Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19349 del 10/09/2010

Cassazione civile sez. lav., 10/09/2010, (ud. 06/07/2010, dep. 10/09/2010), n.19349

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROSELLI Federico – Presidente –

Dott. MONACI Stefano – Consigliere –

Dott. DE RENZIS Alessandro – Consigliere –

Dott. DI NUBILA Vincenzo – rel. Consigliere –

Dott. PICONE Pasquale – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 31413-2006 proposto da:

CO.GE.PA. COSTRUZIONI GENERALI PASSARELLI S.P.A., in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,

CORSO TRIESTE 185, presso lo studio dell’avvocato VERSACE RAFFAELE,

rappresentata e difesa dall’avvocato PELLEGRINO RAFFAELE, giusta

mandato a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

M.P., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZALE CLODIO

14, presso lo studio dell’avvocato DI CELMO MASSIMO, che lo

rappresenta e difende, giusta mandato a margine del controricorso;

– ASL/(OMISSIS) NAPOLI, in persona del legale rappresentante pro

tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CESARE FEDERICI 2, presso lo

studio degli avvocati ALESSANDRINI MARIA CONCETTA e GRIMALDI

VINCENZO, che la rappresentano e difendono giusta mandato a margine

del controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 5276/2005 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 09/11/2005 r.g.n. 1507/03;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

06/07/2010 dal Consigliere Dott. VINCENZO DI NUBILA;

udito l’Avvocato SANTE ASSENNATO per delega MASSIMO DI CELMO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUCCI COSTANTINO che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con ricorso depositato in data 27.6.2003, la COGEPA spa proponeva appello avverso la sentenza del Tribunale di Napoli del 14.1.2003, con la quale era stata parzialmente accolta la domanda di M. P., invalido avviato al lavoro presso la convenuta, intesa ad ottenere il pagamento delle retribuzioni maturate tra la data della sospensione (in attesa del pronunciamento del collegio medico di cui “infra”) ed il reinserimento in servizio. Il lavoratore era stato avviato ad accertamento medico presso la competente ASL per verificare la di lui utilizzabilità presso l’impresa, a sensi della L. n. 468 del 1968, art. 20; dopo un lungo ritardo, la commissione medica aveva ritenuto il M. inidoneo alla mansioni di manovale, ma tuttavia utilizzabile in mansioni sedentarie. Il Tribunale aveva ritenuto tale decisione “favorevole” al lavoratore: di qui in diritto alle retribuzioni “medio tempore”. La Cogepa insisteva altresì per la condanna della ASL al risarcimento del danno per il ritardo nell’adempimento amministrativo.

2. La Corte di Appello di Napoli confermava la sentenza di primo grado, limitando peraltro la condanna al luglio 2001, data sotto la quale l’attore risultava avere reperito altro impiego. Questa in sintesi la motivazione della sentenza di appello:

– infondate sono le censure di violazione del contraddittorio e ultrapetizione; legittimamente il Tribunale ha utilizzato un documento prodotto tardivamente dalla stessa Cogepa; trattasi del documento proveniente dalla ASL e relativo all’accertamento medico;

– la decisione della commissione medica è favorevole al lavoratore, perchè lo ritiene idoneo a mansioni sedentarie; l’impresa vanamente allega di non disporre di posti di lavoro sedentari nel cantiere, dovendosi invece fare riferimento all’intera azienda;

– manca la prova della assoluta impossibilità di utilizzo del lavoratore invalido; la legittimità della procedura di sospensione dell’invalido avviato al lavoro per l’accertamento delle sue condizioni è stata affermata dal Tribunale con capo di pronuncia passata in giudicato; e tuttavia l’esito dell’accertamento è favorevole al lavoratore, onde egli rettamente reclama le retribuzioni “medio tempore” maturate;

– il risarcimento del danno viene limitato al luglio 2001, data alla quale il M. è stato collocato altrove;

– non risultano elementi per affermare una responsabilità della ASL, essendo il ritardo dovuto a ragioni organizzative e la relativa contestazione da parte della Cogepa risulta “piuttosto generica”.

3. Ha proposto ricorso per Cassazione la spa Cogepa, deducendo sette motivi. Resiste con controricorso l’attore M.. La ASL Napoli (OMISSIS) resiste anch’essa con controricorso. La ricorrente ha presentato memoria integrativa.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

4. Con il primo motivo del ricorso, la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione, a sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, della L. n. 482 del 1968, art. 20, art. 2697 c.c., artt. 112 e 277 c.p.c.:

l’obbligo di “repechage” facente carico al datore di lavoro trova un limite nel criterio di ragionevolezza; Fattore ha dedotto fino dal ricorso introduttivo la sussistenza di un obbligo datoriale di ricercare un posto di lavoro compatibile con le proprie condizioni, ma nulla ha allegato e dedotto circa una possibile collocazione in altro sito o in altra mansione. In altri termini, il giudice di appello non ha dato risposta all’eccezione per cui nell’ambito del cantiere non esisteva un posto di lavoro con mansioni sedentarie e non ha rilevato la suddetta carenza di allegazione attorea.

5. Con il secondo motivo del ricorso, la ricorrente deduce ulteriore violazione della L. n. 482 del 1968, art. 20, degli artt. 115 e 420 c.p.c., nonchè omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione in fatto circa un punto decisivo della controversia, a sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5: l’obbligo per il datore di lavoro di retribuire il lavoratore durante il periodo di sospensione presuppone che la decisione del collegio medico sia stata favorevole al lavoratore, valutazione questa erronea e non adeguatamente motivata;

tenuto anche conto dell’atteggiamento del lavoratore, favorevole alla sospensione.

6. Con il terzo motivo del ricorso, la ricorrente deduce ancora violazione e falsa applicazione, a sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, della ridetta L. n. 482 del 1968, art. 20, sotto il profilo che la decisione della commissione medica è stata in realtà sfavorevole al lavoratore, e per di più ultronea rispetto alla richiesta. La commissione ha infatti confermato che il M. non è utilizzabile come manovale e non ha tenuto conto che nel cantiere non esistevano mansioni compatibili con le condizioni dell’attore. D’altra parte un utilizzo come usciere avrebbe richiesto una vantazione di requisiti personali e di riservatezza. Lo stesso è a dirsi per il settore amministrativo.

7. Il quarto motivo prospetta ulteriore violazione dell’art. 2697 c.c., artt. 112, 414 e 420 c.p.c., in ragione della apoditticità con la quale è stato affermato che il M. poteva essere utilizzato come impiegato nel settore amministrativo.

8. I motivi sopra riportati possono essere esaminati congiuntamente, in quanto tra loro strettamente connessi. Essi risultano infondati e vanno disattesi.

9. Va premesso che l’obbligo per il datore di lavoro di occupare una determinata percentuale di invalidi discende dal dovere di solidarietà sociale, in virtù del quale anche le persone portatrici di menomazioni hanno diritto al lavoro ; l’avviamento delle persone svantaggiate si pone quindi come un peso imposto alle aziende in ragione del dovere di cui sopra. Ciò posto, l’art. 20 della Legge n. 482.1968 dispone tra l’altro che “l’invalido o il datore di lavoro che lo occupa o lo deve occupare possono chiedere che sia accertato che la natura e il grado dell’invalidità non possa riuscire di pregiudizio alla salute o all’incolumità dei compagni di lavoro od alla sicurezza degli impianti.

L’accertamento sanitario di cui al precedente comma è demandato ad un collegio medico, nominato dal prefetto, che ha sede presso l’ufficio provinciale sanitario e composto dal medico provinciale, che lo presiede, da un ispettore medico, del lavoro da un medico in rappresentanza dei datori di lavoro e da un medico designato dall’associazioni, opera od ente, di cui all’ultimo comma dell’art. 15; il lavoratore può farsi assistere da un medico di fiducia.

Lo stesso collegio medico di cui al precedente comma decide, su ricorso dell’invalido stesso, circa la compatibilità dello stato fisico del ricorrente con le mansioni a lui affidate all’atto dell’assunzione o successivamente.

Qualora il datore di lavoro, in attesa del giudizio del collegio medico, allontani dal lavoro l’invalido già assunto ovvero si rifiuti di assumerlo, è tenuto a corrispondere a questi le retribuzioni perdute nel caso in cui il referto del collegio riesca favorevole all’invalido. In tale caso il datore di lavoro è altresì tenuto ad assegnare all’invalido una occupazione compatibile con le sue condizioni fisiche.

Fermo il disposto dell’art. 2103 c.c., il datore di lavoro ha facoltà di adibire l’invalido a mansioni diverse da quelle per le quali fu assunto purchè compatibili con le condizioni fisiche dell’invalido stesso”.

10. Appare evidente, dalla lettura della norma citata, che è irrilevante il soggetto dal quale proviene la richiesta di accertamento da parte della commissione medica, mentre l’onere di pagare le retribuzioni maturate “medio tempore” durante la sospensione del rapporto di lavoro per il tempo richiesto dagli accertamenti presuppone che il giudizio della commissione medica sia “favorevole” al lavoratore. Nella specie, il giudice di merito ha preso atto che la commissione medica ha ritenuto il M. idoneo a mansioni sedentarie e quindi ha ritenuto favorevole al lavoratore il detto giudizio, con apprezzamento in fatto sufficientemente motivato, in quando la Corte di Appello ha dato atto che il M. non poteva riuscire di pregiudizio per l’incolumità dei compagni di lavoro e poteva essere adibito a mansioni sedentarie. Nè poteva darsi ingresso a questo r punto alle allegazioni difensive della Cogepa, nel senso che nel cantiere non esistevano posizioni di lavoro sedentarie, oppure che l’adibizione a mansioni di guardiania richiedeva un “quid pluris” di accertamenti sulla persona del lavoratore.

11. Il principio di affermare è il seguente: qualora l’invalido avviato obbligatoriamente al lavoro risulti inidoneo alle mansioni assegnate, può il collegio medico di cui alla L. n. 482 del 1968, art. 20 indicare mansioni alternative e compatibili con le condizioni di salute dell’invalido stesso; in tal caso grava sul datore di lavoro l’onere di provare l’impossibilità di assegnare il lavoratore alla detta mansione; nè questi è gravato dell’onere di dare indicazioni circa il suo possibile reimpiego. Ed infatti il datore di lavoro deve sopportare il “peso” solidaristico dell’assunzione obbligatoria, mentre l’invalido, tra l’altro non ancora inserito nel lavoro, non può avere conoscenza dell’assetto organizzativo dell’impresa e delle mansioni disponibili.

12. Col quinto motivo, parte ricorrente deduce violazione degli artt. 5, 112, 414 e 420 c.p.c., sotto il profilo che il giudice di merito ha utilizzato un documento tardivamente prodotto, vale a dire il referto del collegio medico, al di fuori delle questioni prospettate dalle parti.

13. Il motivo è infondato. Il giudice del lavoro ha ampia discrezionalità nell’acquisire documenti che ritenga indispensabili ai fini della decisione. Inoltre il divieto di produzione di nuovi documenti non opera quando la parte non ne disponeva all’inizio del processo ovvero quando la produzione è resa necessaria dallo sviluppo del contraddittorio tra le parti. Nella specie, trattavasi di documento decisivo, perchè è sulla base di esso che viene verificata la fondatezza della domanda.

16. Il sesto motivo del ricorso per Cassazione prospetta ulteriore violazione dell’art. 420 c.p.c., per non essere state ammesse le prove dedotte dalla convenuta ed atte a dimostrare che non esistevano mansioni sedentarie nell’ambito aziendale.

17. Il motivo è infondato. Il giudice di merito gode di ampia discrezionalità nell’ammettere prove, ove le ritenga rilevanti. Ma nella specie, per le ragioni esposte a proposito dei motivi che precedono, era irrilevante accertare l’inesistenza di posizioni lavorative sedentarie nel singolo cantiere, laddove era all’intero complesso aziendale che doveva farsi riferimento, e sempre tenendo presente il carattere sociale e solidaristico dell’assunzione obbligatoria.

18. Il settimo motivo deduce violazione e falsa applicazione, a sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, degli artt. 112 e 277 c.p.c., art. 2697 c.c., omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione in fatto circa un punto decisivo della controversia, a sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, per non avere la Corte di Appello dichiarato il colpevole ritardo da parte della ASL Na (OMISSIS) nell’espletamento degli accertamenti medici.

19. Il motivo è infondato. Il Tribunale dapprima, la Corte di Appello poi hanno ritenuto che il ritardo sussiste ma non risulta dovuto a colpa ed è stato giustificato documentalmente. Peraltro i motivi di appello sulla reiezione della domanda di risarcimento del danno appaiono generici ed inidonei a scalfire la pronuncia resa sul punto dal Tribunale.

20. Il ricorso deve, per i suesposti motivi, essere rigettato. Le spese del grado seguono la soccombenza e vengono liquidate nel dispositivo nei rapporti tra attore e Cogepa. Va disposta la distrazione delle spese in favore del difensore, il quale ha reso le prescritte dichiarazioni. Quanto ai rapporti tra Cogepa e Asl, si ravvisano giusti motivi per la compensazione, in relazione all’opinabilità della lite ed al fatto che ontologicamente il ritardo sussisteva.

P.Q.M.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE rigetta il ricorso e condanna la ricorrente COGEPA spa a rifondere a M.P. le spese del grado, che liquida in Euro 20,00 oltre Euro tremila per onorari, più spese generali, Iva e Cpa nelle misure di legge. Autorizza la distrazione di dette spese in favore del difensore anticipatario avv. Massimo Di Celmo. Compensa le spese del grado tra la ricorrente Cogepa e l’ASL Napoli (OMISSIS).

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 6 luglio 2010.

Depositato in Cancelleria il 10 settembre 2010

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