Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19347 del 10/09/2010

Cassazione civile sez. lav., 10/09/2010, (ud. 06/07/2010, dep. 10/09/2010), n.19347

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FOGLIA Raffaele – rel. Presidente –

Dott. MONACI Stefano – Consigliere –

Dott. DE RENZIS Alessandro – Consigliere –

Dott. DI NUBILA Vincenzo – Consigliere –

Dott. PICONE Pasquale – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 3137-2007 proposto da:

RIVIERA DEGLI HAETHEI S.R.L., in persona dei legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ODERISI DA GUBBIO

214, presso lo studio dell’avvocato REMO COLACI, rappresentata e

difesa dall’avvocato LUPERTO COSIMO, giusta mandatola margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

C.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE

ANGELICO 92, presso lo studio dell’avvocato SILVETTI CARLO, che la

rappresenta e difende, giusta procura speciale atto notar DI PERSIA

LUIGI di LECCE del 06/06/07, rep. 2912;

– resistente con procura –

avverso la sentenza n. 1883/2006 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 03/11/2006 r.g.n. 4389/02;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

06/07/2010 dal Consigliere Dott. RAFFAELE FOGLIA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUCCI Costantino che ha concluso per l’accoglimento del primo e

secondo motivo del ricorso e rigetto degli altri.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso del 15.1.1998 C.A. conveniva in giudizio davanti al Pretore di Otranto la soc. Riviera degli Hertei, presso la quale aveva prestato servizio come impiegata dal 26.4.1996 al 31.12.1996, chiedendo la condanna della convenuta al pagamento di L. 13.634.831 per differenze retributive.

L’adito Pretore, con sentenza del 21.4.1999 accoglieva la domanda.

A seguito di gravame, il Tribunale di Lecce (quale giudice di 11 grado) rigettava l’appello con sentenza del 7.2.2000, rilevando che doveva reputarsi infondato il motivo di gravame con il quale era stata invocata la violazione dell’art. 163 c.p.c., comma 1, per essere stata chiamata in giudizio una ditta individuale (Hotel degli Haertei, in persona del legale rappresentante pro tempore. Precisava il giudice di appello che con il termine “ditta” si fa riferimento sia alla impresa individuale, che alle società, e che, comunque, nessuna incertezza vi era stata con riferimento alla ditta convenuta per avere la stessa ricevuto il ricorso.

Il Tribunale di Lecce osservava poi che le censure rivolte dall’appellante alla decisione di primo grado erano affatto generiche e trovavano piena confutazione nelle argomentazioni svolte dal primo giudice.

Avverso tale sentenza la società convenuta proponeva ricorso per cassazione, cui seguiva controricorso della C..

Con sentenza n. 12290 del 2002 questa Corte, disattesi tutti gli altri motivi, e rilevata la carenza della motivazione adottata dal Tribunale di Lecce, accoglieva il quarto motivo (con il quale la società ricorrente lamentava che quest’ultimo Tribunale, pur sussistendo totale carenza di prove in ordine al periodo lavorativo, all’orario e alle mansioni svolte dalla C., nè potendo ritenersi attendibili le deposizioni del teste N., in quanto coniuge della lavoratrice, e, come tale assoggettato al divieto di testimoniare secondo la previsione dell’art. 247 c.p.c., aveva ciononostante condannato la società datrice di lavoro al pagamento delle spettanze lavorative), cassava la sentenza impugnata, rimettendo la causa davanti alla Corte di appello di Bari per i necessari accertamenti in fatto, nonchè per la regolazione delle spese processuali.

Espletata consulenza contabile, la Corte di rinvio pronunziava sentenza 3 novembre 2006 con la quale: a) condannava la società al pagamento, in favore della C., della somma di Euro 7.041, 80 a titolo di differenze retributive, oltre alla rivalutazione monetaria; b) ordinava alla medesima società di regolarizzare la posizione contributiva della dipendente; c) poneva a carico della società le spese del primo e del secondo grado di giudizio, della cassazione e della fase di rinvio, comprese le spese di consulenza tecnica.

Per la cassazione di quest’ultima sentenza la società propone ricorso per cassazione affidato a quattro motivi. La lavoratrice non si è costituita.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo la s.r.l. Riviera degli Haetei – deducendo la violazione dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, nonchè omessa e contraddittoria motivazione – lamenta che la Corte di Bari, avendo motivato in ordine all’accoglimento della domanda (e quindi in ordine alla conferma della sentenza di primo grado da parte del Giudice di appello), non avrebbe assegnato il giusto peso e valore alla deposizione dell’unico teste escusso (V. N., marito della C.). In particolare questo soggetto, proprio in ragione del suo rapporto di coniugio con la lavoratrice, si trovava in una posizione di espresso divieto a testimoniare, ai sensi dell’art. 247 c.p.c., mentre, l’art. 421 c.p.c., u.c., ne avrebbe consentito soltanto il libero interrogatorio.

Il motivo non è fondato.

La Corte di rinvio, avvertendo la possibile obiezione sulla attendibilità del teste, previene questa censura (v. sentenza pp. 7- 9) premette che non basta la sola circostanza del rapporto di coniugio esistente fra il teste e la lavoratrice ricorrente per azzerare l’incidenza probatoria dell’unico teste, aggiungendo, tuttavia, che più circostanze, tra quelle sottolineate dalla sentenza di appello impugnata, possono in realtà concorrere a rafforzare il peso probatorio altre fonti di cognizione. Tra queste, a) il significato confessorio riconducibile alla mancata presentazione – senza alcuna giustificazione – del legale rappresentante della società datrice di lavoro a rendere l’interrogatorio formale sui medesimi fatti, ritualmente articolato e ammesso mediante ordinanza notificato all’interrogando; b) il fatto che, più di una volta l’indicazione dei crediti differenziali in esame, trova riscontro nelle risultanze della perizia contabile in misura addirittura maggior rispetto agli importi richiesti dalla ricorrente; c) il quesito posto al dr. D.C.M., commercialista, in applicazione del metodo giurisprudenziale ex art. 36 Cost., di verifica della congruità della retribuzione, utilizzabile come elemento utile per svolgere un effettivo tentativo di conciliazione sulla base di elementi conoscitivi desumibili anche dalle previsioni della contrattazione collettiva applicabile al settore di appartenenza della società datrice di lavoro.

All’esito dell’accurata disamina operata dal consulente è stato possibile quantificare la somma retributiva differenziale, risultata pari ad Euro 7.041,831.

Con il secondo motivo di ricorso la società denuncia violazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, nonchè carente o contraddittoria motivazione. Rileva il ricorrente che la sentenza della corte di rinvio ha condannato la società al pagamento delle “spese giudiziali di primo e secondo grado, della cassazione e della presente fase di rinvio, che liquida, per ciascuna di detti gradi e fasi in Euro 1.000,00 oltre accessori di legge”.

Poichè la stessa C., nel controricorso al S.C. non ha avanzato alcuna richiesta di condanna alle spese per i primi due giudizi di merito, limitandosi a richiedere le spese e le competenze professionali per il solo giudizio in cassazione, non sarebbe corretto esporre la società ad una duplice soccombenza per lo stesso titolo, mentre sarebbe preferibile la soluzione della compensazione delle spese di entrambe le fasi (rescindente e rescissoria).

Il motivo non può essere accolto, potendo la questione essere superata, in via equitativa.

Questa Corte, con la sentenza n. 12290 del 2002, nel rinviare la causa alla Corte di Bari, attribuiva a quest’ultima il compito di pronunciare sulle spese anche relative al giudizio di cassazione. La Corte di appello ha provveduto nei termini di cui al dispositivo sopra ricordato. Per evitare il temuto inconveniente della doppia soccombenza, e favorire il ripristino di una posizione di equilibrata parità di posizione nel dettare il regime delle spese concernenti il presente giudizio di legittimità, è opportuno – anche in considerazione del fatto che la controparte non ha partecipato al presente giudizio di legittimità – esentare dalle spese la società ricorrente, nonostante la sua soccombenza in questo giudizio.

Col terzo motivo la ricorrente denuncia la violazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, nonchè la contraddittoria ed illogica motivazione in ordine alle risultanze della c.t.u..

Col quarto motivo – deducendo la violazione degli artt. 112, e 324 c.p.c. e dell’art. 429 c.p.c., comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, nonchè omessa motivazione quanto alla liquidazione degli accessori – la società ricorrente lamenta che la Corte barese, contravvenendo al giudicato già formatosi sul punto degli accessori per come disposto dal Pretore di Otranto, ha condannato la società al pagamento di due accessori.

I motivi nn. 3 e 4, congiuntamente scrutinabili in quanto collegati tra loro, non possono trovare ingresso in questa sede.

Nell’espletamento dell’incarico peritale affidatogli dalla Corte di appello barese, il CTU sarebbe incorso in errori di calcolo. Lo stesso Ausiliario avrebbe riconosciuto alcuni errori, rimettendo alle parti un supplemento peritale che la Corte del rinvio ha preso in approfondita e attenta considerazione, tenendo conto anche delle osservazioni provenienti dalle parti in merito.

La sentenza di appello impugnata si basa su una consulenza tecnico contabile apprezzata con particolare approfondimento da parte dello stesso giudice il quale ha avvertito la necessità di seguire criticamente lo sviluppo della relazione tecnica, sia attraverso verifiche “durante lo sviluppo del ragionamento ricostruttivo” il quale ha dato luogo a correzioni o precisazioni contabili fornite nel testo della relazione. In particolare l’attenzione critica si è rivolta alle ore di straordinario, ferie e festività rispetto alle quali il perito ha negato di aver commesso errori, avendo ridotto, tra l’altro gli importi finali. Un rafforzamento dell’attendibilità dei riscontri probatori evocati dalla corte di appello di Bari proviene anche dalla utilizzazione delle acquisizioni probatorie raccolte sin dal primo grado del processo celebrato presso la Pretura di Otranto. Si tratta di riscontri rispetto ai quali assume un significato non trascurabile la circostanza che l’entità delle pretese manifestate dalla C. si è mantenuta sempre aderente ai valori calcolati sia nel primo grado, sia nell’ultima fase del giudizio di rinvio celebrato nel giudizio davanti alla Corte di appello barese.

La motivazione della sentenza di appello descrive una ricognizione critica contabile estesa a tutte le voci dei crediti vantati dalla lavoratrice, sicchè non è ammissibile trasferire nuovamente, nella presente sede di legittimità, ancora una volta, un contenzioso minuto e ragioneristico che trova la sede naturale esclusiva nel giudizio di merito.

Per i motivi esposti il ricorso proposto dalla Società Riviera degli Haetei non può essere accolto. Nulla va pronunziato a carico della società soccombente, sulle spese del presente giudizio, in quanto la controparte non ha svolto in essa attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla spese a favore della controparte resistente.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 6 luglio 2010.

Depositato in Cancelleria il 10 settembre 2010

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