Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19284 del 29/09/2016


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Cassazione civile sez. III, 29/09/2016, (ud. 06/07/2016, dep. 29/09/2016), n.19284

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SPIRITO Angelo – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – rel. Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

Dott. DEMARCHI ALBENGO Paolo Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 21236/2013 proposto da:

D.R.M., (OMISSIS), L.M.C. (OMISSIS),

elettivamente domiciliati in ROMA, V.LE GIUSEPPE MAZZINI 113, presso

lo studio dell’avvocato NICOLA PAGNOTTA, rappresentati e difesi

dall’avvocato BENEDETTO CARRATELLI giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrenti –

contro

P.T., (OMISSIS);

– intimata –

Nonchè da:

P.T. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE XXI

APRILE 11, presso lo studio dell’avvocato CORRADO MORRONE,

rappresentata e difesa dall’avvocato ORESTE VIA giusta procura a

margine del controricorso e ricorso incidentale;

– ricorrente incidentale –

contro

D.R.M. (OMISSIS), L.M.C. (OMISSIS);

– intimati –

avverso la sentenza n. 544/2013 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 23/04/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

06/07/2016 dal Consigliere Dott. CHIARA GRAZIOSI;

udito l’Avvocato NICOLA PAGNOTTA per delega;

udito l’Avvocato CORRADO MORRONE per delega non scritta;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

BASILE Tommaso, che ha concluso per il rigetto di entrambi i

ricorsi.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con sentenza del 19 giugno 2012 il Tribunale di Cosenza condannava D.R.M. e L.M.C., quali locatori in un contratto locatizio avente ad oggetto un immobile che era stato loro riconsegnato il (OMISSIS), a pagare alla conduttrice P.T. la somma di Euro 25.288,19, oltre a interessi e rivalutazione, quale indennità per i miglioramenti apportati dalla conduttrice all’immobile. Avendo D.R. e L. proposto appello principale, e P. appello incidentale, la Corte d’appello di Catanzaro, con sentenza del 23 aprile 2013 pronunciata ex art. 281 sexies c.p.c., ha rigettato l’appello incidentale e accolto parzialmente l’appello principale, riducendo a Euro 9805,69, oltre a rivalutazione e interessi, la somma dovuta alla conduttrice.

2. Hanno presentato ricorso D.R. e L. sulla base di due motivi.

Si difende con controricorso P., che propone altresì ricorso incidentale articolato su cinque motivi.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

3. In primo luogo deve essere vagliato il ricorso principale.

3.1 Il primo motivo del suddetto ricorso denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. e art. 115 c.p.c., nonchè, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omesso esame di fatto decisivo e discusso.

Il terzo motivo d’appello avrebbe censurato un errore di calcolo perchè il suo oggetto, a differenza di quanto ritenuto dalla corte territoriale, non sarebbe stata la decisione di escludere dal totale dovuto l’importo di alcune fatture, bensì sarebbe stato il fatto che, nonostante la decisione di escluderle dal totale, il calcolo finale non ne avrebbe tenuto conto.

Il motivo non è riconducibile nè alla denuncia di un errore di diritto, nè tantomeno alla denuncia di un vizio motivazionale: esso non ha, in realtà, natura cassatoria, come dimostrano le argomentazioni puramente fattuali che lo sorreggono, le quali d’altronde non sono neppure del tutto autosufficienti. Ne consegue una evidente inammissibilità.

3.2 Il secondo motivo denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. e art. 115 c.p.c., ancora aggiungendo, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omesso esame di fatto decisivo e discusso: sarebbe contrastante con le risultanze processuali l’affermazione da parte del giudice d’appello dell’assenza di elementi occorrenti per verificare l’esattezza del conteggio del primo giudice.

Il motivo ha natura chiaramente revocatoria – il che lo rende in questa sede inammissibile -, in quanto consiste, in effetti, nell’indicare dove, agli atti, sarebbero rinvenibili i documenti che la corte territoriale avrebbe dichiarato in un passo motivazionale di non avere a sua disposizione (motivazione, pagina 5: il giudice d’appello “deve rilevare che non ha elementi per verificare compiutamente l’esattezza dei conteggi effettuati dal giudice e l’errore di calcolo in cui sarebbe incorso secondo gli appellanti, non avendo accesso alle fatture esaminate dal CTU (prima) e dal giudice (dopo) e non potendo utilizzare a tale scopo quelle prodotte dall’appellata P. in data 10/3/2013 a seguito dell’ordinanza interlocutoria emessa da questa Corte, perchè prodotte solo in parte”).

Il ricorso principale deve quindi essere dichiarato inammissibile.

4.1 Il ricorso incidentale, al primo motivo, denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, violazione dell’art. 112 c.p.c..

P. aveva eccepito l’inammissibilità dell’appello principale “a vario titolo” (viene trascritta l’eccezione in ben tre pagine) ma su ciò il giudice d’appello avrebbe omesso di pronunciarsi, così incorrendo in violazione dell’art. 112 c.p.c., mancando poi motivazione al riguardo. L’inammissibilità denunciata sarebbe deducibile dal ricorso in appello, dove risulterebbero omessi gli elementi di cui agli artt. 434 e 414 c.p.c. (esposizione sommaria dei fatti, istanza di fissazione dell’udienza di comparizione, richiesta di decisione sulla istanza inibitoria prima dell’udienza di comparizione ex art. 351 c.p.c.) e omessi altresì gli elementi prescritti a pena di inammissibilità dall’art. 342 c.p.c., nn. 1 e 2 (motivazione dell’appello, indicazione delle parti, modifiche richieste alla ricostruzione del fatto compiuta dal primo giudice, indicazione delle circostanze da cui deriverebbe la violazione di legge e della loro rilevanza ai fini della decisione).

E’ pur vero che il giudice di legittimità è anche giudice di fatto per quanto attiene al rito, ma ciò non toglie, ovviamente, che occorre specificità anche in un motivo denunciante violazione di norme processuali: e qui invece è stato trascritto tutto il motivo d’appello, argomentando poi in modo generico – creando un elenco, ben più che una completa esposizione – sui vizi che sarebbero stati così lamentati, in tal modo giungendo però alla inammissibilità del motivo. D’altronde, la irrilevanza di alcuni dei vizi elencati risalta ictu oculi (per esempio l’istanza di inibitoria), come pure risalta l’insussistenza di altri dalla motivazione della sentenza impugnata, che agevolmente giunge a decidere l’appello, implicitamente respingendo ogni relativa eccezione.

4.2 Il secondo motivo denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione dell’art. 2697 c.c. e artt. 115 e 116 c.p.c., perchè il giudice d’appello avrebbe dovuto ritenere infondate le censure dell’appello principale, senza valorizzare elementi secondari incapaci di modificare il quadro probatorio, che viene infatti descritto in quelle che ne sarebbero le reali risultanze. Si imputa addirittura al giudice d’appello un vero e proprio non liquet come violazione dell’art. 2697 c.c..

il motivo è manifestamente di natura fattuale, presentando una valutazione alternativa degli esiti del compendio probatorio, e in tal modo travalicando i confini della cognizione del giudice di legittimità, il che lo rende inammissibile.

4.3 Il terzo motivo denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omesso esame di fatto decisivo e discusso: avrebbe errato il giudice d’appello nell’accogliere il secondo motivo dell’appello principale, omettendo di considerarlo un fatto decisivo, cioè la denuncia penale della P. a carico del teste A.F., cui sarebbe seguito il rinvio a giudizio di quest’ultimo, dando luogo a un giudizio ancora pendente per il reato di cui all’art. 372 c.p..

Non si vede, peraltro, come quello indicato nel motivo sia qualificabile fatto decisivo, se non altro perchè non viene addotto l’esito della denuncia in cui consiste, ammettendo anzi la ricorrente che il conseguente giudizio penale era solo pendente al momento della proposizione del ricorso incidentale. Quindi anche questo motivo non corrisponde alla tassatività dei mezzi d’impugnazione imposta dall’art. 360 c.p.c., con conseguente inammissibilità.

4.4 Il quarto motivo, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, denuncia omesso esame di fatto decisivo, cioè delle risultanze della c.t.u..

In realtà la c.t.u. è stata considerata, non rimanendo affatto omessa nella valutazione esternata dal giudice nella motivazione dell’impugnata sentenza; e la doglianza, infatti, scende nel merito delle sue conseguenze probatorie, incorrendo pertanto in evidente inammissibilità sotto duplice profilo (assenza di omissione di esame e natura fattuale della censura), tanto da terminare le argomentazioni adducendo apertis verbis una critica che può essere propria soltanto di un gravame di merito, ovvero che le affermazioni del giudice d’appello sarebbero apodittiche e avulse dalle prove.

4.4 Il quinto motivo denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c.: in conseguenza dei precedenti motivi l’appello incidentale avrebbe dovuto essere accolto e avrebbe dovuto essere rigettato l’appello principale, con condanna degli appellanti principali alle spese. Si tratta di censura ontologicamente condizionata all’accoglimento di quelle precedenti, le quali sono invece emerse affette da inammissibilità.

Anche il ricorso incidentale, dunque, deve essere dichiarato inammissibile.

In conclusione, entrambi i ricorsi risultano inammissibili, e ciò comporta la compensazione delle spese processuali del grado.

Sussistono D.P.R. n. 115 del 2012, ex art. 13, comma 1 quater, i presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti principali dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso articolo.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso principale e inammissibile il ricorso incidentale, compensando conseguentemente le spese processuali del grado.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 6 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 29 settembre 2016

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