Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19272 del 19/07/2018


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Civile Ord. Sez. L Num. 19272 Anno 2018
Presidente: BRONZINI GIUSEPPE
Relatore: ARIENZO ROSA

ORDINANZA

sul ricorso 8545-2013 proposto da:
POSTE ITALIANE S.P.A. 97103880585, in persona del
legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA VIALE EUROPA 175 presso la
Direzione Affari Legali di POSTE ITALIANE,
rappresentata e difesa dall’avvocato ANTONINO AMATO,
giusta delega in atti;
– ricorrente –

2018
791

contro

GRASSO GIUSEPPE, FAVALLI SAVINO, BASILE CARLO ALBERTO,
FANELLI DONATO, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA
FLAMINIA 195, presso lo studio dell’avvocato SERGIO
VACIRCA, che li rappresenta e difende unitamente

Data pubblicazione: 19/07/2018

all’avvocato MARIO BERRUTI giusta delega in atti;
– controricorrenti

avverso la sentenza n. 429/2012 della CORTE D’APPELLO

di BRESCIA, depositata il 02/10/2012 R.G.N. 41/2012.

Rilevato che:
1. con sentenza del 2.10.2012, la Corte di appello di Brescia
respingeva il gravame proposto da Grasso Giuseppe, Favalli Savino,
Basile Carlo Alberto e Fanelli Donato avverso la decisione del locale
Tribunale che aveva accolto le domande dei predetti riconoscendone il

per servizi viaggianti di euro 6,20 allorquando gli stessi avessero
prestato, nell’arco della giornata, la propria attività lavorativa per un
numero di ore pari o superiori ad otto;
2. la Corte osservava che non vi era contestazione sul fatto che i
dipendenti fossero tutti autisti addetti al trasporto di corrispondenza e
pacchi nei vari uffici periferici e che la loro prestazione era più
disagevole di quella degli addetti al recapito, in quanto erano chiamati
a prestare servizio per periodi pari o superiori alle otto ore
giornaliere;
3. evidenziava che prima del ccnI 2007 i ricorrenti percepivano un
rimborso forfetario pari a 12.000 lire, poi negato da Poste sulla base
del nuovo accordo sul rilievo che l’art. 71 ccnI era destinato ad essere
progressivamente posto nel nulla e ricompreso in quanto già previsto
nell’art. 82 e che il ticket menzionato nella norma altro non sarebbe
stato che quello del controvalore dei euro 4,50 da fruirsi
nell’intervallo del pasto per ogni giorno di servizio effettivo, di cui
all’art. 82;
4. la Corte di Brescia riteneva che il dato testuale dell’art. 82 non
autorizzasse l’interpretazione fornitane da Poste, in quanto dalla
comparazione del testo di tale norma con quella dell’art. 71 emergeva
come quest’ultima si applicasse esclusivamente ad un numero
limitato di lavoratori, il cui servizio si articolava sempre quanto meno
in otto ore al giorno ed era caratterizzato dal fatto che detto

i

diritto alla corresponsione del supplemento forfetario dell’indennità

personale fosse utilizzato per trasportare dispacci postali da Comune
a Comune con automezzi della società, mentre l’art. 82 si applicava a
tutti i dipendenti, quale che fosse il loro incarico, qualora
effettuassero, anche occasionalmente, una prestazione lavorativa
superiore alle sette ore giornaliere;
erronea era pertanto la tesi secondo cui il ticket di cui al terzo

comma dell’art. 71 ccnl, che remunerava la maggiore gravosità della
prestazione, fosse quello previsto dall’art. 82; ciò anche perché, in tal
caso, il richiamo sarebbe stato espressamente previsto e menzionato
e peraltro ne sarebbe derivata l’assurda conseguenza di ritenere che

inutiliter data,

la previsione dell’art. 71 fosse

atteso che una

prestazione di otto ore necessariamente comprendeva quella di sette
già prevista per il riconoscimento del ticket di cui all’art. 82, con ciò
ponendosi ab initio nel nulla la norma;
6. di tale decisione domanda la cassazione la s.p.a. Poste Italiane,
affidando l’impugnazione ad unico motivo, cui resistono, con
controricorso, i lavoratori;
7. entrambe le parti hanno illustrato le proprie difese nelle memorie
depositate ai sensi dell’art. 380 bis.1, c.p.c. in prossimità
dell’adunanza camerale.
Considerato che:
1. viene denunziata, col primo motivo, violazione e falsa applicazione
di norme di diritto e di contratti ed accordi collettivi nazionali di
lavoro, con riferimento agli artt. 1362, 1363 c.c., 71 ed 82 c.c.n.l.
11.7.2007, sostenendosi che non sarebbe stata valutata la norma
transitoria contenuta nell’art. 71 cml che prevede che al personale
viaggiante, con effetto dal 1.7.2008, sia riconosciuto da subito un
supplemento forfetario dell’indennità, suppletivo del servizio mensa,

2

5.

destinato ad essere successivamente sostituito da un ticket
(restaurant) con effetto dal I 9.2008, con la conseguenza che da tale
data il ticket è attribuito sia al personale non viaggiante con
prestazione lavorativa superiore alle 7 ore giornaliere, con un
intervallo di almeno 30 minuti nell’arco temporale tra le 12 e le 15,

alle 8 ore giornaliere o che superi le 18 ore di prestazione lavorativa
giornaliera, senza alcuna pausa o intervallo e magari anche in orario
notturno; si assume che è la stessa norma ad usare il termine ticket e
che le parti contrattuali lo utilizzano nella precisa accezione tecnica di
Buono pasto;
2. il ricorso è infondato;
3. l’art. 71 del ccnI richiamato recita testualmente: “al personale
addetto ai servizi viaggianti, chiamato a prestare servizio per un
periodo di tempo pari o superiore a 8 ore, dovrà essere corrisposto un
supplemento forfetario dell’indennità stessa nella misura di 6,20 euro
ed un ulteriore supplemento forfettario di 6,20 euro, qualora,
nell’arco delle 24 ore giornaliere, si superino le 18 ore di prestazione
lavorativa per la quale è riconosciuta la indennità di cui al presente
comma. Il predetto rimborso forfetario verrà successivamente
sostituito da un ticket per il personale di cui al presene articolo, che
effettui una prestazione pari o superiore alle 8 ore giornaliere e da
due tickets per quello che superi le 18 ore di prestazione lavorativa
giornaliera”;
4. e’ evidente, dal tenore della disposizione contrattuale, che rivela
in maniera inequivoca l’intenzione della parti, che il supplemento
forfetario, sostituito dal ticket, o da due tickets in relazione a
determinate condizioni di orario lavorativo, sia attribuito soltanto al
personale viaggiante ed abbia un valore compensativo dell’aggravio

3

sia a quello viaggiante che effettui una prestazione pari o superiore

connesso al superamento di un ordinario orario della prestazione,
assunto a parametro, e che la previsione di tickets in luogo del
supplemento forfetario dell’indennità per servizi viaggianti abbia una
valenza meramente terminologica, che non autorizza ad assimilare
per ciò solo il compenso aggiuntivo in questione ai tickets previsti

una prestazione superiore a 7 ore giornaliere con un intervallo tra le
12 e le ’15, tickets di diverso importo (4,50 euro) ‘da utilizzare nel
detto intervallo e non sostituibile da alcun corrispettivo in ipotesi di
mancata utilizzazione;
5. quelli previsti dall’art. 82 sono, invero, come si evince dalla stessa
lettura delle norme, tickets collegati al nuovo sistema di refezione
previsto per tutti i dipendenti della società, del tutto indipendenti
dalla remunerazione prevista soltanto per il personale viaggiante al
verificarsi di condizioni di lavoro che comportino un maggiore
aggravio della prestazione;
6. i rilievi della ricorrente non sono pertanto idonei a consentire una
ricostruzione della volontà delle parti contrattuali difforme da quella
indicata nella sentenza impugnata, che si è attenuta nell’esegesi della
norme a criteri interpretativi del tutto coerenti e rispettosi della
lettera delle stesse, non emergendo incertezze interpretative che
rendano necessario il ricorso a criteri sussidiari, a fronte di una
lettura piana del testo contrattuale anche in sede di raffronto tra le
due norme (art. 71 ed art.82), chiaramente intese a disciplinare
istituti diversi, come si evince dalle circostanze sopra evidenziate e
come correttamente argomentato dalla Corte del merito, anche con
riguardo al significato, altrimenti non rinvenibile, della previsione
dell’art. 71 ccnI;
7. per le esposte considerazione il ricorso va rigettato;

4

dall’art. 82 dello stesso contratto per tutti i lavoratori che effettuino

8. le spese del presente giudizio seguono la soccombenza della
società e sono liquidate in dispositivo, con attribuzione al difensore
dichiaratosene antistatario;
9.

sussistono le condizioni di cui all’art. 13, comma 1 quater, d.P.R.

P.Q.M.
rigetta il ricorso e condanna la società al pagamento delle spese del
presente giudizio di legittimità, liquidate in euro 200,00 per esborsi,
euro 4000,00 per compensi professionali, oltre accessori di legge,
nonché al rimborso delle spese forfetarie nella misura del 15%, con
attribuzione all’avv. Sergio Vacirca.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002 art. 13, comma 1 quater, dà atto
della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della
ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a
quello dovuto per il ricorso, a norma dell’art.13, commalbis, del
citato D.P.R..
Così deciso in Roma il 21 febbraio 2018

115 del 2002;

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