugento Li
Foggi, in virtù di una polizza fideiussoria, per la restituzione delle
anticipazioni sul prezzo di un contratto di appalto intercorso con la
Igeco spa. A causa dell’inadempimento dell’impresa la società Igeco
era stata condannata a restituire le anticipazioni contrattuali e sulla
base della citata polizza fideiussoria il consorzio aveva richiesto la
somma alla compagnia assicurativa che a sua volta aveva richiesto la
medesima somma in restituzione alla società Igeco spa.
6.

La sentenza oggetto dell’imposta di registro, dunque,

estingueva il debito tra il consorzio e la società Igeco mediante il
pagamento della compagnia di assicurazione in considerazione della
solidarietà passiva derivante dalla polizza fideiussoria. Dunque era
illegittima la pretesa dell’amministrazione finanziaria del pagamento
dell’imposta di registro in misura proporzionale invece che in misura
fissa.

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Ufficio del registro.

Infatti in caso di condanna al pagamento di una somma a carico
del debitore principale e del fideiussore è applicabile una sola imposta
sull’unica somma dovuta determinandosi, altrimenti, un’inammissibile
duplicazione. Inoltre il contratto di appalto della Igeco Spa rientrava
tra le operazioni soggette ad IVA e di conseguenza anche

scontava VIVA sicché sulla base del principio di alternatività ex art. 5
e 40 del d.P.R. n. 131 del 1986 era esclusa l’applicabilità dell’imposta
di registro in misura proporzionale rispetto alle operazioni soggette ad
IVA.
7.

L’Agenzia delle Entrate di Lecce propone ricorso per

cassazione avverso la citata sentenza sulla base di un solo motivo di
ricorso.
8. Si è costituita la Milano Assicurazioni Spa con controricorso.

Ragioni della decisione
1. L’unico motivo di ricorso è così rubricato: violazione di legge
ex articolo 360, n. 3, c.p.c. in relazione all’articolo 8 della tabella
allegata al d.P.R. n. 131 del 1986.
L’amministrazione ricorrente, in primo luogo, chiarisce che la
sentenza del tribunale di Lecce n. 1515 del 1998 non è un decreto
ingiuntivo, né da tale atto trae origine. Inoltre la medesima sentenza
reca una duplice condanna al pagamento: la prima della Bavaria
assicurazione Spa di lire 854.468.259 in favore del consorzio Ugento
Li Foggi, la seconda la condanna delle Igeco s.p.a. al pagamento del
medesimo importo nei confronti della Bavaria assicurazioni spa.
L’art. 8 della tariffa, parte prima allegata al testo unico statuisce
che in sede di registrazione di atti giudiziari recanti condanna al
pagamento di somme, l’imposta va applicata su ciascuna condanna
nella misura del 3%. Dunque sarebbe erronea la decisione della
Commissione regionale che ha ritenuto che tra le operazioni che

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l’obbligazione del fideiussore rivestiva identica natura e, quindi,

scontano l’IVA rientri allo stesso modo dell’obbligazione principale
anche quella del fideiussore, mentre quest’ultima non sarebbe
riferibile ad alcuna operazione rientrante nel campo di applicazione
dell’IVA trattandosi di una mera condanna alla restituzione di somme
e come tale di un’operazione che richiede l’applicazione dell’imposta

Peraltro, secondo la ricorrente, non si configura alcuna
duplicazione di imposta, in quanto le condanne emesse dal tribunale
di Lecce sono due, se pure nella stessa misura nei confronti di due
distinti soggetti a diverso titolo e, ai fini dell’applicazione dell’IVA, la
sentenza aveva ritenuto che il contratto di appalto era divenuto
inefficace e, dunque, non poteva spiegare alcun effetto tra le parti.
Il richiamo fatto dalla sentenza impugnata alla giurisprudenza di
legittimità in particolare alla sentenza n. 2696 del 2003 che fa
riferimento ad un unico decreto ingiuntivo di condanna al pagamento
emesso nei confronti del debitore principale del fideiussore in solido
non è pertinente al caso di specie nel quale si è in presenza appunto
di due distinte condanne.
2. Il ricorso è infondato.
L’agenzia delle entrate ricorrente contesta la decisione della CTR
che, in virtù del principio di alternatività, ha ritenuto applicabile alla
fattispecie la nota II all’art. 8 della Tariffa, Parte I, allegata al Testo
Unico dell’imposta di registro, che prevede l’imposta in misura fissa e
non proporzionale per gli atti giudiziali di condanna, nella parte in cui
dispongono il pagamento di corrispettivi o prestazioni soggetti all’ IVA
in forza del principio di alternatività.
La CTR si è conformata all’orientamento prevalente di questa
Corte, orientamento cui il collegio intende dare continuità.
La giurisprudenza di legittimità infatti, ha ritenuto in tema di
imposta di registro, che «il decreto ingiuntivo ottenuto dal fideiussore
nei confronti del debitore inadempiente per il recupero di somme

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in misura proporzionale.

assoggettate ad IVA è soggetto, ai sensi dell’art. 8 della tariffa
allegata al d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, all’applicazione dell’imposta
in misura fissa, atteso che la surrogazione del fideiussore al creditore
principale comporta una peculiare forma di successione nel credito e
la novazione dal lato soggettivo ma non incide sull’identità oggettiva

Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 14000 del 19/06/2014, cfr anche Cass.
16975, 16976, 16307, 16308,19499 tutte del 2014, nonche Cass.,
ord. 24/7/2014 n. 16975, 16976, 16977).
2.1 Le uniche voci dissonanti (Cass. 16.10.2015 n. 20969 e
Cass. 12/07/2013 n. 17237 e di recente Cass. n. 2551 del 2018) si
fondano sulla scindibilità dei rapporti tra creditore e debitore
principale, tra creditore e garante e tra garante e creditore, senza
tuttavia considerare il collegamento negoziale dei predetti rapporti,
che, pertanto, devono configurarsi come un’unica complessa
operazione che tale va valutata anche sotto il profilo fiscale.
Occorre tenere presente tali principi ai fini dell’assoggettabilità
ad Iva della somma che la ricorrente ha ottenuto in restituzione per
quanto pagato come garante nei confronti del Consorzio di Bonifica
Ugento Li Foggi.
In particolare la controricorrente a causa dell’inadempimento
della società Igeco era stata condannata, sulla base della citata
polizza fideiussoria, a restituire le anticipazioni contrattuali al citato
consorzio appaltante, e la compagnia assicurativa a sua volta aveva
ottenuto la medesima somma in restituzione dalla società Igeco spa.
Ne consegue che, poiché la somma pagata dalla compagnia
assicurativa al consorzio appaltante rientrava tra quelle assoggettate
ad IVA è corretta la decisione della Commissione Tributaria Regionale
che ha ritenuto di attribuire la medesima natura a quella ottenuta
dalla medesima compagnia assicurativa in restituzione da parte della
società appaltatrice inadempiente.

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dell’obbligazione, che conserva la sua natura ai fini tributari» (Cass.

3. In conclusione il ricorso deve essere rigettato.
4.

Il collegio ritiene che sussistono giusti motivi per la

compensazione delle spese del giudizio in quanto si tratta di una
questione sulla quale si è determinata un’oggettiva incertezza circa
l’interpretazione dell’art. 8 della tariffa allegata al d.P.R. 26 aprile

P.Q.M.
Rigetta il ricorso e compensa le spese
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 5^ Sezione
civile in data 5 giugno 2018.

1986, n. 131, applicabile alla fattispecie.

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