Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19275 del 19/07/2018


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Civile Sent. Sez. L Num. 19275 Anno 2018
Presidente: MANNA ANTONIO
Relatore: BELLE’ ROBERTO

SENTENZA

sul ricorso 11866-2013 proposto da:
HELD

UGO

C.F.

HLDGU046R28L736F,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA G.B.
VICO l, presso lo studio dell’avvocato
LORENZO PROSPERI MANGILI, che lo
2018
1605

rappresenta

e

difende

unitamente

all’avvocato ROBERTO CARLINO giusta delega
in atti;

Data pubblicazione: 19/07/2018

- ricorrente contro
I.N.P.S.

ISTITUTO

NAZIONALE

PREVIDENZA SOCIALE C.F.

DELLA

80078750587,

in

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA,
VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura
Centrale dell’Istituto rappresentato e
difeso dagli avvocati SERGIO PREDEN,
ANTONELLA PATTERI, LUIGI CALIULO, giusta
delega in atti;
– controricorrente avverso la sentenza n. 8140/2012 della
CORTE D’APPELLO di ROMA, depositata il
30/10/2012 R.G.N. 725/2010;
udita la relazione della causa svolta nella
pubblica udienza del 11/04/2018 dal
Consigliere Dott. ROBERTO BELLE’;
udito il P.M. in persona del Sostituto
Procuratore Generale Dott. STEFANO VISONA’
che ha concluso per il rigetto del ricorso;
udito l’Avvocato PROSPERI MANGILI LORENZO;
udito l’Avvocato PREDEN SERGIO.

persona del legale rappresentante pro

R. G. n.11866/2013

.

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. La Corte d’Appello di Roma, con sentenza n. 8140/2012, ha respinto il
gravame proposto da Ugo Held avvero la pronuncia del Tribunale di Cassino che
aveva a propria volta rigettato la domanda con cui il ricorrente, quale iscritto alla
gestione del c.d. Fondo Volo, aveva chiesto la condanna dell’I.N.P.S. al
pagamento della pensione di vecchiaia durante i periodi di rioccupazione (dal

La Corte riteneva che, non essendo la prestazione riconducibile all’età
anagrafica dell’interessato, non si potesse parlare di pensione di vecchiaia e
quindi trovassero applicazione le norme sul divieto di cumulo tra lavoro e
pensione di anzianità.

2. Ugo Held ha proposto ricorso per cassazione sulla base di un unico
articolato motivo, poi illustrato da memoria e resistito da controricorso I.N.P.S.

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.

Con l’articolato motivo di ricorso Hugo Held afferma la violazione del

vigente art. 2, primo comma, punto 3) L. 859/1965 ed altresì dell’art. 1 L.
484/1973 e dell’art. 3, commi 1, 2 3, 4, 7 e 22 del d. Igs. 164/1997, nonché
vizio di motivazione su punti decisivi, per avere la Corte territoriale
erroneamente qualificato come di anzianità, e quindi incompatibile con il cumulo
con i redditi in caso di rioccupazione, la pensione da lui goduta a carico del
Fondo Volo.

2.

Dal punto di vista normativo, l’art. 27 L. 859/1965 prevedeva la

sospensione della erogazione del trattamento pensionistico in caso di
rioccupazione di lavoratore pensionato con rapporto di lavoro comportante
l’obbligo di iscrizione al Fondo, ma la norma è da ritenersi abrogata dal d.lgs. 24
aprile 1997 n.164 (Cass. 1 settembre 2008, n. 22014; Cass. 29 aprile 2003, n.
6661).
Di conseguenza, a partire dalla data di entrata in vigore del d. Igs. 164 cit., in
caso di percezione di retribuzione da parte di pensionato del Fondo Volo, anche
se a seguito di rioccupazione con obbligo di reiscrizione al fondo stesso, la
disciplina del divieto di cumulo fra trattamento pensionistico e retribuzione è

3
Roberto Belle estensore

dicembre 1997 al marzo 1998 e dal luglio 1998 in poi) fruiti dal medesimo.

R. G. n.11866/2013

quella in vigore nell’assicurazione generale obbligatoria (AGO), cui fa rinvio l’art.
3, comma 22, del citato d.lgs. n. 164.
Del resto, la circostanza che la L. n. 959 del 1965 sul Fondo Volo denomini
tutte le pensioni erogate come pensioni di anzianità, non comporta che esse
abbiano tutte effettivamente tale natura, posto che essa ricorrerebbe, secondo
un costante orientamento di questa Corte, solo quando la prestazione sia
condizionata esclusivamente ad una determinata anzianità contributiva, a

2014, n. 16018; Cass. 24 ottobre 2003, n. 15979) sicché, sostiene da un primo
punto di vista il ricorrente, la sua pensione “di anzianità” sarebbe invece da
qualificare come “di vecchiaia” per il fine della sua cumulabilità rispetto ai nuovi
redditi derivanti dalla rioccupazione.
Ed è altresì vero, come sostiene sempre il ricorrente, che per stabilire se la
pensione erogata sia di anzianità o di vecchiaia si deve fare riferimento
all’assetto normativo vigente al momento del pensionamento (Cass. 9183/2015
cit.; Cass. 26 luglio 2007, n. 16455).
Peraltro secondo Cass. 23 gennaio 2013, n. 1574, in forza degli artt. 6, co. 1
e 2, comma 1, d. Igs. 503/1992, anche rispetto al Fondo Volo (che costituisce
forma di previdenza sostitutiva dell’a.g.o.: art. 12 L. 859/1965) seppure vi siano
requisiti di accesso al pensionamento riconnessi anche all’età, la pensione non
può essere qualificata come di vecchiaia se i requisiti contributivi siano al di sotto
del ventennio.

3. Il rilievo del dato normativo operato da Cass. 1574/2013 cit. è
inoppugnabile ed incide necessariamente, imponendo il contemperamento tra
dati anagrafici e dati contributivi, sul criterio di individuazione della natura delle
diverse pensioni che siano ancora regolate, per il Fondo Volo, dall’art. 22 L.
859/1965.
Pertanto, fermo restando l’accesso alla pensione di vecchiaia secondo il
regime ordinario (art. 1 e 5 d. Igs. 503/1992) e fermo restando che quella di cui
all’art. 22, n. 1, L. 859/1965, prescindendo

in toto dall’età anagrafica, è

necessariamente pensione di anzianità, le ipotesi di cui all’art. 22 n. 2 (almeno
quindici anni di contributi e 50 anni di età) e n. 3 (almeno quindici anni di
contributi e 45 anni di età) sono destinate ad una qualificazione in termini di
pensione di vecchiaia, combinando il principio sulla rilevanza del requisito
anagrafico e quello sul ventennio contributivo, solo se, in concreto, il
pensionamento avvenga sulla base di almeno vent’anni di contribuzione, mentre

4
Roberto B lè, estensore

prescindere dall’età dell’assicurato (Cass. 7 maggio 2015, n. 9183; 11 luglio

R. G. n.11866/2013

negli altri casi il dato anagrafico, peraltro nell’ipotesi base assai basso (45 anni)
è recessivo, ed il fondamento della pensione risiede esclusivamente nel dato
contributivo.
Nella specie il ricorrente assume di avere avuto accesso a pensione ai sensi
dell’art. 22, comma 1, n. 3 L. 859/1965 e quindi sul presupposto del
compimento del

«45° anno di età ed un periodo di almeno 15 anni di

contribuzione obbligatoria o obbligatoria e volontaria al Fondo»,

né risulta

contrario – che all’epoca vi fosse stato versamento di venti anni o più di
contributi.
In concreto non ricorrevano quindi, al momento del pensionamento dell’Held, i
presupposti normativi per la qualificazione della sua pensione come di vecchiaia
e ciò impedisce, in forza della disciplina sul cumulo applicabile al momento
(dicembre 1997 e, poi, luglio 1998) della rioccupazione, pur se sopravvenuta
rispetto al momento del pensionamento (sull’applicazione del d. igs. 164/1997
cit., anche a pensioni riconosciute prima di tale norma, ma rispetto a periodi di
rioccupazione successivi, v. Cass. 12 novembre 2010, n. 23036, in motivazione,
punto 7), il riconoscimento del diritto alla percezione della pensione nonostante
lo svolgimento di altra attività lavorativa.

4.

La presente causa ha per oggetto l’effetto sul trattamento pensionistico in

godimento della rioccupazione del dicembre 1997 e del luglio 1998, in sé
considerate.
Questione diversa è quella in ordine al se, sospeso il trattamento pensionistico
per effetto della rioccupazione ed accumulata ulteriore contribuzione utile ai
definirsi, nel corso del tempo, del menzionato ventennio, si possa ragionare, e
come, in termini di trasformazione del trattamento pensionistico in quello proprio
di una pensione qualificabile come di vecchiaia o comunque in termini di
sopravvenuta acquisizione dei requisiti utili al pensionamento di vecchiaia, anche
per quanto concerne le conseguenze sotto il profilo del cumulo tra pensione e
redditi da rioccupazione. Tale questione si fonda necessariamente su presupposti
ulteriori e differenti, ovverosia sui possibili effetti della nuova contribuzione poi
eventualmente maturata fino a raggiungere il ventennio di cui si è detto, sicché
essa resta estranea all’attuale oggetto del contendere.

5.

Il ricorso va quindi rigettato, con regolazione secondo soccombenza delle

spese del giudizio di legittimità.

5
Roberto Bell’ estensore

allegato – e i dati forniti dall’I.N.P.S. in controricorso attesterebbero anzi il

R. G. n.11866/2013

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a rifondere al controricorrente
le spese del giudizio di legittimità, che liquida in euro 4.000,00 per compensi ed
euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15 % ed accessori
di legge.
Ai sensi dell’art. 13 comma

1 quater del d.p.r. 115 del 2002, dà atto della

dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il
ricorso, a norma del comma 1-bis, dello stesso articolo 13.

Roma, così deciso nella camera di consiglio del 11.4.2018.
Il Consigliere est.
dott. Roberto Bellè

Il Presidente
dott. Antonio Manna

Il Funzionario Giudiziari
Dott.ssa
,9
r

sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente,

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