Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19247 del 07/07/2021

Cassazione civile sez. II, 07/07/2021, (ud. 12/01/2021, dep. 07/07/2021), n.19247

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GORJAN Sergio – Presidente –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – rel. Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19050/2016 proposto da:

PORTO INDUSTRIALE DI CAGLIARI S.P.A., – CICT SARDINIA, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA RICCARDO GRAZIOLI LANTE 16, presso lo studio dell’avvocato

FABRIZIO SCHIAVONE, che lo rappresenta e difende unitamente

all’avvocato EMANUELE MATTA, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

e contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA;

– intimato –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di CAGLIARI, depositata il

13/02/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

12/01/2021 dal Consigliere Dott. ELISA PICARONI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il Presidente del Tribunale di Cagliari, con ordinanza pubblicata il 13 febbraio 2016, ha rigettato l’opposizione D.P.R. n. 115 del 2001, ex art. 170 (T.U.S.G.) proposta da Porto Industriale Cagliari s.p.a. – CICT Sardinia avverso i provvedimenti del Tribunale di Cagliari in data 17 giugno 2015 e 10 luglio 2015, e nei confronti del Ministero della giustizia.

1.1. Il Tribunale aveva rigettato la domanda di liquidazione di compensi per l’attività di custodia di merce sottoposta a sequestro giudiziario sul rilievo che si era trattato di affidamenti in custodia gratuita, come risultava dai verbali di affidamento.

2. Il giudice dell’opposizione ha confermato la decisione, essendo rimasta sfornita di prova la tesi della società ricorrente, secondo cui il responsabile del magazzino di temporanea custodia che aveva accettato la merce in custodia gratuita non era fornito dei potere di impegnare la società.

Era emerso, al contrario, che in data 9 giugno 2003 la CICT Sardinia aveva comunicato ufficialmente alla Direzione Circoscrizionale Doganale di Cagliari i nominativi dei responsabili del magazzino, senza evidenziare limitazioni dei poteri di gestione.

Per altro verso, neppure poteva ritenersi che l’accettazione di custodia giudiziaria gratuita costituisse atto eccedente l’ordinaria amministrazione, tenuto conto del contesto di riferimento (specificità della prestazione richiesta, del suo oggetto, del soggetto richiedente, del numero e della frequenza dei detti affidamenti).

3. Porto Industriale Cagliari s.p.a. – CICT Sardinia ricorre per la cassazione del provvedimento, sulla base di cinque motivi.

Non ha svolto difese in questa sede il Ministero della giustizia.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo, che denuncia violazione dell’art. 2210 c.c., comma 1, si assume l’erroneità dell’affermazione secondo cui non esisteva tra la società ed il dipendente C.G. un rapporto di mandato nè una procura.

2. Con il secondo motivo, che denuncia violazione o falsa applicazione degli artt. 2203,2209,2697 c.c. e art. 115 c.p.c., si lamenta che, in assenza di prova, il giudice dell’opposizione aveva ritenuto che il dipendente C. fosse stato preposto al magazzino, in qualità di institore o procuratore.

3. Con il terzo motivo, che denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c., artt. 2697,1767,2210 c.c., artt. 58 e 59 TUSG, la parte ricorrente contesta che l’accettazione di depositi a titolo gratuito costituisca attività non eccedente l’ordinaria amministrazione.

4. Con il quarto motivo, che denuncia violazione o falsa applicazione degli artt. 2210 e 2697 c.c., la parte ricorrente contesta che i limiti al potere rappresentativo conferito al dipendente-commesso non fossero opponibili ai terzi in assenza di espressa comunicazione. Al contrario, ai sensi dell’art. 2210, comma 2, ad dover essere esternati sono i poteri “eccedenti” attribuiti al commesso.

5. Con il quinto motivo è denunciato, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, omesso esame di fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti, e si contesta che non vi era la prova di una precedente accettazione di merce in custodia giudiziale gratuita da parte dell’amministratore delegato della società, in quanto il verbale del 29 dicembre 2005 al quale aveva fatto riferimento il Ministero della giustizia non era stato rinvenuto tra gli atti prodotti in giudizio.

6. I primi quattro motivi, da esaminare congiuntamente per l’evidente connessione, sono infondati.

6.1. Il giudice dell’opposizione, all’esito dell’esame delle elementi acquisiti e valutato il contesto di riferimento, ha rilevato che era provato che la società si fosse avvalsa del dipendente C. affidandogli la responsabilità del magazzino, senza limitazioni, ed ha concluso che ciò comportava che i contratti stipulati di volta in volta con la Pubblica amministrazione – che aveva proceduto per lungo tempo ad affidare in custodia merci sottoposte a sequestro penale – impegnavano direttamente la società.

La decisione, che nella parte in cui contiene apprezzamenti in fatto non è sindacabile in sede di legittimità, risulta conforme al principio più volte affermato dalla giurisprudenza di questa Corte, secondo cui quando l’imprenditore si avvale per la propria attività di un apparato organizzato di mezzi e di personale, anche l’ausiliare subordinato, come il direttore degli acquisti, cui sia affidata nell’ambito dell’impresa la conclusione di affari per l’imprenditore stesso, con implicita contemplatio domini”, impegna la responsabilità dell’impresa per gli atti che rientrino nell’esercizio delle sue funzioni, con la conseguenza che il terzo contraente può ritenere concluso nel nome e nell’interesse del titolare dell’impresa il negozio stipulato dall’ausiliare a prescindere dal conferimento della rappresentanza, salve le limitazioni contenute nell’atto di conferimento dell’incarico, opponibile ai terzi ai sensi degli artt. 2206,2207 e 2209 c.c. (ex plurimis, Cass. 13/06/2014, n. 13539; Cass. 18/10/1991, n. 11039).

7. Il quinto motivo di ricorso è inammissibile.

Come riferisce la stessa parte ricorrente, il giudice dell’opposizione ha dato atto che il verbale in data 29 dicembre 2005 richiamato dal resistente Ministero non era presente tra i documenti prodotti, con la conseguenza che l’argomento difensivo prospettato dal Ministero con riferimento al suddetto verbale era rimasto sfornito di prova.

Il fatto allegato dal Ministero ma non provato non ha avuto alcuna incidenza sulla decisione qui impugnata, sicchè in assenza di pregiudizio per la parte odierna ricorrente il motivo difetta di interesse (ex plurimis, Cass. 25/06/2020, n. 12678).

8. Il ricorso è rigettato senza pronuncia sulle spese, in assenza di attività difensiva dell’Amministrazione rimasta intimata.

Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dichiara la sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello richiesto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 12 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 luglio 2021

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