Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19358 del 17/09/2020

Cassazione civile sez. trib., 17/09/2020, (ud. 21/01/2020, dep. 17/09/2020), n.19358

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

Dott. CIRESE Marina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15604-2015 proposto da:

C.M., P.D. e P.M., tutti in

qualità di eredi del Sig. P.F., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA CORSO ITALIA 97, presso lo studio

dell’avvocato FLAVIO DE BATTISTA, rappresentati e difesi

dall’avvocato ALESSANDRO MARIANI;

– ricorrenti –

contro

MINISTERO ECONOMIA E FINANZE;

– intimato –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– resistente –

avverso la sentenza n. 1821/2015 della COMM.TRIB.REG. di ROMA,

depositata il 25/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

21/01/2020 dal Consigliere Dott. MARINA CIRESE.

 

Fatto

RITENUTO

CHE:

in data 4.7.2008 l’Ufficio di Roma 4 notificava a C.M., P.D., P.M., in qualità di eredi di P.F., l’avviso di rettifica e di liquidazione concernente l’imposta di registro, ipotecaria e catastale, per il maggior valore di un terreno edificabile sito nel Comune di Roma, località (OMISSIS) rispetto all’importo dichiarato nell’atto di acquisto dell’11 luglio 2006, registrato il successivo 31 luglio.

I contribuenti proponeva impugnazione dinanzi alla CTP di Roma chiedendo l’annullamento dell’atto per carenza di motivazione ed erroneità della valutazione del bene oggetto di trasferimento sull’assunto che la stima dell’Agenzia del Territorio sarebbe stata effettuata senza tenere in alcun conto le condizioni del terreno, in contrasto con due perizie di parte e con l’accertamento ai fini ICI effettuato dal Comune di Roma per il 2003.

La CTP di Roma con sentenza in data 24.10.2013 rigettava il ricorso ritenendo che l’avviso di rettifica impugnato, che si basava sulla stima dell’UTE, avesse posto la società nelle condizioni di esperire una valida difesa e che inoltre la società non avesse confutato la stima utilizzata dall’Ufficio con adeguati mezzi di prova.

Proposto appello avverso detta pronuncia da parte dei contribuenti, la CTR del Lazio con sentenza in data 25.3.2015 rigettava il gravame ritenendo che l’atto impugnato non fosse viziato sotto il profilo motivazionale contenendo, mediante il rinvio alla relazione di stima dell’Agenzia del Territorio, l’enunciazione dei criteri specifici in base ai quali era stato ricavato il maggior valore. Inoltre riteneva che l’appellante non avesse sviluppato argomentazioni idonee a superare i valori accertati dall’Ufficio e che anche l’argomento relativo alla comune base imponibile tra imposta di registro ed ICI fosse infondato.

Avverso detta pronunci i contribuenti proponevano ricorso per cassazione articolato in tre motivi. L’Agenzia delle Entrate si costituiva al solo fine della partecipazione all’udienza.

Parte ricorrente depositava altresì memoria ex art. 380 bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con il primo motivo di ricorso rubricato “Omesso esame circa la determinazione del valore venale del bene come da consulenze di parte in contrasto con diversa ma non univoca valutazione UTE in fase pre-contenziosa con riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 5″ parte ricorrente deduceva che la CTR non avrebbe valutato la motivazione dell’atto impositivo ritenendola sufficiente solo perchè richiamerebbe per relationem i criteri applicati dall’Ufficio.

2. Con il secondo motivo di ricorso rubricato ” Violazione e falsa applicazione di norme circa la omessa valutazione dei criteri per imposti dal legislatore – violazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 51, comma 3, ex art. 360 c.p.c., n. 3″ parte ricorrente assumeva che la CTR non avrebbe considerato quali elementi utili ai fini della determinazione del valore venale dei beni le valutazioni fornite dal Comune di Roma sia pure ai diversi fini ICI.

3. Con il terzo motivo di ricorso rubricato “Violazione e falsa applicazione dell’art. 194 c.p.c. ex art. 360, n. 3, mancata valutazione di prova e contestuale omessa valutazione dei dati tecnici documentali ai fini della necessità di c.t.u.” parte ricorrente deduceva che la CTR non si è espressa in alcun modo in relazione all’onere della prova il cui assolvimento non è adeguatamente motivato dal giudice di merito.

Il primo motivo è infondato.

Ed invero, l’atto impositivo impugnato è legittimo in quanto contiene mediante il rinvio all’allegata relazione di stima dell’Agenzia del Territorio l’enunciazione dei criteri specifici in base ai quali è stato ricavato il maggior valore. A riguardo va invero ritenuto che la motivazione di un avviso di rettifica e di liquidazione ha la funzione di delimitare l’ambito delle ragioni adducibili dall’Ufficio nell’eventuale successiva fase contenziosa, consentendo al contribuente l’esercizio del diritto di difesa. Ne consegue che, fermo restando l’onere della prova gravante sulla Amministrazione, è sufficiente che la motivazione contenga l’enunciazione dei criteri astratti, in base ai quali è stato determinato il maggior valore, senza necessità di esplicitare gli elementi di fatto utilizzati per l’applicazione di essi, in quanto il contribuente, conosciuto il criterio di valutazione adottato, è già in condizione di contestare e documentare l’infondatezza della pretesa erariale, senza poter invocare la violazione, ai sensi del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 52, comma 2-bis, del dovere di allegazione delle informazioni previste ove il contenuto essenziale degli atti sia stato riprodotto sull’avviso di accertamento (vedi tra le altre Sez. 5, n. 22148/2017).

Nella specie, peraltro, è stato effettuato anche un apposito sopralluogo nel corso del quale è stato esplicitato il criterio concretamente seguito per pervenire alla determinazione del valore da assoggettare ad imposta.

Del pari infondato è il secondo motivo di ricorso.

Va premesso che la censura indica una norma inesistente (ovvero il D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 51) dovendo la stessa ritenersi invece, riferita al D.P.R. n. 131 del 1986, art. 51 e facendosi applicazione del principio secondo cui ai fini della ammissibilità del ricorso per cassazione, non costituisce condizione necessaria la esatta indicazione delle disposizioni di legge delle quali viene lamentata l’inosservanza, nè la corretta menzione dell’ipotesi appropriata, tra quelle in cui è consentito adire il giudice di legittimità, purchè si faccia valere un vizio della decisione astrattamente idoneo a inficiare la pronuncia (vedi Cass., Sez. 1, n. 6671/2006).

Venendo al profilo dedotto, la sentenza impugnata si pone nel solco all’indirizzo interpretativo di legittimità, secondo cui, se è vero che ai fini dell’imposta di registro, il valore venale in comune commercio dei beni immobili trasferiti può fare riferimento, tra gli altri parametri dettati dalla legge, anche “ad ogni altro elemento di valutazione, anche sulla base di indicazioni eventualmente fornite dai comuni” (D.P.R. n. 131 del 1986, art. 51), tuttavia tale indicazione svolge una funzione integrativa degli altri criteri non potendosi attribuire valore decisivo, ai fini dell’imposta di registro, alle valutazioni stabilite dalle amministrazioni comunali ai fini Ici.

– Viceversa per la determinazione della base imponibile ai fini dell’imposta di registro non possono essere richiamati i criteri di determinazione dell’Ici trattandosi di tributi del tutto differenti in quanto l’ICI è di carattere patrimoniale, mentre l’imposta di registro mira a colpire la manifestazione di forza economica e capacità contributiva così come emergenti dall’atto di trasferimento (vedi da ultimo Cass. Sez. V, n. 18936/2018).

Il terzo di motivo di ricorso è inammissibile.

Ed invero la censura che sembra dedurre un’omissione del giudice di secondo grado per non avere disposto una consulenza tecnica d’ufficio attiene tipicamente alla valutazione del giudice di merito non sindacabile in sede di legittimità.

In conclusione il ricorso va rigettato.

Nulla a provvedere sulle spese stante la mancata costituzione delle intimate.

Ricorrono le condizioni per l’applicazione al ricorrente del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.

PQM

Rigetta il ricorso;

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 21 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 17 settembre 2020

 

 

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA