Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19337 del 20/07/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 19337 Anno 2018
Presidente: CURZIO PIETRO
Relatore: SPENA FRANCESCA

ORDINANZA
sul ricorso 2765-2017 proposto da:
INPS — ISTITUTO N 1ZION.A1», 1)1T1..\ PRI*11)111\11..\
80078750587, in persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato
in

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131:1CC.\1Z1.\

9

presso

la

sede:

dell’AVVOL\TUR.1 dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso dagli
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ivvocati ANTONI:’,1,1„.1

– ricorrente contro
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dall’av\ – ocato

– con troricorrente

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32)

Data pubblicazione: 20/07/2018

PROC. nr . 2765/2017 RG

avverso la sentenza n. 713/2016 della CORTI.. D’.\1 3 1 9 1′.11 X) di NIVSS11\1.\,
depositata il 14/07/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di ctmsiglio non partecipata
del 09/05/2018 dal Consigliere Dott. FR.\NCI.ISC.\

che con sentenza del 17.5-14.7.2016 nr. 713 la Corte d’Appello di
Messina riformava la sentenza del Tribunale di Patti e per l’effetto dichiarava
il diritto di ANTONINO CARONE a percepire la pensione di anzianità dal
31.12.1998 e condannava l’INPS al pagamento dei ratei maturati dal
gennaio 2000, accogliendo la eccezione di decadenza dell’INPS per i ratei
maturati in epoca anteriore;
che a fondamento della decisione la Corte territoriale, in riforma della
statuizione del giudice del primo grado, riteneva non essere ostativo al
conseguimento della pensione lo svolgimento da parte del Carone della
attività di bracciante agricolo fino al 31.12.2002; osservava che ai sensi
dell’articolo 20, comma 4, legge 30 aprile 1969 nr. 153, il divieto di cumulo
della pensione con la retribuzione da lavoro dipendente era escluso per le
attività di lavoro agricolo;
che ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza l’INPS, affidato
ad un unico motivo, cui l’intimato ha resistito con controricorso;
che la proposta del relatore è stata comunicata alle parti, unitamente al
decreto di fissazione dell’udienza, ai sensi dell’articolo 380 bis
cod.proc.civ.;
che ANTONINO CARONE ha depositato memoria;

CONSIDERATO
che con l’unico motivo l’INPS ha denunziato— ai sensi dell’articolo 360
nr. 3 cod.proc.civ.— violazione degli articoli 20

e 22 legge 30 aprile 1969

nr. 153 nonché dell’articolo 10 D. Lgs. 30 dicembre 1992 nr. 503, per avere
la Corte territoriale escluso la necessità del requisito della cessazione
dell’attività di lavoro subordinato quale condizione di accesso alla pensione
di anzianità, requisito – invece – previsto non solo dalla L. n. 153/1969, art.

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RILEVATO

PROC. nr . 2765/2017 RG

22 comma 1 lettera c) ma anche dal D.Lgs. n. 503/1992, art. 10, comma
6. Erronea era la applicazione nella sentenza impugnata dell’articolo 20
della legge 153/1969, norma che escludeva dal divieto di cumulo con la
pensione già conseguita i redditi derivanti dal lavoro salariato agricolo ma
non incideva sul regime di accesso alla pensione, che richiedeva, invece, la
cessazione del rapporto di lavoro subordinato, nella specie avvenuta solo

che ritiene il Collegio si debba accogliere il ricorso.
Giova premettere che

la legge n. 153/1969, istitutiva della pensione

di anzianità, già prevedeva, con l’articolo art. 22, comma 1, lettera c), quale
requisito di maturazione del diritto a pensione
la cessazione dell’attività lavorativa subordinata, congiuntamente a quello
di trentacinque anni di iscrizione assicurativa e di contribuzione.
Lo stesso articolo 22, al successivo comma 7, prevedeva, inoltre, la
incumulabilità della pensione di anzianità con la retribuzione percepita in
costanza di rapporto di lavoro dipendente.
Il requisito della inoccupazione come condizione

di accesso alla

pensione veniva poi confermato dal D.Lgs. n. 503 del 1992, art. 10, comma
6, che per le pensioni di anzianità (a carico dell’assicurazione generale
obbligatoria dei lavoratori dipendenti ed autonomi e delle forme di essa
sostitutive nonché per i trattamenti anticipati di anzianità delle forme
esclusive) :
– subordinava il conseguimento della pensione «alla risoluzione del
rapporto di lavoro» ( come dal testo sostituito dall’articolo 11 comma 9
legge 537/1993).
– ribadiva la incumulabilità assoluta con i redditi da lavoro dipendente,
già prevista dall’articolo 22, comma 7, della legge 153/1969
– introduceva per la prima volta il divieto di cumulo anche con i redditi
da lavoro autonomo, nella misura del 50%.
Il medesimo D.Lgs. n. 503/1992 inoltre estendeva il requisito della
inoccupazione anche alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia
(art. 1, comma 7).

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nel dicembre 2002;

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Questa Corte con plurime pronunzie ha chiarito che il requisito della
inoccupazione ha natura di elemento costitutivo del diritto alla pensione di
anzianità ( Cass. n. 16789/14; Cass. n. 4480/2013; Cass. n.
4898/2012; Cass. n. 11935/04; Cass. n. 6571/02;Cass. n. 6693/96; Cass.
n. 5965/84) e che la sua rado, estesa anche alla pensione di vecchiaia,
consiste in una presunzione di bisogno che giustifica ai sensi dell’art. 38

lavoro subordinato e la produzione di reddito da lavoro che ne consegue
escludono lo stato di bisogno del lavoratore e, quindi, l’esigenza di garantire
al medesimo, ai sensi dell’art. 38 Cost., comma 2, mezzi adeguati alle sue
esigenze di vita ( Cass. nr. 4900/2012).
E’ stato pure evidenziato che la cessazione del rapporto di lavoro quale
requisito di maturazione della pensione risulta condizione del tutto diversa
rispetto alla possibilità del cumulo tra la pensione— una volta che sia stata
conseguita— ed il reddito da lavoro, dipendente o autonomo: pertanto il
fatto che la legge consenta il cumulo tra la pensione di vecchiaia ed i
redditi da lavoro dipendente non toglie che la prestazione non possa essere
erogata se non dopo la cessazione del rapporto di lavoro.
In applicazione di tali principi nell’arresto del 15 marzo 2016 nr. 5052,
in continuità con Cass. n. 4898/2012 e Cass. n 4900/2012, si è affermato
che per conseguire il diritto alla pensione di anzianità è comunque
necessaria la cessazione del rapporto di lavoro dipendente al momento della
presentazione della domanda e che, pertantq, in caso di rapporti di lavoro
successivi, con il medesimo o con altro datore di lavoro, è necessaria una
soluzione di continuità tra i medesimi rapporti al momento della richiesta
della pensione di anzianità e della decorrenza della pensione stessa.
Coerentemente con le indicate acquisizioni la sentenza impugnata deve
essere cassata in applicazione del seguente principio di diritto, già
affermato nel risalente arresto di Cass. sez. lav. 21.11.1984 nr 5965 e cui in
questa sede va assicurata continuità: « l’articolo 22 comma 8 legge 30
aprile 1969 nr. 153 (introdotto dall’art. 23 quinquies dl 267/1972 conv. in
legge 11 agosto 1972 nr. 485) che stabilisce la non applicabilità del divieto
di cumulo tra pensione di anzianità e retribuzione lorda per i lavoratori

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Cost., l’erogazione della prestazione sociale; la prosecuzione del rapporto di

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agricoli salariati fissi giornalieri non deroga alla disDosizione (di cui
all’articolo ettera c della stesse legge :153/1969) che prescrive H requiAo
della esistenza dello stato di disoccupazione al’ atto della domanda di
pensione. Le due norme, infatti, regolano Carri gi diversi : ia prima, il diritto
a cumulare la pensione già conseguita con la retribuzic ne; la seconda il

in atts alla data di presentazione della domaada di pensione di anziar tà
Dsta alla maturazione del diritto a pensione»:

che la causa deve essere rinviata ad altro giudice, che sì individua r2Ila
Corte d’Appello di Catania, che provvederà ad un nuove esame dei fatti di
zausa alla luce del principio di diritto innanzi esposto;

che il giudice lel rinvio provvederà altresì alle spese del presente
grado
PQM
La Corte accodlie il ricorso. Cassa la sertenza impugnata

e rinvi.s-

anche per le spese– alla Corte d’Appello di Catania.
Così deciso in Roma, nella adunanza camerale del 9 ma io 2018

diritto a conseguire la pensione. Ne deriva che il lavoro aejricoio d pendeTte

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