Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19350 del 20/07/2018


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 19350 Anno 2018
Presidente: LOCATELLI GIUSEPPE
Relatore: CRUCITTI ROBERTA

Data pubblicazione: 20/07/2018

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
IMES-INDUSTRIA MECCANICA STAMPAGGIO S.p.A., a socio unico,
in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata
e difesa per procura in calce al ricorso dal Prof.Avv.Raffaello Lupi
e dall’Avv.Claudio Lucisano presso il cui studio in Roma, via
Crescienzo n.91 è elettivamente domiciliata
-ricorrentecontro
AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore generale pro
tempore, elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi
n.12 presso l’Avvocatura Generale dello Stato che la rappresenta
e difende.
-controricorrenteavverso la sentenza n.17/11/2011 della C8Tmissione Tributaria
Regionale della Lombardia, depositata il 184.2011;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del
27.04.2018 dal Consigliere Roberta Crucitti;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale
Dott.Immacolata Zeno che ha concluso per l’accoglimento per

u-\

quanto di ragione del solo quinto motivo ed il rigetto del primo,
secondo e quarto;
uditi per la ricorrente gli Avv.ti Raffaello Lupi e Claudio Lucisano.
Fatti di causa
Con distinti avvisi di accertamento, relativi alle annualità
2002 e 2003, l’Agenzia delle entrate elevava, nei confronti della
IMES s.p.a., una serie di rilievi, ai fini dell’Irpeg, dell’Irap e
dell’Iva, riguardanti l’indeducibilità di costi di varia natura.

I ricorsi proposti dalla Società avverso gli atti impositivi
venivano, previa riunione, parzialmente accolti dalla Commissione
Tributaria Provinciale ma la decisione, appellata da entrambe le
parti, veniva integralmente riformata dalla Commissione
Tributaria Regionale della Lombardia (d’ora in poi C.T.R.) la quale,
in accoglimento dell’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate e
respinto l’appello incidentale della Società, confermava
integralmente gli atti impositivi.
In particolare, la C.T.R. -rilevato che tutti i rilievi erano
collegati e trovavano la loro causa nell’operazione mediante la
quale la Società aveva acquisito la partecipazione (pari all’80%)
del capitale della IM-UR, sostenendo costi ingenti, e, poi,
proceduto alla svalutazione di tale partecipazione- riteneva che
tali operazioni, per il breve lasso temporale intercorso, fossero
prive di valide ragioni economiche e fossero state effettuate al
solo scopo di trasferire fondi all’estero e creare sopravvenienze
passive tali da creare vantaggi fiscali.
Il Giudice di appello riteneva, poi, che anche tutte le altre
riprese fossero conseguenziali o formatisi direttamente a seguito
di tali operazioni sul capitale e che, quindi, fossero da
confermare.
Per la cassazione della sentenza IMES s.p.a. propone
ricorso su cinque motivi, successivamente illustrato con memoria
depositata ai sensi dell’art.378 cod. proc.civ.
L’Agenzia delle entrate ha depositato atto al fine
dell’eventuale partecipazione alla pubblica udienza.
Ragioni della decisione
1.Con il primo motivo la ricorrente deduce la violazione e

uJ,

falsa applicazione dell’art.37 bis del d.P.R. n.600/1973. In
particolare, secondo la prospettazione difensiva, la C.T.R. avrebbe
affermato l’elusività del comportamento della contribuente senza
appurare da parte di quest’ultima il conseguimento di un
vantaggio fiscale qualificabile come indebito per violazioni di
principi impliciti dell’ordinamento ovvero per abuso di strumenti
giuridici.
1.1.La censura è infondata. Secondo l’orientamento

condotta abusiva l’operazione economica che abbia quale suo
elemento predominante ed assorbente lo scopo di eludere il fisco,
sicché il divieto di siffatte operazioni non opera qualora esse
possano spiegarsi altrimenti che con il mero intento di conseguire
un risparmio di imposta, fermo restando che incombe,
sull’Amministrazione finanziaria la prova sia del disegno elusivo
che delle modalità di manipolazione e di alterazione degli schemi
negoziali classici, considerati come irragionevoli in una normale
logica di mercato e perseguiti solo per pervenire a quel risultato
fiscale.» (v.tra le altre Cass. nn.4603/2014, 9610/2017).
1.2. Nel caso in esame, la sentenza impugnata si muove
lungo tale solco interpretativo laddove il Giudice di appello, con
accertamento in fatto non idoneamente contrastato (come meglio
si dirà

infra)

ha ritenuto privi di valide ragioni economiche,

anche per il breve tempo intercorso, i negozi collegati, (vendita
da parte di Termisinia Lda, socia con partecipazione dell’80 per
cento del capitale di IM-UR, dell’intero suo pacchetto azionario,
alla fine dell’anno successivo a quello di costituzione della IM-UR,
alla controllata IMES s.p.a per un prezzo di euro 7.224.000,
quando alla fine dell’anno precedente la IM-UR aveva un valore
complessivo di euro 6.489.696 ed alla fine dell’anno successivo
un patrimonio netto di euro 2.326.831 con inserimento nel
passivo di debiti per euro 12.500.000 circa…La gestione del 2002
della IMUR ha lo stesso andamento dell’anno precedente così che
le perdite riducono a zero il suo capitale).
2.Con il secondo motivo si deduce il vizio di motivazione
carente, insufficiente e contraddittoria e la violazione della

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consolidato di questa Corte in materia tributaria, costituisce

predetta norma di legge laddove la C.T.R. nulla aveva affermato
in ordine all’eccepita mancanza di motivazione (rispetto alle
argomentazioni ed alle allegazioni difensive fornite in esito alla
risposta al questionario) degli atti impositivi.
2.1.11 motivo va incontro alla sanzione di inammissibilità.
Ed invero, non solo con il mezzo si deducono promiscuamente
vizio di motivazione, vizio di omessa pronuncia e violazione di
legge ma, oltre tutto con difetto di specificità, non si riproduce

neppure il contenuto dell’avviso di accertamento del quale si
eccepisce il difetto di motivazione e la non congruità del relativo
esame da parte del Giudice di merito(cfr. Cass.n.ri 16147/2017;
2928/2015; 9536/2013), salvo poi ad affermare, in seno al
motivo, che gli atti impositivi si erano limitati a “liquidare” con
“scuse” tautologiche e “di rito” le argomentazioni diligentemente
addotte dal contribuente.

Infine, nel silenzio sul punto della

sentenza impugnata, non si indica in ricorso in quali atti e in quali
termini tale eccezione era stata sottoposta al Giudice di appello.
3.Con il terzo motivo si deduce il vizio di motivazione
carente, insufficiente o contraddittoria laddove il Giudice di
appello aveva disconosciuto le valide ragioni economiche fatte
valere dalla contribuente, senza argomentare le ragioni del
proprio convincimento, ma ricorrendo a clausole di stile o
affermazioni apodittiche.
4.Con il quarto motivo si deduce ulteriormente il vizio di
motivazione laddove la C.T.R. non aveva considerato una prova
fornita dalla parte negandole validità solo perché “perizia di
parte”.
5.Le

censure,

esaminate

congiuntamente

siccome

connesse, sono infondate. Va, invero, rilevato che, benché in
forma sintetica, la C.T.R. ha motivato le ragioni del proprio
convincimento enucleando sufficientemente i fatti posti a conforto
della decisione assunta laddove ha dato atto: della mancanza, al
momento della cessione, di una perizia sul valore della
neocostituita IM-UR, perizia effettuata solo successivamente;
della circostanza che il patrimonio della IMUR era costituito, alla
fine dell’anno di costituzione, di 2/3 di immobilizzazioni materiali ,
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u),

know how di elevato valore apportato da un socio che non
svolgeva attività operativa ma era una finanziaria.
A fronte dell’ accertamento in fatto operato dal Giudice di
merito, il mezzo, nella parte in cui censura la motivazione con
riferimento alle giustificazioni allegate dalla Società per
contrastare la contestazione di elusività, si risolve, in realtà, in
un’inammissibile richiesta di rivalutazione del merito della
controversia.

dedotto, con riferimento a tutti gli altri rilievi contestati ed ai
sensi dell’art.360, I comma, n.5 cod.proc.civ., il vizio di
motivazione carente, insufficiente e contraddittoria.
6.1.La C.T.R., con riferimento agli altri rilievi contenuti
negli atti impositivi impugnati, ha ritenuto che gli stessi fossero
legittimi e fondati siccome conseguenziali o direttamente
formatasi a seguito delle suddette operazioni sul capitale.
6.2. Tale argomentazione, non esatta, vertendosi anche di
indeducibilità di costi estranei all’operazione oggetto dei
precedenti motivi di ricorso, non è, pertanto, minimamente
sufficiente a reggere la decisione non avendo il Giudice di appello,
in sostanza, motivato sulle specifiche eccezioni sollevate da
entrambe le parti in ordine all’oggetto del contendere.
7. In conclusione, pertanto, in accoglimento del solo quinto
motivo di ricorso, respinti gli altri, la sentenza impugnata va
cassata, nei limiti del motivo accolto, con rinvio alla C.T.R. della
Lombardia, in diversa composizione, che provvederà al riesame,
fornendo congrua motivazione, e regolerà le spese di questo
giudizio.
P.Q.M.
In accoglimento del solo quinto motivo di ricorso, rigettati
gli altri, cassa, nei limiti del motivo accolto, la sentenza
impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della
Lombardia, in diversa composizione, cui demanda di provvedere
anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma, il 27 aprile 2018.

6.Va, invece, accolto il quinto motivo con il quale è stato

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