Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19253 del 16/09/2020

Cassazione civile sez. II, 16/09/2020, (ud. 21/01/2020, dep. 16/09/2020), n.19253

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19913/2019 proposto da:

J.F., rappresentata e difesa dall’avvocato VINCENZINA

SALVATORE;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

avverso il decreto relativo al RG 11591/2018 del TRIBUNALE di NAPOLI,

depositato il 17/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

21/01/2020 dal Consigliere Dott. CHIARA BESSO MARCHEIS.

 

Fatto

PREMESSO

che:

1. Con ricorso al Tribunale di Napoli, J.F., cittadina del (OMISSIS), chiedeva il riconoscimento della protezione internazionale o di quella umanitaria, negato dalla competente Commissione territoriale di Caserta con provvedimento del 5 dicembre 2017 n. 4212. Innanzi alla Commissione la richiedente aveva dichiarato di essere giunta in Italia il (OMISSIS), ove il figlio è nato il (OMISSIS) e di aver lasciato il Gambia perchè era stata obbligata dalla madre a sposare un uomo (OMISSIS), dal quale aveva avuto due gemelle.

2. Con decreto 17 maggio 2019 il Tribunale rigettava il ricorso. Anzitutto il giudice adito riteneva scarsamente verosimile il racconto della ricorrente, caratterizzato da numerose contraddizioni e privo di alcun riscontro documentale; in ogni caso, a prescindere dalla veridicità di quanto raccontato, i motivi addotti (i litigi con la madre e le difficoltà economiche) non rientrano – ad avviso del Tribunale nel sistema della protezione internazionale e nulla è stato allegato circa il rischio in caso di rimpatrio, nè il Gambia è un paese che versa in una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato; infine, circa la protezione umanitaria, la ricorrente non rientra in alcuna delle categorie vulnerabili enucleabili con riferimento agli artt. 5 e 20 T.U. Immigrazione, vigenti anteriormente al D.L. n. 113 del 2018.

3. Avverso il decreto propone ricorso per cassazione J.F..

Il Ministero dell’interno si è costituito, decorsi i termini di cui all’art. 370 c.p.c., con atto depositato l’11 dicembre 2019, “al fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione della causa ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1”.

La ricorrente ha depositato memoria ex art. 380-bis 1 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Il ricorso è articolato in tre motivi.

a) Il primo motivo contesta “violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 3, lett. a) e conseguente violazione dell’art. 1 della Convenzione di Ginevra, D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, comma 1, lett. e) e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 7, art. 2, comma 1, lett. d) e art. 8, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”: il Tribunale ha recepito il giudizio della Commissione territoriale senza approfondire, anche facendo uso dei mezzi istruttori officiosi, la posizione della ricorrente e la situazione attualmente presente nel Paese d’origine della stessa, il Senegal, in cui i rapporti delle associazioni internazionali testimoniano che sussiste una situazione di gravissima insicurezza.

Il motivo non può essere accolto, in quanto difetta di pertinenza rispetto alla ratio decidendi della decisione, fondata sul carattere privato della vicenda riferita e sull’assenza di una minaccia specifica nei confronti della ricorrente, oltre che sulla situazione del Gambia (non del Senegal, come si legge nel ricorso; la ricorrente, nata in (OMISSIS), è andata a vivere in Gambia all’età di (OMISSIS) anni, v. p. 5 del provvedimento impugnato).

b) Il secondo motivo denuncia “violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 4 e 14, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”: il Tribunale ha errato nel negare la richiesta di riconoscimento della protezione sussidiaria in ragione dell’attuale situazione di instabilità sociopolitica, di violenza indiscriminata e diffusa del Senegal, lo Stato di provenienza della ricorrente.

Il motivo difetta come il precedente di pertinenza con la ratio decidendi della decisione impugnata, essendo incentrato sulla situazione “di gravissima insicurezza” del Senegal e della regione della Casamance.

c) Il terzo motivo fa valere “violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3 e D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, omessa motivazione, nullità della sentenza in relazione all’art. 132 c.p.c., n. 4 e all’art. 360 c.p.c., n. 4”: il Tribunale non ha adeguatamente motivato il rigetto della domanda di permesso di soggiorno per motivi umanitari, rigetto che non considera la vicenda personale della ricorrente e il contesto di provenienza; nel caso di specie sussisterebbero infatti le condizioni per il riconoscimento del permesso di soggiorno di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, trovandosi la stessa in una situazione di vulnerabilità.

Il motivo è fondato. Il Tribunale non ha adeguatamente valutato la situazione di madre con figlio minore della ricorrente, situazione che la fa rientrare a pieno titolo nella categoria dei soggetti vulnerabili meritevoli della concessione di un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Come ha affermato Cass. 18540/2019 “è pur vero che il D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, indica come soggetti non espellibili gli stranieri minori di anni diciotto, salvo il diritto a seguire il genitore o l’affidatario espulsi, e le donne in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio, implicitamente negando rilievo alla mera veste di genitore affidatario di figlio minore sul territorio italiano; tuttavia il comma 2-bis dello stesso articolo (inserito dal D.L. 23 giugno 2011, n. 89, art. 3, comma 1, lett. g), n. 2, convertito, con modificazioni, dalla L. 2 agosto 2011, n. 129) dispone, tra l’altro, che il respingimento o l’esecuzione dell’espulsione dei componenti di famiglie monoparentali con figli minori debbano essere effettuate solo con modalità compatibili con le singole situazioni personali, debitamente accertate; per altro verso, anche il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 2, comma 11, lett. h-bis), (come modificato ad opera dal D.Lgs. 18 agosto 2015, n. 142, art. 25, comma 1, lett. b), n. 1) definisce le “persone vulnerabili” includendovi (..) anche i ” genitori singoli con figli minori”. Tale disposizione è stata emanata in attuazione della direttiva 26/06/2013 n. 33 2013/33/CE, il cui art. 21 impone agli Stati membri di tener conto, nelle misure nazionali di attuazione, della specifica situazione di persone vulnerabili includendo nella “qualifica”, fra gli altri, i genitori singoli con figli minori”.

2. Essendo di fronte a una situazione di vulnerabilità tipizzata di matrice Eurounitaria e recepita nell’ordinamento interno da norme tuttora vigenti, si impone la cassazione del provvedimento impugnato in relazione al motivo accolto, con rinvio al Tribunale di Napoli che deciderà la causa applicando il principio di diritto sopra ricordato; il giudice di rinvio provvederà anche per le spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il terzo motivo del ricorso, rigettati il primo e il secondo motivo; cassa il provvedimento impugnato in relazione al motivo accolto e rinvia la causa, anche per le spese del giudizio di cassazione, al Tribunale di Napoli, sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini UE, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale della Sezione Seconda Civile, il 21 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 16 settembre 2020

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