Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19245 del 07/07/2021

Cassazione civile sez. II, 07/07/2021, (ud. 11/01/2021, dep. 07/07/2021), n.19245

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GORJAN Sergio – Presidente –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27734/2016 proposto da:

B.F., nella qualità unico erede di B.G.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA TIMAVO 3, presso lo studio

dell’avv. Michele Proverbio, che lo rappresenta e difende in virtù

di mandato in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

BO.GI., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZALE DON

MINZONI 9, presso lo studio dell’avv. MARTA NEGRONI, che lo

rappresenta e difende in forza di procura speciale in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 6130/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 04/01/2015.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La presente causa riguarda la lite ereditaria fra i fratelli B.G. e Bo.Gi. in relazione alla successione testamentaria del comune genitore B.P..

Il de cuius ha disposto dei propri beni con testamento pubblico, lasciando al figlio G. la quota di 1/4 della piena proprietà di un appartamento in (OMISSIS) e i restanti 3/4 in nuda proprietà al figlio Bo.Gi. e in usufrutto in favore al coniuge T.C. – B.G., deceduto il coniuge usufruttuario (madre delle parti in causa), ha chiamato in giudizio il fratello Bo.Gi., chiedendo la divisione dell’immobile. Egli ha fatto valere, inoltre, un credito nei confronti del defunto per avere contribuito con mezzi propri all’edificazione del fabbricato compreso nell’asse; ha fatto valere, ancora, quale erede della madre, la lesione della quota di riserva subita da questa in dipendenza delle disposizioni testamentarie del coniuge.

Il Tribunale di Velletri, con sentenza non definitiva, ha accertato il credito di G. verso il defunto nell’importo di Lire 17.124.175; ha accertato l’entità della quota di riserva del coniuge, detraendo dalla massa il debito ereditario del defunto verso G.; al fine di reintegrare la legittima del coniuge, ha ridotto la disposizione testamentaria in favore di Bo.Gi. dell’importo di Lire 37.063.156.

Con sentenza definitiva, il medesimo Tribunale, operatala divisione, ha accertato che il convenuto Bo.Gi. doveva restituire al fratello la somma di Euro 9.570,76 pari alla metà della entità monetaria della lesione accertata nei confronti della comune madre T.C.. Impugnata la sentenza da entrambe le parti, la Corte d’appello di Roma ha ritenuto che B.G. non avesse diritto alla rivalutazione monetaria sul credito verso il defunto, che accertava nell’importo di Euro 8.843,87. Quindi ha regolato il debito per equivalente, detraendo dall’importo dovuto dal defunto la somma di Euro 2.623,97, corrispondente alla quota del 29,67% del complessivo importo di Euro 8843,87, assunta quale quota spettante a G. sull’eredità del padre, “secondo la successione testamentaria e previa riduzione per lesione di legittima della madre T.C.”. Bo.Gi. pertanto è stato condannato al pagamento al pagamento, in favore del fratello B.G., della somma di Euro 6.219,90. La Corte d’appello, inoltre, ha disposto la divisione secondo il progetto del consulente tecnico d’ufficio nominato nel grado.

Per la cassazione della sentenza, B.F., nella qualità di unico erede di B.G., ha proposto ricorso sulla base di due motivi. Bo.Gi. ha resistito con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il primo motivo denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione dell’art. 112 c.p.c., per omissione di pronuncia sulla domanda di liquidazione della rivalutazione monetaria e degli interessi sulle somme dovute da Bo.Gi. per effetto della riconosciuta lesione di legittima subita, in dipendenza delle disposizioni testamentarie del de cuius B.P., dalla madre T.C..

Il secondo motivo, per l’ipotesi che il silenzio della sentenza su detta richiesta sia da considerarsi alla stregua di un rigetto implicito, denuncia violazione degli artt. 542 e 553 c.c..

Si sostiene che al legittimario, reintegrato per equivalente invece che in natura, spettano la rivalutazione monetaria e gli interessi sulla lesione determinata secondo i valori del tempo dell’aperta successione.

Il primo motivo è fondato. L’improprio riferimento nella rubrica al n. 3, invece che al n. 4 dell’art. 360 c.p.c., comma 1, eccepito nel controricorso, non pregiudica l’ammissibilità del motivo, il quale si denuncia in termini chiari e univoci l’error in procedendo consistente nell’omissione di pronuncia (Cass. n. 4289/2018).

La Corte d’appello, nel determinare e regolare il credito ereditario di B.G. verso il defunto, ha stabilito le quote ereditarie nel 29,67% G. e nel 70,33% Gi., “secondo la successione testamentaria e previa riduzione per lesione di legittima della madre T.C.”. Per comprendere tale contenuto della sentenza, occorre proporre il raffronto con le conclusioni precisate da G. nel giudizio d’appello, trascritte a pag. 6 del ricorso: “tenuto conto della lesione subita da T.C. nella successione di B.P., voglia (il giudice adito) determinare nella misura del 29,67% la percentuale dei beni immobili spettanti a B.G. sui beni relitti di ambedue le successioni”.

La Corte d’appello, dopo avere regolato il debito ereditario di G. verso il defunto in ragione della quota sopra indicata, lasciando quindi coerentemente a carico del coerede creditore la quota del 29,67% del debito, così prosegue: “Secondo B.G. oltre alla quota di legittima, pari a 1/4 corrispondente a lire 99.079.456 egli aveva diritto alla metà della lesione dei diritti spettanti alla madre (ulteriore quarto ex art. 542 c.c.) ed avendo il Tribunale correttamente accertato che alla data della morte di B.P. detta lesione ammontava a Lire 37.063.156 (dopo avere calcolato il valore dell’usufrutto), la quota ereditaria spettante a G., tenuto conto del valore dell’asse ereditario di Lire 396.317.825, era pari a Lire 117.611.034. Detto motivo non può essere accolto. Il Tribunale di Velletri con la sentenza definitiva impugnata ha correttamente determinato il valore dell’asse ereditario della T., condannando Bo.Gi. a restituire a B.G. la somma di 9.570,76, pari alla metà della riduzione della disposizione testamentaria in suo favore”.

Ora la Corte d’appello non si è avveduta che, nel regolare il debito ereditario del defunto verso il figlio G., aveva recepito quanto il medesimo G. aveva sostenuto con il secondo motivo di ricorso. La quota da lui proposta, pari al 29,67%, recepita, appunto, dalla Corte d’appello, teneva conto dell’esito della riduzione in favore della madre. La quota, indicata da G. in Lire 117.611.034, è infatti la risultante della somma di Lire 99.079.456, un quarto dell’asse a lui lasciato per testamento, e della metà della somma di Lire 37.063.156, ossia Lire 18.531.578, derivante in suo favore dalla riduzione disposta per la reintegrazione della quota di riserva della madre. A sua volta la quota del 29,67%, riconosciuta dalla sentenza a G., altro non è se non il rapporto fra il valore di Lire 117.611,034 e l’asse di Lire 396.317.825. Nello stesso tempo si deve rimarcare che la richiesta di rivalutazione e degli interessi sulla entità della lesione subita dalla madre rifletteva una domanda, proposta da B.G., in via subordinata e/o alternativa, per l’ipotesi che la Corte d’appello, invece di accrescere la quota di G. di quanto gli competeva quale erede della madre, avesse regolato la lesione per equivalente. La Corte d’appello, da un lato, assume una determinazione la quale lascia supporre che la reintegrazione di legittima sia stata fatta in natura, accrescendo la misura del concorso di G. di quanto a costui competeva quale erede della madre; dall’altro, la corte di merito si pone in contraddizione con tale modo di procedere e sembra riconoscere la reintegrazione per equivalente. Nel fare la divisione applica le quote risultanti dal testamento, senza tenere conto dell’esito della riduzione in favore di T.C., ancora una volta lasciando intendere che la reintegrazione sia stata fatta per equivalente. Ma allora ha ragione il ricorrente quando lamenta che il giudice d’appello avrebbe dovuto pronunciare sulla istanza subordinata di riconoscimento della liquidazione monetaria e degli interessi sulla somma riconosciuta a titolo di reintegrazione della legittima.

In questo senso il primo motivo è fondato, restando assorbito il secondo motivo.

La sentenza deve essere cassata in relazione al motivo accolto e la causa deve essere rinviata ad altra sezione della Corte d’appello di Roma, perchè decida sulla ulteriore domanda.

La corte di rinvio provvederà anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

accoglie il primo motivo; dichiara assorbito il secondo motivo; cassa la sentenza in relazione al motivo accolto; rinvia ad altra sezione della Corte d’appello di Roma anche per le spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 11 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 luglio 2021

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