Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19356 del 30/09/2016


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Cassazione civile sez. VI, 30/09/2016, (ud. 18/05/2016, dep. 30/09/2016), n.19356

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARMANO Uliana – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6250-2015 proposto da:

G.A., elettivamente domiciliato in Roma, Piazza Cavour

presso la Cassazione rappresentato e difeso dall’Avvocato FRANCESCO

PIGNOLO giusta procura in calce al presente ricorso;

– ricorrenti –

contro

GENERALI ITALIA SPA, (olim, INA Assitalia s.p.a. (in persona

dell’Amministratore Delegato e Direttore Generale, elettivamente

domiciliata in Roma, VIA LUCREZIO CARO 62, rappresentata e difesa

dall’Avv. VALENTINO FEDELI, giusta procura per atto notaio

D.G.B. del (OMISSIS) in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza del 15 ottobre 2014 n. 6990/2014 della CORTE

D’APPELLO di ROMA, depositata il 13/11/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18/05/2016 dal Consigliere Relatore Dott. MARCO ROSSETTI;

udito l’Avvocato FRANCESCO PIGNOLO difensore del ricorrente che

riporta i motivi del ricorso;

udito l’Avvocato LORENZA PANNELLI difensore del controricorso che

riporta i motivi del controricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Il consigliere relatore ha depositato, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., la seguente relazione:

“1. G.A. ha impugnato per cassazione la sentenza (13.11.2014 n. 6990) con cui la Corte d’appello di Roma, confermando la sentenza di primo grado, ha rigettato la sua domanda di risarcimento del danno causato – secondo la prospettazione attorea – da un sinistro stradale provocato da veicolo non identificato.

2. Con ambedue i motivi di ricorso, che possono essere esaminati unitamente per la loro intima connessione, il ricorrente deduce che la Corte d’appello ha erroneamente ritenuto non provato l’avverarsi del sinistro con le modalità da lui descritte. Espone che le prove raccolte, se diversamente valutate, avrebbero condotto all’affermazione della responsabilità dell’ignoto conducente e, quindi, dell’impresa designata.

3. Il motivo è inammissibile.

La sentenza d’appello impugnata in questa sede è stata depositata dopo

L’11.9.2012. Al presente giudizio, di conseguenza, si applica il nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5.

Le Sezioni Unite di questa Corte, nel chiarire il senso della nuova norma, hanno stabilito che per effetto della riforma denunciabile in cassazione solo (anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione” (Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629830).

Nella motivazione della sentenza appena ricordata, inoltre, si precisa che “l’omesso esame di elementi istruttori, in quanto tale, non integra l’omesso esame circa un fatto decisivo previsto dalla norma, quando il fatto storico rappresentato sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè questi non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie astrattamente rilevanti”.

Nel caso di specie, per contro, il ricorrente sollecita da questa corte proprio quel tipo di giudizio inibito dalla pronuncia appena ricordata, ovvero un controllo sul modo in cuti il giudice di merito ha valutato le prove.

4. Si propone pertanto la dichiarazione di inammissibilità del ricorso”.

2. La parte controricorrente ha depositato memoria ex art. 380 bis c.p.c., comma 2, con la quale ha insistito per la dichiarazione di inammissibilità del ricorso.

La parte ricorrente non ha depositato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

3. Il Collegio condivide le osservazioni contenute nella relazione. Il ricorso va dichiarato inammissibile.

4. Le spese del presente grado di giudizio vanno a poste a carico del ricorrente, ai sensi dell’art. 385 c.p.c., comma 1, e sono liquidate nel dispositivo.

P.Q.M.

la Corte di cassazione, visto l’art. 380 c.p.c.:

(-) dichiara inammissibile il ricorso;

(-) condanna G.A. alla rifusione in favore di Generali Italia s.p.a. delle spese del presente grado di giudizio, che si liquidano nella somma di Euro 5.600, di cui 200 per spese vive, oltre I.V.A., cassa forense e spese forfettarie D.M. 10 marzo 2014, n. 55, ex art. 2, comma 2;

(-) dà atto che sussistono i presupposti previsti dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento da parte di G.A. di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta civile della Corte di cassazione, il 18 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 30 settembre 2016

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