Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19339 del 22/09/2011

Cassazione civile sez. I, 22/09/2011, (ud. 31/05/2011, dep. 22/09/2011), n.19339

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CARNEVALE Corrado – Presidente –

Dott. FIORETTI Francesco Maria – rel. Consigliere –

Dott. SALME’ Giuseppe – Consigliere –

Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

HEWLETT PACKARD ITALIANA S.R.L. (C.F. (OMISSIS)), in persona del

procuratore speciale pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA POMPEO MAGNO 1, presso l’avvocato ZINCONE ANDREA, che la

rappresenta e difende unitamente agli avvocati PIERGROSSI ALBERTO,

NICOLETTI ROSSELLA M., giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO LOMBARDIA RISORSE S.P.A. IN LIQUIDAZIONE (c.f.

(OMISSIS)), in persona del Curatore Avv. P.B.

G., elettivamente domiciliato in ROMA, LUNGOTEVERE MARZIO 1,

presso l’avvocato MACARIO FRANCESCO, che lo rappresenta e difende,

giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1601/2006 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 22/06/2006;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

31/05/2011 dal Consigliere Dott. FRANCESCO MARIA FIORETTI;

udito, per la ricorrente, l’Avvocato ANDREA ZINCONE che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso;

udito, per il controricorrente, l’Avvocato MACARIO che ha chiesto

l’inammissibilità del ricorso;

il P.G. dott. GOLIA AURELIO nulla osserva.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Con sentenza n. 1601 del 13-22 giugno 2006 la Corte di Appello di Milano, in riforma della sentenza n. 2317 emessa il 4-17 febbraio 2003 dal Tribunale di Milano, dichiarava l’inefficacia di una serie di pagamenti per l’importo di Euro 20.086,24, effettuati da Lombardia Risorse s.p.a., dichiarata fallita dal Tribunale di Milano il 13 maggio 1996, in favore di Hewlett Packard Italiana s.r.l., quale avente causa di Compaq Computer s.r.l. e prima ancora di Digital Equipment s.p.a., nell’anno anteriore alla dichiarazione di fallimento.

In forza di tale sentenza la Hewlett Packard Italiana veniva condannata a pagare alla società fallita la somma summenzionata, oltre interessi legali dalla domanda al saldo, nonchè le somma di Euro 2.208,76 e 4.465,50 rispettivamente a titolo di spese processuali liquidate per il primo ed il secondo grado di giudizio.

Avverso detta sentenza la Hewlett Packard Italiana s.r.l. ha proposto ricorso per cassazione, resistito con controricorso dal Fallimento Lombardia Risorse s.p.a. in liquidazione. Entrambe le parti hanno depositato memorie.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

Denuncia la ricorrente la violazione e falsa applicazione della L. Fall., art. 67, per avere la Corte d’Appello errato nel ritenere provato il requisito della scientia decoctionis in capo alla Hewlett Packard..

Censura, inoltre, la sentenza impugnata con riferimento alla condanna alle spese processuali di primo e secondo grado, apparendo tale condanna improntata ad un ingiustificato intento punitivo.

Il Collegio osserva che, pur avendo la ricorrente proposto due censure, ha formulato un solo quesito di diritto, quando l’art. 366 bis c.p.c. impone che l’illustrazione di ciascun motivo venga conclusa, a pena di inammissibilità, con la formulazione di un quesito di diritto.

Peraltro l’unico quesito è così formulato:” il quesito di diritto, formulato ex art. 360 c.p.c., n. 3, concerne la violazione e la falsa applicazione della L. Fall., art. 67, comma 2, per avere erroneamente ritenuto la Corte d’Appello di Milano che il Fallimento Lombardia.

Risorse s.p.a. avesse fornito la prova della conoscenza della decozione di tale società da parte di Hewlett Packard Italiana s.r.l..” Il menzionato quesito è del tutto generico, in quanto manca della indicazione della fattispecie concreta in relazione alla quale dovrebbe essere formulato un determinato e pertinente principio di diritto, peraltro anch’esso non specificato.

Pertanto è inidoneo a consentire al giudice di comprendere quale sia l’oggetto del contendere e quale sia il principio di diritto che si richiede alla Corte di formulare in relazione all’oggetto della controversia.

Conseguentemente, per il disposto dell’art. 366 bis c.p.c. il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna della ricorrente a pagare al Fallimento resistente le spese del giudizio di cassazione, che, tenuto conto del valore della controversia, appare giusto liquidare in complessivi Euro 2.700,00, di cui Euro 200,00 per spese vive, oltre spese generali ed accessori di legge.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente a pagare al resistente le spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 2.700,00 (duemilasettecento), di cui Euro 200,00 per spese vive, oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 31 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 22 settembre 2011

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