Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19298 del 07/07/2021

Cassazione civile sez. I, 07/07/2021, (ud. 16/04/2021, dep. 07/07/2021), n.19298

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – rel. Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13422/2019 proposto da:

S.K.H.S., rappresentato e difeso dall’avvocato

Giuseppe Lufrano, per procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’interno, in persona del Ministro in carica,

rappresentato per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato presso

i cui uffici in Roma, Via dei Portoghesi, 12, domicilia;

– controricorrente –

avverso il decreto del Tribunale di Caltanissetta, Sezione

specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale

e libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea, n.

472/2019, depositato il 13/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

16/04/2021 dal Cons. Dott. Laura Scalia.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il Tribunale di Caltanissetta, Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea, con il decreto in epigrafe indicato ha rigettato l’impugnazione proposta da S.K.H.S. avverso la decisione della competente Commissione territoriale di rigetto della domanda di riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e di quella umanitaria.

Il tribunale ha ritenuto la non credibilità del racconto del richiedente (per il quale egli dichiarava di aver subito attentati terroristici nel villaggio di appartenenza in quanto appartenente alla religione sciita da sempre in contrapposizione alla comunità sunnita) e la insussistenza dei presupposti di riconoscimento di ogni forma di protezione.

S.K.H.S. ricorre per la cassazione dell’indicato decreto con tre motivi.

Il Ministero dell’Interno resiste con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo il ricorrente deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8,D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3, 4, e 5, dell’art. 4 della Direttiva 2004/83/CE per non avere il giudice del merito adempiuto al dovere di collaborazione istruttoria.

Il tribunale aveva escluso la verità sostanziale del fatto riferito consistente nel pericolo per il richiedente di essere vittima di attentati terroristici sulla base di valutazioni frutto di soggettivistiche opinioni, per mere discordanze del racconto, negando protezione pur essendovi in Pakistan una situazione di violenza generalizzata derivante da un conflitto armato.

Il motivo è inammissibile per il principio in forza del quale, in materia di protezione internazionale il giudizio sulla credibilità del racconto del richiedente, da effettuarsi in base ai parametri, meramente indicativi, forniti dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, resta sindacabile in sede di legittimità nei limiti dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), per omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti – oltre che per motivazione assolutamente mancante, apparente o perplessa – spettando dunque al ricorrente allegare in modo non generico il “fatto storico” non valutato, il “dato” testuale o extratestuale dal quale esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale e la sua “decisività” per la definizione della vertenza (ex multis: Cass. 02/07/2020 n. 13578).

Resta fermo il rilievo che il giudice è tenuto a sottoporre le dichiarazioni del richiedente, ove non suffragate da prove, non soltanto ad un controllo di coerenza interna ed esterna ma anche ad una verifica di credibilità razionale della concreta vicenda narrata a fondamento della domanda, i cui esiti in termini di inattendibilità costituiscono apprezzamento di fatto insindacabile in sede di legittimità, se non nei limiti dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (Cass. 19/06/2020 n. 11925).

Ciò posto, il motivo neppure si confronta con le ragioni indicate nel provvedimento impugnato ad esclusione della credibilità del racconto (definito dai giudici di merito come generico e scarsamente circostanziato valorizzando i primi la non comprensione della minaccia ricevuta dai gruppi contrapposti di ritirare una denuncia in esito alla quale la polizia non si era in alcun modo attivata ed il difetto di ogni narrazione di dettaglio sul suo rapimento e sequestro) e come tale resta estraneo al necessario scrutinio sul “fatto decisivo” da sollecitarsi a questa Corte nei termini di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

2. Con il secondo motivo il ricorrente fa valere, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2 e art. 14, lett. c), D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8, 10, 13 e 27, per avere i giudici del merito escluso la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria per un giudizio disancorato dal contesto sociopolitico attuale del Pakistan: a) le minacce riferite integrano gli estremi del danno grave D.Lgs. n. 251 cit., ex art. 14, lett. b) e non sono fatto meramente privato; b) in Pakistan sussiste una situazione di violenza generalizzata ex art. 14, lett. c) D.Lgs. cit. che non richiede per la sua integrazione la necessaria rappresentazione di un quadro individuale di esposizione diretta al pericolo per la incolumità del singolo.

Quanto al primo dedotto profilo, vero è che la non credibilità del racconto lascia come non rilevanti le ulteriori critiche condotte sulla non corretta interpretazione degli estremi per il riconoscimento della protezione internazionale (vd. in tal senso, tra altre: Cass. 29/05/2020 n. 10286).

Nel resto, poi, quanto alla situazione di violenza generalizzata in un quadro di conflitto armato interno o internazionale (art. 14, lett. c) cit.), la portata critica manca di allegare la situazione fattuale diversa da quella ritenuta nel decreto impugnato per fonti che sono ivi indicate (Rapporto EASO ottobre 2018 Pakistan) (vedi, Cass. 26/04/2019 n. 11312) così rendendo generica e non concludente la censura.

3. Con il terzo motivo il ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5 comma 6, per mancanza di uno scrutinio specifico sulle condizioni di vulnerabilità del ricorrente.

Il difetto di credibilità ai fini del riconoscimento del rifugio e della protezione sussidiaria non esclude l’obbligo di una motivazione non meramente apparente; è mancata una indagine sulla condizione di vulnerabilità del richiedente e di esposizione al pericolo derivante dalla circostanziate dichiarazioni rese.

Il motivo è inammissibile per genericità. Il Tribunale ritenuta la non credibilità del racconto ha poi apprezzato come insussistente una situazione di individuale vulnerabilità da parte del ricorrente in difetto di allegazione specifica (Cass. 02/07/2020 n. 13573) e nel condurre il richiesto giudizio di comparazione tra situazione goduta in Italia e quella vissuta nel Paese di origine del richiedente protezione umanitaria (Cass. 4455 del 2018) ha pure escluso il difetto di integrazione di quest’ultimo, estremi con cui non si confronta, se non del tutto assertivamente, il motivo.

4. Il ricorso è in via conclusiva inammissibile ed il ricorrente va condannato a rifondere le spese di lite al Ministero controricorrente secondo soccombenza come in dispositivo liquidate.

Sussistono i presupposti per l’applicazione del doppio contributo.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente a rifondere al Ministero dell’interno le spese di lite che liquida in Euro 2.100,00 oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 16 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 luglio 2021

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