Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19305 del 10/09/2010

Cassazione civile sez. III, 10/09/2010, (ud. 08/07/2010, dep. 10/09/2010), n.19305

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIFONE Francesco – Presidente –

Dott. PETTI Giovanni Battista – Consigliere –

Dott. FILADORO Camillo – Consigliere –

Dott. FEDERICO Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. AMATUCCI Alfonso – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

GRUPPO ADRIATICA IMMOBILIARE S.R.L. IN LIQUIDAZIONE (OMISSIS) in

persona del legalo rappresentante pro tempore Sig. A.

S., elettivamente domiciliata in ROMA, presso la Sig.ra

SALLUSTIO ANNA, rappresentata e difesa dall’avvocato BOCCARDI PIERO

con studio in 70056 MOLFETTA (BA), CORSO UMBERTO 14, giusta delega in

calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

A.I. (OMISSIS), IMPRESA EDILE AZZOLLINI

ILARIONE & C. S.A.S. 04385660727;

– intimati –

sul ricorso 7969-2006 proposto da:

A.I. in proprio e nella qualità di socio

accomandatario e legale rappresentante della IMPRESA EDILE COMM.

AZZOLINI E C. S.A.S., considerata domiciliata “ex lege” in ROMA,

presso la CANCELLERIA CENTRALE CIVILE, rappresentata e difesa

dall’avvocato SANTORO FRANCESCO giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

GRUPPO ADRIATICA IMMOBILIARE SRL IN LIQUIDAZIONE in persona del

legale rappresentante pro tempore Sig. A.S.,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIUSEPPE GIOACCHINO BELLI 96,

presso la Sig.ra SALLUSTTO ANNA, rappresentata e difesa dall’avvocato

BOCCARDI PIERO giusta delega in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1117/2005 della CORTE D’APPELLO di BARI, 2^,

SEZIONE CIVILE, emessa il 28/10/2005, depositata il 23/11/2005,

R.G.N. 18 64/2003;

adita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

08/07/2010 dal Consigliere Dott. GIOVANNI FEDERICO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CENICCOLA Raffaele che ha concluso per il rigetto del ricorso

principale, assorbite il ricorso incidentale.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto notificato il 7.12.95 la s.r.l. Gruppo Adriatica Immobiliare, premesso che alla fine del 1994 A.I. le aveva conferito l’incarico di procurare la vendita di un immobile terraneo sito in (OMISSIS) obbligandosi a pagare una provvigione del 2% sul prezzo di vendita; che essa esponente procurava quale aspirante acquirente la s.p.a. Sud Ricambi che si impegnava all’acquisto dell’immobile per un prezzo di L. 900 milioni, nonchè al versamento di una provvigione del 2% più IVA; che, accettata tale proposta d’acquisto dall’ A., il preliminare di vendita era stato stipulato presso lo studio del notaio R. di Bari e che in tale occasione constatava che tra i contraenti si stava formando un accordo diretto a far accollare all’acquirente anche il debito del venditore per la mediazione, accordo peraltro a cui essa istante rimaneva del tutto estranea; che aveva richiesto invano all’ A. il pagamento della provvigione a suo carico, sentendosi rispondere che si era stabilito tra tutte le parti che la provvigione stessa rimanesse a totale carico della Sud Ricambi;

conveniva in giudizio dinanzi al Pretore di Molfetta la Sud Ricambi e l’ A., quest’ultimo in proprio e nella qualità di legale rappresentante dell’impresa edile Comm. Ilarione Azzollini & C. s.a.s., per sentirli condannare in solido al versamento di detta provvigione a carico della parte venditrice nella misura (compresa l’IVA) di L. 21.420.000, oltre interessi ovvero, in via subordinata, per sentir condannare esclusivamente la Sud Ricambi al pagamento della somma suddetta.

Entrambi i convenuti si costituivano sollevando varie eccezioni.

Disposta, quindi, la riunione della presente causa a quella promossa dalla stessa attrice contro la Sud Ricambi per la quota di provvigione a suo carico, e riassunto il giudizio nei confronti del solo A. dopo che il procuratore della Sud Ricambi aveva comunicato l’avvenuto suo fallimento, il Tribunale di Trani accoglieva la domanda e condannava la soc. Azzollini al pagamento di Euro 9.300,00 oltre Iva ed interessi.

Appellata tale sentenza dall’ A. in proprio e nella qualità predetta, si costituiva l’appellata Gruppo Adriatica Imm.re srl in liquidazione, resistendo al gravame e sollevando appello incidentale in ordine all’esclusione della responsabilità in proprio dell’ A. circa il pagamento della provvigione.

Con sentenza depositata il 23.11.05 la Corte d’appello di Bari dichiarava l’inammissibilità del gravame principale proposto dall’ A. in proprio e, in accoglimento del primo motivo dell’appello principale della soc. Azzollini, rigettava la domanda attrice nei confronti di quest’ultima.

Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione la Gruppo Adriatica Imm.re in liquidazione, con nove motivi, mentre l’ A., nella qualità, ha resistito con controricorso, con cui ha sollevato anche ricorso incidentale affidato ad un solo motivo e resistito dalla ricorrente con controricorso.

La ricorrente ha depositato in atti anche una memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Va preliminarmente disposta la riunione dei ricorsi ex art. 335 c.p.c..

a) ricorso principale.

Con il primo motivo la ricorrente lamenta la violazione dell’art. 1273 c.c., l’omessa valutazione della dichiarazione confessoria sul carattere non esplicito della liberazione del debitore originario e, quindi, l’omessa motivazione su un punto decisivo.

Con il secondo motivo lamenta la violazione dell’art. 116 c.p.c., comma 2 e l’omessa valutazione del contegno processuale della parte e, conseguentemente, su un punto decisivo della controversia.

Con il terzo motivo deduce la contraddittorietà della motivazione circa un punto decisivo, e cioè la natura dell’accollo (semplice od interno e non già esterno e liberatorio) intervenuto tra venditore ed acquirente.

Con il quarto motivo deduce omessa o insufficiente motivazione circa un punto decisivo, avendo la Corte di merito omesso di valutare alcune decisive risultanze processuali emergenti dalle deposizioni dei testi R. e S..

Con il quinto motivo deduce la violazione dell’art. 116 c.p.c. ed insufficiente e contraddittoria motivazione circa punti decisivi della controversia, in particolare in ordine alla valutazione dell’attendibilità dei testi escussi.

Con il sesto motivo deduce la violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c..

Con il settimo motivo denuncia omessa o insufficiente valutazione di elementi probatori decisivi, nonchè omessa o insufficiente motivazione, non avendo la Corte di merito valutato gli elementi comprovanti che l’incarico di mediazione era stato conferito da A.I. in proprio.

Con l’ottavo motivo denuncia la violazione degli artt. 1388, 1704 e 1705 c.c. ed omessa pronuncia su un punto decisivo, nonchè omessa motivazione, avendo la Corte di merito erroneamente presunto che l’ A. avesse agito nel caso di specie in qualità di legale rappresentante della s.a.s. Impresa edile Azzollim & C. Con il nono motivo denuncia la violazione degli artt. 2304 e 2315 c.c., omessa pronuncia su un punto decisivo ed omessa motivazione, non avendo la Corte territoriale tenuto conto dei fatto che l’ A.I., sia che avesse conferito l’incarico di vendita in proprio ovvero nella qualità suddetta, quale socio accomandatario della sopra citata s.a.s. avrebbe dovuto comunque rispondere illimitatamente per le obbligazioni della società stessa.

1. I primi cinque motivi, che possono esaminarsi congiuntamente per la loro stretta connessione, non sono fondati.

1.1. Sostiene, innanzitutto, la ricorrente che la Corte di merito ha trascurato di considerare la circostanza che nell’atto di appello gli stessi appellanti hanno testualmente affermato che l’odierna ricorrente “aderì ad un accordo che aveva come condizione, seppure non esplicita … la liberazione del debitore originario, pervenendo così all’erronea conclusione che nel caso di specie sia stato posto m essere un accollo esterno (che si ha quando le parti del negozio di accollo hanno convenuto che il creditore possa aderire alla convenzione con un suo atto di volontà e pretendere, quindi, direttamente dall’accollante l’adempimento del suo credito) di tipo liberatorio, in cui cioè il debitore originario viene liberato dalla sua obbligazione, rimanendo obbligato in sua vece il solo accollante.

La soluzione adottata dai giudici d’appello deve ritenersi assolutamente corretta, in quanto fondata su di una attenta analisi delle testimonianze rese in primo grado, in particolare quella del notaio R., dai medesimi valorizzata sia per l’intrinseca attendibilità del teste che per la precisa esposizione dei fatti ai quali ha assistito, nonchè l’estraneità riguardo alle parti in causa.

Dal testo di tale deposizione, riportato espressamente in sentenza, risulta invero che A.I. condizionò la sottoscrizione da parte sua del preliminare di vendita all’accollo da parte della Sud Ricambi della provvigione di mediazione da lui dovuta in favore della Adriatica Imm.re, con relativa sua liberazione da tale impegno, e che quest’ultima aderì, tramite il suo legale rappresentante, all’accordo di accollo così stipulato “prestando il proprio consenso verbale”.

La Corte di merito ha, quindi, applicato correttamente nella specie il disposto dell’art. 1273 c.c., comma 2, secondo cui l’adesione del creditore importa la liberazione del debitore originario solo se ciò ha costituito condizione espressa della stipulazione della convenzione d’accollo.

Quanto poi alla doglianza circa l’omessa rilevanza data all’ammissione degli stessi appellanti sul carattere non esplicito della condizione relativa alla liberazione del debitore originario, si rileva che le ammissioni del procuratore alle liti, pur non avendo valore pari alla confessione della parte, possono considerarsi al più come meri indizi e sono, quindi, valutabili sotto questo profilo dal giudice per la formazione del proprio convincimento.

Va altresì rilevato al riguardo che non basta ad attribuire valore pienamente confessorio ad una ammissione contenuta in uno scritto difensivo il fatto che quest’ultimo rechi, in calce o a margine del mandato alle liti, la sottoscrizione della parte, essendo quest’ultima finalizzata all’attribuzione al difensore dei poteri di rappresentanza in giudizio e non diretta ad assumere in proprio la titolarità delle affermazioni, ed anche delle eventuali ammissioni, contenute nell’atto munito di procura.

Attribuito, perciò, valore di semplice indizio all’affermazione contenuta nell’atto d’appello, di cui si discute, ne consegue che, rientrando nei poteri discrezionali del giudice di merito la valutazione di tutto il complesso del materiale probatorio comunque raccolto nell’istruzione della causa, il giudice medesimo si è all’evidenza avvalso della sua libertà nella valutazione delle prove stesse secondo il suo prudente apprezzamento, non sindacabile in questa sede, avendo egli fornito delle proprie determinazioni – come si è già rilevato – una motivazione adeguata, immune da vizi logici e giuridici.

1.2. Si sostiene, ancora, che la Corte di merito, sulla base della testimonianza resa dal notaio R., abbia erroneamente ritenuto che nel caso in esame ricorressero gli estremi dell’accollo esterno, anzichè quelli dell’accollo interno, essendo evidente che l’assetto pattuito tra Sud Ricambi e A.I. riguardava esclusivamente i rapporti interni tra venditore ed acquirente, senza alcuna volontà di attribuire un diritto al creditore.

Ma l’interpretazione dei risultati delle prove orali fornita dalla Corte di merito resiste alla critica in esame, in quanto, proprio perchè l’obiettivo prefissatosi da A.I., convinto di aver subito un danno in sede di determinazione del prezzo di vendita dell’immobile, era quello di liberarsi dal peso della provvigione a suo carico, appare del tutto ragionevole che abbia condizionato la sottoscrizione del preliminare, oltre che all’accollo da parte della Sud Ricambi della suddetta provvigione, anche alla sua liberazione definitiva da tale impegno.

Non può, perciò, imputarsi alcun vizio di omissione e/o insufficienza e/o contraddittorietà all’impianto motivazionale della sentenza impugnata laddove inette in rilievo che trattasi di accollo esterno con effetto liberatorio per il debitore originario.

1.3. Deve altresì escludersi che possa ravvisarsi nella specie l’ipotesi di violazione dell’art. 116 c.p.c., in relazione alla valutazione dei giudici d’appello circa l’attendibilità dei testi escussi, in quanto la sentenza gravata ha lungamente ed analiticamente esaminato l’attendibilità e la rilevanza, ai fini della decisione, di tutti i testi (v. pagg. 8-10) e delle dichiarazioni da loro rese, con considerazioni assolutamente scevre da vizi logici ed errori giuridici.

2. Il sesto motivo è manifestamente infondato.

Infatti, il regolamento delle spese processuali rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito, cui è devoluta anche la valutazione circa l’entità della soccombenza in relazione all’esito finale della lite, e l’ammissibilità del sindacato di legittimità resta circoscritta, in relazione all’art. 91 c.p.c., alla violazione del principio secondo cui non può mai essere condannata, in tutto o in parte, alle spese la parte totalmente vittoriosa.

3. Il settimo, l’ottavo ed il nono motivo, che possono esaminarsi congiuntamente per la loro stretta connessione, non sono fondati.

La sentenza impugnata ha, infatti, correttamente evidenziato come la pretesa della ricorrente che anche A.I. fosse condannato, in solido con la s.a.s. Impresa edile Azzollini Ilarione & C, al pagamento della provvigione sulla vendita sul presupposto che avrebbe agito in proprio, dovesse ritenersi assorbita in conseguenza dell’accertata adesione dell’odierna ricorrente all’accordo tra A.I. e la Sud Ricambi circa la piena ed incondizionata liberazione dell’ A. medesimo da ogni onere di pagamento della provvigione.

Il fatto poi che la Corte barese abbia, per completezza di motivazione, esaminato comunque il merito di quella pretesa che aveva formato oggetto di appello incidentale (esame peraltro sorretto da ineccepibili argomentazioni sul piano logico e giuridico) non toglie alcun valore alla giusta considerazione preliminare circa l’avvenuto assorbimento del motivo dedotto con l’appello incidentale a seguito della decisione di accoglimento del primo motivo dell’appello principale proposto dalla soc. Azzollini.

3.1. Tale rilievo vale anche per la questione dedotta con l’ottavo motivo del ricorso, e cioè la mancanza di prove che A. I. abbia agito, nel conferire l’incarico di vendita dell’immobile, in nome della società da lui rappresentata, giacchè, una volta stabilito che l’unica obbligata al pagamento delle provvigioni deve ritenersi la Sud Ricambi, diviene del tutto irrilevante stabilire se ad affidare l’incarico di vendita sia stato l’ A. in proprio ovvero nella qualità di rappresentante dell’omonima società.

3.2. Lo stesso discorso va ripetuto per la doglianza sollevata con il nono motivo, in quanto, con l’avvenuta liberazione dell’ A. Ilarione dall’onere della provvigione (sia che avesse o meno agito anche in proprio) per effetto dell’adesione della società mediatrice all’accordo delle altre parti che prevedeva espressamente come condizione quella liberazione, resta ovviamente assorbita anche la questione della sua eventuale responsabilità illimitata per le obbligazioni della società quale socio accomandatario della s.a.s.

Impresa edile Azzollini & C..

4. In conclusione, il ricorso principale va rigettato.

b) Ricorso incidentale.

Per effetto del rigetto del ricorso principale resta assorbito il ricorso incidentale proposto in via condizionata dall’ A., con cui erano state denunciate la violazione dell’art. 1755 c.c., nonchè l’omessa pronuncia su un punto decisivo della controversia e l’omessa motivazione sull’applicabilità nel caso di specie della citata disposizione di legge.

c) Al rigetto del ricorso principale consegue la condanna della ricorrente alle spese del giudizio di Cassazione, liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

Riunisce i ricorsi, rigetta il ricorso principale, assorbito quello incidentale, condanna la ricorrente al pagamento in favore della controparte delle spese del giudizio di Cassazione, che liquida in Euro 2.700,00, di cui Euro 2.500,00 per onorari, oltre spese generali ed accessori come per legge.

Così deciso in Roma, il 8 luglio 2010.

Depositato in Cancelleria il 10 settembre 2010

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