Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1930 del 28/01/2020

Cassazione civile sez. III, 28/01/2020, (ud. 06/11/2019, dep. 28/01/2020), n.1930

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARMANO Uliana – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – rel. Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10070-2018 proposto da:

AZIENDA ULSS (OMISSIS) SERENISSIMA, in persona del Direttore Generale

p.t., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE GIULIO CESARE 14 A-4,

presso lo studio dell’avvocato GABRIELE PAFUNDI, che la rappresenta

e difende unitamente all’avvocato FRANCESCO ACERBONI;

– ricorrente –

contro

AZIENDA ULSS (OMISSIS) SERENISSIMA, in persona del Direttore Generale

p.t., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE GIULIO CESARE 14 A-4,

presso lo studio dell’avvocato GABRIELE PAFUNDI, che la rappresenta

e difende unitamente all’avvocato FRANCESCO ACERBONI;

COMUNE VENEZIA in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA B. TORTOLINI 34, presso lo studio

dell’avvocato NICOLO’ PAOLETTI, che la rappresenta e difende

unitamente agli avvocati ANTONIO IANNOTTA, MAURIZIO BALLARIN,

NICOLETTA ONGARO;

– controricorrenti –

e contro

COOPERATIVA ITACA SOCIETA’ COOPERATIVA SOCIALE ONLUS;

– intimato –

Nonchè da:

COOPERATIVA ITACA SOCIETA’ COOPERATIVA SOCIALE ONLUS, in persona

della Presidente A.O. quale legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELL’ARACOELI 11,

presso lo studio dell’avvocato ANDREA DIORIO, rappresentata e difesa

dall’avvocato ALBERTO FENOS;

– ricorrente incidentale –

contro

AZIENDA ULSS (OMISSIS) SERENISSIMA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 2108/2017 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 29/09/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

06/11/2019 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVIERI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il Tribunale di Venezia con sentenza n. 1783/2011 ha condannato il Comune di Venezia e la Azienda ULSS n. (OMISSIS) Venezia, ciascuno al pagamento in favore di Cooperativa ITACA Onlus della somma di Euro 27.626,31 quale corrispettivo per le prestazioni “socio-assistenziali” rese in favore di B.F. e di S.T., rilevando: 1-che entrambi gli assistiti risultava affetti da patologia psichiatriche; 2-che le prestazioni erogate ricadevano nell’ambito di trattamenti sanitari indissolubilmente legati a prestazioni assistenziali, i cui oneri doveva essere ripartiti al 50% tra ente locale ed Azienda sanitaria.

La Corte d’appello di Venezia, adita con appello principale proposto dal Comune di Venezia e con appello incidentale della ASL ed appello incidentale condizionato della Cooperativa, ha rigettato con sentenza in data 29.9.2017 n. 2108 entrambe le impugnazioni, rilevando, quanto al B., la correttezza dell’inquadramento delle prestazioni erogate in quelle di natura inscindibile sanitaria-assistenziale; ritenendo corretta la quantificazione del riparto di spesa tra gli enti pubblici, trovando la stessa titolo nell'”Accordo ASL/Comuni in materia di LEA” e nella Det. Dirig. ASL in data 19 dicembre 2003, n. 12 attuativa del predetto Accordo che individuava come “parziaria” sin dall’origine la obbligazione gravante su ciascun ente pubblico; rilevando che l’unica contestazione mossa dal Comune di Venezia in ordine alla decisione di prime cure, relativamente alla S., concerneva il requisito della residenza anagrafica, ed era del tutto infondata in quanto l’assistita risultava cancellata dal registro anagrafico, per non essere stata rinvenuta nella sua residenza, nello stesso periodo 2002-2007 in cui risultava essere stata ricoverata nella struttura assistenziale.

La sentenza di appello, non notificata, è stata impugnata da Azienda ULSS (OMISSIS) Serenissima (già denominata Azienda ULSS (OMISSIS) Veneziana: L.R. veneto n. 19 del 2016) con ricorso per cassazione affidato a quattro motivi.

Resistono con controricorso il Comune di Venezia e la Cooperativa ITACA soc. coop. Onlus che ha proposto anche ricorso incidentale affidato a due motivi, al quale ha controdedotto la ASL con controricorso.

Azienda sanitaria e Comune di Venezia hanno depositato memorie illustrative ex art. 380 bis.1 c.p.c.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con i primi tre motivi del ricorso principale l’Azienda sanitaria impugna la sentenza d’appello deducendo:

Violazione dell’art. 112 c.p.c. per omessa pronuncia su uno specifico motivo di gravame incidentale (integralmente trascritto nel ricorso alle pag. 14-18), non avendo la Corte territoriale preso in esame la domanda riconvenzionale formulata in primo grado (vedi ricorso pag. 5-6) e riproposta con l’appello incidentale con la quale: 1-si chiedeva la condanna della Cooperativa a restituire quanto la ASL aveva già corrisposto “in eccedenza”, rispetto alla quota del 50% di competenza, a titolo di rette assistenziali calcolate sull’importo giornaliero stabilito per prestazioni di “alta intensità”, essendo stato accertato dal Tribunale che le prestazioni erogate a favore del B. si qualificavano, invece, come di “media intensità” (con importi giornalieri inferiori); 2-in subordine si chiedeva la condanna del Comune a rivalere la ASL del 50% di tutto le somme pagate ed eventualmente ancora da corrispondere alla Cooperativa;

– Omesso esame di fatto decisivo, non avendo considerato il Giudice di appello che costituiva “fatto non contestato” che la Azienda sanitaria aveva versato alla Cooperativa oltre il 50% di quanto dovuto a titolo di quota di propria competenza;

– Omesso esame di fatto decisivo in quanto la Corte d’appello: 1-non aveva considerato che il Tribunale aveva accertato che le prestazioni erogate dovevano qualificarsi di “media intensità” e tuttavia aveva liquidato il debito alla stregua del quantum richiesto dalla Cooperativa, corrispondente al maggiore importo previsto per le prestazioni di “alta intensità”; 2-non aveva rilevato che con specifico motivo di gravame incidentale era stata censurata la rivalutazione monetaria del debito applicata di ufficio ed automaticamente dal Tribunale, sebbene trattavasi di obbligazione di valuta per la quale il maggior danno doveva essere provato.

Deve ritenersi incontestato, risultando dall’esame degli atti regolamentari, che la Cooperativa agendo nel giudizio di primo grado aveva richiesto il pagamento delle rette per le prestazioni erogate a favore di B. e S., relative agli anni 2006 e 2007, quantificato nell’importo complessivo di Euro 51.609,46 (ricorso, pag. 7, 23- e 31 -ove l’importo indicato è errato -; controricorso Comune pag. 3, 7 e 10).

Risulta altresì dagli atti che la ASL, costituendosi nel giudizio di primo grado, aveva proposto con la comparsa di risposta anche le domande riconvenzionali, nei confronti della Cooperativa e del Comune, rispettivamente concernenti la restituzione ed il regresso o la manleva di quanto pagato in eccesso (rispetto agli importi dovuti per il livello di “media” e non “alta” intensità delle prestazioni): non trova tuttavia adeguato riscontro -in violazione del requisito di chiarezza espositiva del motivo di ricorso, prescritto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3 – l’assunto della ASL secondo cui era stata introdotta nell’oggetto del giudizio, attraverso le domande riconvenzionali, anche la questione relativa questione relativa al recupero della “eccedenza” della retta asseritamente corrisposta per l’anno 2005. Tale circostanza non è dato, infatti, verificare dal ricorso principale (pag. 4-5), in cui si omette di riportare in “virgolettato” il contenuto della comparsa di risposta in primo grado, e risulta anzi addirittura smentita dall’estratto della predetta comparsa di risposta in data 15.12.2009, trascritto a pag. 9-13 del controricorso al ricorso incidentale, in cui si fa riferimento esclusivamente “al periodo in contestazione” 2006-2007: nè, peraltro, è stato allegato e specificato dalla ASL che i “prospetti contabili” (che includono anche gli importi dell’anno 2005) inseriti all’interno del ricorso principale (pag. 27-28) fossero inseriti anche nel contenuto della comparsa di risposta in primo grado.

Il Tribunale con la sentenza n. 1783/2011 ha accertato – come emerge dalla lettura della motivazione riportata per esteso alle pagine 8-9 del ricorso principale ed a pag. 6 del controricorso al ricorso incidentale – che la qualità delle prestazioni erogate si collocava nel livello di “media intensità” (“i documenti 20 e 21 prodotti dalla convenuta dimostrano pertanto che il trattamento a cui era sottoposto il B. era di media intensità….. “), quindi ha riconosciuto il complessivo credito di Euro 51.609,46 vantato dalla Cooperativa anche per le prestazioni erogate alla S., ed ha condannato ciascun debitore al pagamento della quota di Euro 27.626,31 essendo tale “somma espressa in valori attuali, trattandosi di debito da inadempienza contrattuale e quindi di valore”.

La Corte d’appello ha confermato la decisione di prime cure ribadendo specificamente che le prestazioni erogate al B. erano da qualificare di “media intensità” (in motivazione, paragr. 5).

Tanto premesso il primo motivo del ricorso principale è fondato nei limiti di seguito indicati.

L’eccezione di giudicato, formulata dalla Cooperativa (con il primo motivo di ricorso incidentale), sul presupposto che la impugnazione incidentale in appello non poteva rivolgersi a censurare un capo di sentenza concernente un rapporto obbligatorio relativo a soggetto diverso (Cooperativa) e distinto quindi da quello intrattenuto con il soggetto (Comune di Venezia) che aveva proposto l’appello principale, è destituita di fondamento.

Osserva il Collegio che la originaria affermazione per cui “Nei processi con pluralità di parti l’appello incidentale tardivo nei confronti di soggetto diverso dall’impugnante principale è ammissibile solo nell’ipotesi in cui tale diverso soggetto sia parte di un rapporto dipendente da quello investito dell’impugnazione principale, ovvero a tale diverso soggetto la causa sia comune per inscindibilità” (vedi Corte cass. Sez. 3, Sentenza n. 10695 del 27/09/1999; id. Sez. 3, Sentenza n. 9497 del 19/07/2000; id. Sez. L, Sentenza n. 13189 del 09/09/2003; id. Sez. 1, Sentenza n. 23317 del 17/11/2005; id. Sez. 3, Sentenza n. 1315 del 24/01/2006) è stata in seguito meglio precisata da questa Corte che, a far data dall’arresto di Corte cass. Sez. U, Sentenza n. 24627 del 27/11/2007, ininterrottamente fino ad oggi, ha statuito che “L’impugnazione incidentale tardiva è sempre ammissibile, a tutela della reale utilità della parte, sulla base del principio dell’interesse all’impugnazione, tutte le volte che l’impugnazione principale metta in discussione l’assetto di interessi derivante dalla sentenza alla quale il coobbligato solidale aveva prestato acquiescenza; conseguentemente, è ammissibile sia quando rivesta la forma della contro impugnazione rivolta contro il ricorrente principale, sia quando rivesta le forme della impugnazione adesiva rivolta contro la parte investita dell’impugnazione principale, anche se fondata sugli stessi motivi fatti valere dal ricorrente principale, atteso che, pure nelle cause scindibili, il suddetto interesse sorge dall’impugnazione principale la quale, se accolta, comporterebbe una modifica dell’assetto delle situazioni giuridiche originariamente accettate dal coobbligato solidale” (conf. Corte cass. Sez. 3, Sentenza n. 10125 del 30/04/2009; id. Sez. U, Sentenza n. 18049 del 04/08/2010; id. Sez. 1, Sentenza n. 5146 del 03/03/2011; id. Sez. 6 – 2, Ordinanza n. 5876 del 12/03/2018) ovvero comporterebbe una modifica incidente di riflesso anche sul rapporto instaurato con il chiamato in garanzia impropria, ipotesi che si verifica qualora la impugnazione principale abbia investito il rapporto obbligatorio principale, il cui accertamento è il presupposto del diritto di regresso, di rivalsa o dell’azione di adempimento esercitati nello stesso giudizio dalla parte – destinataria della impugnazione principale – nei confronti del terzo chiamato in garanzia impropria (cfr. Corte cass. Sez. L, Sentenza n. 5086 del 29/03/2012; id. Sez. 3, Sentenza n. 25848 del 09/12/2014; id. Sez. 1, Sentenza n. 23396 del 16/11/2015; id. Sez. 2 -, Ordinanza n. 1879 del 25/01/2018; id. Sez. 1 -, Sentenza n. 15770 del 15/06/2018).

Tanto premesso, ed indipendentemente dalle carenze espositive rilevabili nel primo motivo di ricorso incidentale che riverberano nella violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3 (la Cooperativa, infatti, neppure riferisce la data in cui venne notificato l’appello principale, dando per scontato – implicitamente – che la impugnazione successivamente proposta dalla Azienda sanitaria avverso la decisione di prime cure fosse da ritenere tardiva ex art. 334 c.p.c.) vale osservare che, come è dato evincere dalla stessa sentenza di appello impugnata, il Comune di Venezia aveva chiesto, con l’appello principale, la riforma della decisione del Tribunale in punto di condanna al pagamento, in favore della Cooperativa, della quota di retta che il primo Giudice aveva riconosciuta dovuta dall’ente locale quale debito parziario ex art. 1314 c.c., con conseguente richiesta di “restituzione di quanto già pagato in esecuzione dell’appellata sentenza” (cfr. sentenza appello, in motiv. pag. 2): ne segue che l’accoglimento del motivo di appello principale, bene avrebbe potuto immutare all’originario assetto di interessi, determinando un aggravamento dell’onere patrimoniale in capo alla ASL che sarebbe risultata debitrice in via esclusiva dell’intera somma nei confronti della Cooperativa. Tanto basata a legittimare la impugnazione tardiva anche sul diverso capo di sentenza concernente la liquidazione del quantum, e volta a censurare la omessa pronuncia sulle domande riconvenzionali.

Pertanto va dichiarato infondato il primo motivo di ricorso incidentale proposto dalla Cooperativa.

Venendo all’esame del fondo del primo motivo del ricorso principale, irrilevante l’errore, contenuto in rubrica, sulla norma relativa al vizio di legittimità, essendo comunque agevolmente identificabile la censura per vizio processuale (cfr. Corte cass. Sez. U, Sentenza n. 17931 del 24/07/2013; id. Sez. 5 -, Ordinanza n. 12690 del 23/05/2018), osserva il Collegio che la Corte d’appello ha rigettato la domanda di manleva proposta dalla ASL nei confronti del Comune di Venezia in quanto la obbligazione era parziaria fin dall’origine.

Orbene tale statuizione è conforme al “petitum” della domanda riconvenzionale proposta avverso il Comune e che era stata formulata, peraltro, in modo subordinato-condizionato, in quanto da esaminare soltanto se la obbligazione pecuniaria non fosse stata considerata “parziaria”, ma si fosse ritenuto che “l’obbligazione del Comune dell’ULSS sia una obbligazione solidale (cosa che si contesta)…” (cfr. ricorso principale pag. 16 e 17).

Consegue che -escluso, in base all’esame della comparsa di risposta della ASL del 15.12.2009, che siano state richieste al Comune “in manleva” somme diverse da quelle pretese dalla Cooperativa per gli anni 2006 e 2007 ed oggetto di controversia -, la Corte d’appello, ribadendo la natura parziaria della obbligazione, già affermata dal Giudice di prime cure, neppure avrebbe dovuto esaminare la domanda subordinata-condizionata di “manleva” proposta nei confronti del Comune, rimanendo escluso in assenza di solidarietà il presupposto per l’esercizio del diritto di regresso: la obbligazione parziaria, infatti, limita il debito alla quota dovuta dalla ASL e l’eventuale pagamento in eccedenza legittima quest’ultimo all’azione di ripetizione dell’indebito oggettivo, indipendentemente dalla distinta prestazione pecuniaria gravante per la quota di debito spettante- sul Comune.

Pertanto la censura di “omessa pronuncia”, sul motivo di gravame incidentale con il quale veniva reiterata la domanda riconvenzionale nei confronti del Comune, deve ritenersi infondata, avendo la Corte territoriale deciso espressamente sulla stessa, non venendo, peraltro, in questione – e così dovendo dichiararsi infondato anche il primo motivo, relativamente alla seconda censura in esso formulata – neppure un difetto di qualificazione della domanda (da intendersi, secondo l’ente ricorrente, come domanda residuale di arricchimento ingiustificato ex art. 2041 c.c.). Dall’esame della comparsa di risposta in primo grado (controricorso al ricorso incidentale, pag. 12) risulta in modo inequivoco che la Azienda sanitaria aveva proposto contro il Comune la domanda riconvenzionale di restituzione o di manleva, “subordinatamente” al riconoscimento della responsabilità solidale della Azienda e dell’ente locale (in tal caso palesandosi corretta la interpretazione della domanda come azione di regresso, formulata dal Giudice di appello), ovvero “subordinatamente” alla condanna della Azienda sanitaria al pagamento dell'”intero importo” preteso dalla Cooperativa. Ne segue che, non essendosi verificato, nel caso concreto, alcuno dei predetti elementi alternativi condizionati la domanda subordinata (avendo i Giudice disposto separate condanne degli originari convenuti ciascuno per la rispettiva quota del debito parziario), la Corte territoriale in teoria neppure avrebbe dovuto prendere in esame la domanda riconvenzionale proposta nei confronti del Comune, e la statuizione di rigetto della domanda riconvenzionale, così integrata la motivazione della sentenza impugnata, non va soggetta a censura, in quanto: a) la Corte territoriale non era chiamata a qualificare diversamente la domanda come sopra descritta; b) la ricorrente principale, non aveva dedotto nel motivo di gravame incidentale la riqualificazione della domanda, negletta dal Tribunale, come azione di ingiustificato arricchimento ex art. 2041 c.c., nè tanto meno aveva argomentato le ragioni in fatto e diritto che giustificavano nel caso di specie il rimedio residuale ex art. 2042 c.c..

Piuttosto il primo motivo del ricorso principale deve ritenersi fondato in relazione alla omessa pronuncia sul motivo di gravame incidentale con il quale si reiterava la domanda riconvenzionale proposta nei confronti della Cooperativa, ed avente ad oggetto la condanna alla restituzione delle somme versate in eccedenza rispetto all’importo dovuto, avuto riguardo all’accertamento di merito compiuto dal Tribunale, e confermato integralmente dalla Corte d’appello, in ordine al livello di “media intensità” delle prestazioni erogate, cui era ricollegata la determinazione di rette giornaliere di importo inferiore a quello originariamente richiesto dalla Cooperativa con riferimento a prestazioni di livello di “alta intensità”.

In proposito occorre evidenziare che – contrariamente a quanto dedotto dalla Cooperativa con il secondo motivo di ricorso incidentale -, l’accertamento in fatto relativo al livello delle prestazioni inscindibili “sanitarie-socio assistenziali” erogate deve ritenersi coperto dal giudicato interno, non essendo stata investita la statuizione sul punto del Tribunale, nè dall’appello principale del Comune di Venezia, nè dall’appello incidentale della ASL e neppure – se tale deve essere considerato, non fornendo alcun chiarimento al riguardo la ricorrente incidentale – dalla impugnazione “subordinata e/o incidentale” della Cooperativa, la quale si era limitata a richiedere che, in caso di negazione della quota di debito gravante sul Comune, anche tale importo dovesse essere posto a carico della ASL (cfr. sentenza appello, in motivazione, pag. 3).

Ne segue la manifesta infondatezza del secondo motivo del ricorso incidentale.

Tanto premesso, sulle questioni concernenti a) la esatta determinazione degli importi relativi alle rette 2006 e 2007, b) il pagamento satisfattivo eseguito dalla ASL, c) gli importi pagati in eccedenza e richiesti in restituzione dalla ASL, alcuna pronuncia è stata emessa dai Giudice di merito, sebbene costituissero oggetto del giudizio, in quanto ritualmente introdotte con la domanda riconvenzionale proposta dalla Azienda sanitaria con la comparsa di risposta in primo grado e reiterata con il motivo di gravame incidentale.

Nei limiti indicati va dunque accolto il primo motivo del ricorso principale, e così anche la prima censura dedotta con il terzo motivo (concernente il criterio di determinazione del quantum, in relazione ai diversi importi giornalieri corrispondenti alle prestazioni di livello medio e di livello alto): Rimangono, invece, assorbiti il secondo motivo ed il quarto motivo del ricorso principale, in quanto attinenti a fatti che dovranno essere accertati dal Giudice del rinvio reinvestito dell’esame del quantum debeatur da riconoscere alla Cooperativa e della domanda riconvenzionale pretermessa.

In conseguenza, il ricorso principale va accolto, in relazione al primo motivo ed al terzo motivo (prima censura), limitatamente al dedotto vizio di omessa pronuncia sul motivo di gravame incidentale avente ad oggetto la domanda riconvenzionale di condanna alla restituzione delle rette pagate in eccedenza dalla Azienda ULSS (OMISSIS) Serenissima rispetto all’importo dovuto parametrato al livello di “media intensità” delle prestazioni erogate negli anni 2006 e 2007 a favore degli assistiti B. e S., nonchè in relazione alla rideterminazione del quantum debeatur da riconoscere alla Cooperativa in considerazione dei diversi importi spettanti per le prestazioni di “media intensità”; infondato per il resto il primo e terzo motivo (secondo censura); assorbiti il secondo ed il quarto motivo.

Il ricorso incidentale deve essere rigettato.

La sentenza impugnata va cassata “in parte qua”, in relazione ai motivi accolti, con rinvio della causa alla Corte d’appello di Venezia in diversa composizione che provvederà ad emendare i vizi di legittimità riscontrati, liquidando anche le spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il primo e terzo (prima censura) motivo di ricorso; dichiara assorbito il secondo e terzo (seconda censura) motivo di ricorso; rigetta il ricorso incidentale; cassa la sentenza in relazione ai motivi accolti; rinvia alla Corte di appello di Venezia in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 6 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 28 gennaio 2020

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