Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19259 del 22/09/2011

Cassazione civile sez. III, 22/09/2011, (ud. 15/07/2011, dep. 22/09/2011), n.19259

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIFONE Francesco – Presidente –

Dott. FILADORO Camillo – Consigliere –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – rel. Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

ACEA S.P.A. (OMISSIS) in persona del dott. C.R. in

qualità di procuratore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CARLO

POMA 2, presso lo studio dell’avvocato ASSENNATO GIUSEPPE SANTE, che

la rappresenta e difende giusto mandato in atti;

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO PARTNER S.R.L. in persona del Curatore Dott. B.

L., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA BELSIANA 71, presso lo

studio dell’avvocato OCCHIPINTI MARIO, che la rappresenta e difende

giusto mandato in atti;

F.E., PANAVIATION S.R.L. in liquidazione in persona del

liquidatore sig.ra F.P., elettivamente domiciliati in

ROMA, V.LE DELLE MILIZIE 38, presso lo studio dell’avvocato ROSSI

GIAMPAOLO, che li rappresenta e difende giusto mandato in atti;

CONDOMINIO VIA CESARE PAVESE 410 in persona dell’Amministratore in

carica Dott. A.F., elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA MONTE ZEBIO 37, presso lo studio dell’avvocato FAZZALARI

FRANCESCO, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

LUCIFERO FABRIZIO giusto mandato in atti;

– controricorrenti –

e contro

G.M., I.L.;

– intimati –

sul ricorso 9664-2010 proposto da:

ACEA S.P.A. 05394801004 in persona del Dott. C.R.,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CARLO POMA 2, presso lo studio

dell’avvocato ASSENNATO GIUSEPPE SANTE, che la rappresenta e difende

giusto mandato in atti;

– ricorrente –

contro

PANAVIATION S.R.L. (OMISSIS) in persona del liquidatore sig.ra

F.P., elettivamente domiciliata in ROMA, V.LE DELLE

MILIZIE 38, presso lo studio dell’avvocato ROSSI GIAMPAOLO, che la

rappresenta e difende giusto mandato in atti; FALLIMENTO PARTNER

S.R.L. in persona del Curatore dott. B.L., elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA BELSIANA 71, presso lo studio dell’avvocato

OCCHIPINTI MARIO, che la rappresenta e difende giusto mandato in

atti;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 1450/2009 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 01/04/2009 R.G.N. 5692/2003;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/07/2011 dal Consigliere Dott. PAOLO D’ALESSANDRO;

udito l’Avvocato AMODEO ROBERTO per delega;

udito l’Avvocato ROSSI GIAMPAOLO; udito l’Avvocato OCCHIPINTI MARIO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUCCI Costantino che ha concluso con il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

L’ACEA S.p.A. propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi ed illustrato da successiva memoria, avverso la sentenza (in parte) non definitiva della Corte di appello di Roma che la ha condannata a risarcire i danni subiti dal Fallimento srl Partner, dalla srl Panaviation, da F.E., dal Condominio di Via (OMISSIS) e da A.L. e G.M. in occasione di un incendio verificatosi nella notte tra il (OMISSIS) nei locali della Partner, in Via (OMISSIS), danni da liquidarsi nel prosieguo quanto al Fallimento Partner ed alla società Panaviation. Resistono con controricorso F.P. e D.F.M. T., quali eredi di F.E., e la Panaviation srl in liquidazione, nonchè il Condominio di Via (OMISSIS), che ha pure depositato una memoria.

Con altro ricorso, affidato a tre motivi e pure illustrato da successiva memoria, l’ACEA ha impugnato anche la successiva sentenza definitiva, quanto alla liquidazione dei danni in favore del Fallimento Partner e della società Panaviation. I due intimati si sono costituiti con controricorso.

All’udienza del 15/4/11 le due cause sono state rinviate a nuovo ruolo per la partecipazione dell’avv. Rossi, difensore della Panaviation e degli eredi di F.E., all’astensione dalle udienze.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.- I due ricorsi vanno riuniti per evidenti ragioni di connessione.

2.- Quanto al primo ricorso, non è andata a buon fine la notifica a G.M. e A.L. per il trasferimento del domiciliatario. Nei confronti di costoro la sentenza di appello è dunque passata in giudicato mentre, trattandosi di cause scindibili, è ovviamente ammissibile il ricorso nei confronti degli altri intimati.

3.- Con il primo motivo del ricorso avverso la prima sentenza (R.G. 13763/08) l’ACEA, sotto il profilo della violazione di legge, della nullità della sentenza e del vizio di motivazione, censura la sentenza impugnata, formulando il seguente quesito di diritto: Dica la Corte se ai sensi dell’art. 2051 cod. civ. il custode dell’immobile, sia esso conduttore o locatore, sia responsabile del danno cagionato a terzi da impianto elettrico, ed in specie da cavo elettrico, posto all’interno dei locali custoditi e danneggiato da non corretto posizionamento da parte del custode stesso.

3.1.- Il primo motivo è inammissibile, quanto al vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 4, perchè non viene prospettata alcuna causa di nullità della sentenza; quanto al vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, per la mancanza del momento di sintesi, ed infine per la inadeguatezza, quanto al vizio di violazione di legge, del motivo di diritto trascritto, il quale poggia, in fatto, su una circostanza (il non corretto posizionamento del cavo da parte del custode) non risultante dalla sentenza. In ogni caso il mezzo appare nuovo, non risultando che la questione sia stata prospettata al giudice di merito.

4.- Con il secondo motivo l’ACEA lamenta ancora violazione di legge, nullità della sentenza e vizio di motivazione, formulando il seguente quesito di diritto: Dica la S.C. se ai sensi dell’art. 1224 c.c. in materia di obbligazioni risarcitorie da fatto illecito gli interessi legati siano dovuti sul capitale progressivamente rivalutato oppure sul capitale rivalutato al momento della liquidazione del danno.

4.1.- Il secondo motivo è inammissibile, quanto al vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 4, perchè non viene prospettata alcuna causa di nullità della sentenza e, quanto al vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, per la mancanza del momento di sintesi. E’ invece fondato quanto alla denunciata violazione di legge. Fissando la decorrenza degli interessi, sulle somme rivalutate, dal giorno dell’evento, il giudice di appello ha violato il principio ormai pacifico nella giurisprudenza di questa Corte, secondo cui, in materia di obbligazione risarcitoria da fatto illecito, che costituisce tipico debito di valore, il danno, se non risarcito immediatamente, va determinato secondo il valore attuale al momento della pronunzia, la durata del processo non potendo riverberare a danno dell’attore vittorioso. Al riguardo, ai fini di tale attualizzazione del valore del danno, il giudice può fare ricorso anche al riconoscimento degli interessi compensativi, da calcolarsi non già sulla somma integralmente rivalutata e con decorrenza dalla data dell’illecito, bensì al tasso legale e su somme progressivamente rivalutate, ovvero, sempre sulla somma rivalutata e con decorrenza dalla data del fatto, ma con un tasso medio di interesse, in modo da tener conto che essi decorrono su una somma che inizialmente non era di quell’entità e. che si è solo progressivamente adeguata a quel risultato finale, salva, ancora, la facoltà di non riconoscerli affatto, in relazione a parametri di valutazione costituiti dal tasso medio di svalutazione monetaria e dalla redditività media del denaro nel periodo considerato, dando conto del metodo in concreto utilizzato (Cass. 16 novembre 2005, n. 23225; 9 marzo 2010, n. 5671; 3 agosto 2010, n. 18028).

5.- La sentenza n. 1125 del 2007 va pertanto cassata in parte qua, con rinvio, anche per le spese, alla Corte di appello di Roma in diversa composizione, che si atterrà al principio di diritto enunciato sub 4.1.

6.- Il ricorso avverso la sentenza n. 1450 del 2009 (R.G. 9664/10) resta ammissibile, tenuto conto della declaratoria di inammissibilità del primo motivo di ricorso contro la sentenza non definitiva n. 1125 del 2007.

7.- Con il primo motivo del secondo ricorso ACEA deduce violazione di legge, nullità della sentenza ed illogicità della motivazione, prospettando il vizio della sentenza definitiva ne caso di accoglimento del primo motivo proposto avverso la sentenza non definitiva.

7.1.- Il primo motivo è inammissibile, essendo fondato su un evento (l’accoglimento del primo motivo di ricorso proposto contro la sentenza non definitiva) non realizzatosi.

8.- Con il secondo motivo ACEA, sotto i profili della violazione di legge, della nullità della sentenza e del vizio di motivazione, censura la sentenza definitiva quanto alla liquidazione del danno subito dal Fallimento Partner.

8.1.- Il mezzo è infondato. In fatto, il giudice di merito ha accertato che le merci contenute nei locali erano beni pronti per la vendita. La conseguenza che egli ne trae, che cioè esse vadano valutate nel loro valore finale, comprensivo del lucro cessante e del danno emergente, appare pertanto corretta, in relazione al disposto dell’art. 1223 cod. civ., non essendo provata la obsolescenza di tali beni, prospettata dalla ricorrente.

9.- Con il terzo motivo ACEA, sempre sotto i profili della violazione di legge, della nullità della sentenza e del vizio di motivazione, si duole in sostanza del fatto che il giudice di merito abbia ritenuto che solo il 40% della merce di proprietà della Partner fosse stato trasferito presso le filiali della società.

9.1.- Il terzo motivo è inammissibile, quanto ai vizi di violazione di legge e di nullità della sentenza, in quanto viene in realtà dedotto solamente un vizio di motivazione riguardo alla liquidazione del danno subito dalla Partner, come del resto risulta anche dal cosiddetto quesito di diritto che in realtà rappresenta il momento di sintesi del prospettato vizio di motivazione.

Sotto tale profilo il mezzo è fondato, considerato che l’affermazione secondo cui il valore complessivo (…) dei beni residuati nella sede centrale va decurtato di una percentuale, che non può valutarsi in misura inferiore del 40% è sostanzialmente immotivata, nè può ritenersi frutto di valutazione equitativa, ex art. 1226 cod. civ., non ricorrendo certo l’ipotesi di impossibilità di prova.

10.- La sentenza impugnata va pertanto cassata in parte qua, con rinvio, anche per le spese nei confronti del Fallimento Partner, alla Corte di appello di Roma in diversa composizione.

In ragione della soccombenza riguardo al primo motivo, la ricorrente va invece condannata al pagamento delle spese di cassazione nei confronti della Panaviation s.r.l. in liquidazione, liquidate in Euro 3.200,00, di cui Euro 3.000,00 per onorari, oltre spese generali ed accessori di legge.

P.Q.M.

la Corte riunisce al ricorso n. 13763/08 quello n. 9664/10; dichiara inammissibile il ricorso n. 13763/08 nei confronti di A.L. e G.M.; accoglie, nei confronti degli altri intimati, nei limiti di cui in motivazione, il secondo motivo del ricorso stesso, rigetta il primo, cassa in relazione la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte di appello di Roma in diversa composizione; accoglie, nei limiti di cui in motivazione, il terzo motivo del ricorso 9664/10, rigetta i primi due, cassa in relazione la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese nei confronti del Fallimento Partner, alla Corte di appello di Roma in diversa composizione; condanna l’ACEA S.p.A. al pagamento delle spese relative al ricorso 9664/10 nei confronti della Panaviation s.r.l. in liquidazione, liquidate in Euro 3.200,00, di cui Euro 3.000,00 per onorari, oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Terza Sezione civile, il 15 luglio 2011.

Depositato in Cancelleria il 22 settembre 2011

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