Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19350 del 10/09/2010

Cassazione civile sez. lav., 10/09/2010, (ud. 06/07/2010, dep. 10/09/2010), n.19350

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROSELLI Federico – Presidente –

Dott. MONACI Stefano – Consigliere –

Dott. DE RENZIS Alessandro – Consigliere –

Dott. DI NUBILA Vincenzo – rel. Consigliere –

Dott. PICONE Pasquale – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 31414-2006 proposto da:

L.M.S., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LEONE XIII

460, presso lo studio degli avvocati CLARIZIA RENATO e CAMPILONGO

SANDRO, che la rappresentano e difendono, giusta mandato a margine

del ricorso;

– ricorrente –

contro

– ALITALIA LINEE AEREE ITALIANE S.P.A., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

CLAUDIO MONTEVERDI 16, presso lo studio dell’avvocato CONSOLO

GIUSEPPE, che la rappresenta e difende, giusta mandato in calce al

controricorso;

– ASSITALIA – LE ASSICURAZIONI D’ITALIA S.P.A., in persona del legale

rappresentante Pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

CARLO POMA 4, presso lo studio dell’avvocato GELLI PAOLO, che la

rappresenta e difende, giusta mandato a margine del controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 3523/2006 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 21/07/2006 r.g.n. 8650/04;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

06/07/2010 dal Consigliere Dott. VINCENZO DI NUBILA;

udito l’Avvocato GOFFREDO MARTORELLO per delega RENATO CLARIZIA;

uditi gli avvocati GIANFRANCO RUGGIERI per delega GIUSEPPE CONSOLO e

ENZO GIARDIELLO per delega PAOLO GELLI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUCCI COSTANTINO, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con ricorso depositato in data 12.12.2002, L.M.S. conveniva dinanzi al Tribunale di Roma la spa Alitalia ed esponeva che in data 11.1.2002, mentre camminava in prossimità della palazzina NPU di pertinenza della convenuta, inciampava su di un cavo di acciaio abbandonato sul marciapiede della palazzina stessa riportando lesioni. Chiedeva dichiararsi la responsabilità del datore di lavoro per i fatto dannoso, vuoi a titolo di omessa prevenzione, vuoi per violazione degli obblighi gravanti sul custode, in relazione all’insidia rappresentata dal cavo in questione;

reclamava quindi il risarcimento del danno.

2. Si costituiva la spa Alitalia e contestava la propria responsabilità; chiamava comunque in giudizio la spa Assitalia per esserne garantita. Superata l’eccezione di incompetenza del giudice del lavoro e di nullità del ricorso, il Tribunale rigettava nel merito la domanda attrice ritenendo il fatto accidentale.

Proponeva appello la L.M. e la Corte di Appello di Roma confermava la sentenza di primo grado così motivando:

– l’eccezione di incompetenza del giudice del lavoro deve essere respinta, dato che secondo la prospettazione di cui al ricorso si tratta di infortunio sul lavoro;

– nel merito, il ricorso non può essere accolto per l’assorbente considerazione che esso non contiene sufficienti allegazioni in punto di responsabilità del datore di lavoro, in quanto non precisa l’ora dell’infortunio, rilevante per valutare l’insidia, la distanza del luogo dell’infortunio, la relazione giuridica tra Alitalia ed il ridetto marciapiede.

3. Ha proposto ricorso per Cassazione L.M.S., deducendo tre motivi. Resistono con controricorso le società Alitalia ed Assitalia. La ricorrente L.M. e l’Alitalia hanno presentato memorie integrative.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

4. Con il primo motivo del ricorso, la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione, a sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, degli artt. 336, 342, 346, 434 e 112 c.p.c., per avere la Corte di Appello deciso la causa sulla base di considerazioni diverse da quelle proposte dalle parti. Il Tribunale ha superato l’eccezione di nullità del ricorso per difetto di allegazioni, la Corte di Appello era chiamata a decidere se la valutazione di merito del primo giudice fosse esatta; per contro la Corte di Appello ha ritenuto precluso tale esame del merito sulla base di una carenza di allegazioni.

5. Con il secondo motivo del ricorso, la ricorrente deduce omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione in fatto circa un punto decisivo della controversia, a sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, censurando quanto ritenuto dalla Corte di Appello in punto di carente ricostruzione del sinistro, evidenziando che il referto medico reca l’ora 13.05 e l’ora del sinistro va fatta risalire alle ore 11,15 circa sulla base della relazione di infortunio del personale navigante. Il marciapiede di cui trattasi era quello circostante la palazzina adibita ad uffici dell’Alitalia.

6. Con il terzo motivo del ricorso, la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione, a sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, dell’art. 2087 c.c. e del D.Lgs. n. 626 del 1994, art. 33, norme le quali fanno obbligo al datore di lavoro di eliminare dalle zone di transito tutti gli ostacoli fissi o mobili che costituiscano un pericolo.

7. I motivi sopra riportati possono essere esaminati congiuntamente, in quanto tra loro strettamente connessi. Essi risultano infondati e vanno rigettati.

8. Va premesso che in primo grado il ricorso è stato ritenuto ammissibile e tuttavia, nel merito, esso è stato ritenuto infondato, per essersi il fatto verificato senza responsabilità di terzi ed in modo accidentale. Tale statuizione è stata confermata in appello, ma la Corte di Appello ha preferito far discendere la reiezione della domanda attrice piuttosto da una carenza di allegazioni difensive che dalle risultanze degli atti. Tale carenza di allegazioni era stata dedotta in primo grado da Alitalia spa e la questione relativa era stata riproposta (sotto il profilo della nullità del ricorso per carenza di indicazioni fattuali) nella memoria di costituzione in grado di appello. Non sussiste quindi alcuna preclusione processuale in ordine al riesame della fattispecie sotto l’aspetto della carenza di argomentazioni difensive.

9. Quanto al merito, entrambi i giudici hanno ritenuto il fatto come accidentale, senza responsabilità del datore di lavoro, posto che l’accadimento avvenne in ora diurna, il cavo di acciaio era visibile sul marciapiede e quindi non costituiva insidia, non è stata chiarita la relazione giuridica tra Alitalia ed il marciapiede, non è dato sapere se il marciapiede fosse di uso esclusivo dei lavoratori Alitalia o anche di altre persone, se fosse cioè un passaggio sul luogo di lavoro o un punto di transito aperto ad una collettività indeterminata di persone.

10. Il ricorso deve, per i suesposti motivi, essere rigettato. Giusti motivi, in relazione alla complessità in fatto della vicenda, all’opinabilità delle questioni trattate ed al comportamento processuale delle parti, consigliano la compensazione delle spese del processo di cassazione.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE rigetta il ricorso e compensa le spese del processo di legittimità tra le parti costituite.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 6 luglio 2010.

Depositato in Cancelleria il 10 settembre 2010

 

 

 

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