Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19242 del 07/07/2021

Cassazione civile sez. trib., 07/07/2021, (ud. 10/06/2021, dep. 07/07/2021), n.19242

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – Consigliere –

Dott. MAISANO Giulio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1744-2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

S.V.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 342/2014 della COMM. TRIB. REG. UMBRIA,

depositata il 26/05/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

10/06/2021 dal Consigliere Dott. GIULIO MAISANO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

con sentenza n. 342/04/14 pubblicata il 26 maggio 2014 la Commissione tributaria regionale dell’Umbria ha accolto l’appello proposto da S.V. avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Perugia n. 278/7/12 con la quale era stato rigettato il suo ricorso avverso gli avvisi di accertamento n. (OMISSIS), n. (OMISSIS) e n. (OMISSIS), con i quali era stato accertato ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 38, commi 4, 5 e 6 e ss. il reddito, rispettivamente di Euro 13.658,60 per il 2006, Euro 43.968,29 per il 2007 e di Euro 20.782,13 per il 2008 sulla base di incrementi patrimoniali costituiti dal possesso di un’unità immobiliare della superficie di mq. 120, dal conferimento di capitale sociale per Euro 1.625,00, da un’operazione bancaria per Euro 15.000,00 e dall’acquisto di un’autovettura al prezzo di Euro 33.500,00;

che la CTR ha considerato che la contribuente aveva sufficientemente provato la propria disponibilità economica attraverso elargizioni di denaro dalla propria madre provati da scritture private e da successivi versamenti in contanti di somme all’incirca corrispondenti alle somme ricevute;

che l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione avverso tale sentenza articolato su tre motivi;

che S.V. è rimasta intimata.

Diritto

CONSIDERATO

che con il primo motivo si lamenta violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32 e art. 38, commi 4, 5 e 6, anche in combinato disposto con gli artt. 2697,2702 e 2704 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, con riferimento alla documentazione fornita dalla contribuente dopo anni dall’accertamento contestato ed al valore probatorio della stessa documentazione;

con il secondo motivo si deduce la nullità della sentenza o del procedimento, per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, comma 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 con riferimento all’inutizzabilità delle dichiarazioni sostitutive di atto notorio nel processo tributario;

con il terzo motivo si assume omesso esame di un fatto decisivo che è stato oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, con riferimento al divario fra i redditi accertati e il nulla dichiarato, alle giustificazioni poco credibili fornite ed alla circostanza per cui anche il coniuge della contribuente aveva dichiarato redditi molto difformi rispetto alla capacità di spesa dimostrata;

che il primo motivo è inammissibile perchè riguarda la valutazione delle prove ed il loro apprezzamento da parte del giudice del merito;

che il secondo motivo è infondato. La prova che il giudice dell’appello ha ritenuto determinante ai fini dell’accoglimento del ricorso della contribuente è costituita da elargizioni in denaro da parte della madre della contribuente comprovate da dichiarazioni sostitutive di atto notorio. In ordine al valore probatorio o indiziario della dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà di cui al D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, artt. 46 e 47, le Sezioni Unite di questa Corte con sentenza 29 maggio 2014 n. 12065 ebbero modo di precisare che, pur non costituendo di per s6 prova idonea, esaurendo i suoi effetti nell’ambito dei rapporti con la P.A. e nei relativi procedimenti amministrativi, tuttavia il giudice deve comunque adeguatamente valutare, anche ai sensi della nuova formulazione dell’art. 115 c.p.c., la sua rilevanza. Con più specifico riferimento al processo tributario questa Corte ha affermato che in tema di contenzioso tributario, anche al contribuente, oltre che all’Amministrazione finanziaria, deve essere riconosciuta la possibilità, in attuazione dei principi del giusto processo e della parità delle parti di cui all’art. 111 Cost., d’introdurre nel giudizio innanzi alle commissioni tributarie dichiarazioni rese da terzi in sede extra processuale, le quali hanno il valore probatorio proprio degli elementi indiziari e come tali devono essere valutati dal giudice nel contesto probatorio emergente dagli atti (Cass. 19 ottobre 2015 n. 21153; Cass. 16 marzo 2018 n. 6616).

Nel caso in esame il giudice del merito ha correttamente valutato le dichiarazioni in questione ai fini dell’accertamento delle elargizioni liberali da parte della madre della contribuente considerando dettagliatamente vari elementi probatori e dando poi un giudizio di idoneità di tali elementi a smentire il reddito presunto dall’Ufficio. la completa e precisa disamina dei vari elementi probatori acquisiti consente di escludere ogni censura di legittimità in relazione alla valutazione operata dal giudice del merito;

che il terzo motivo è assorbito;

che nulla si dispone sulle spese soccombendo l’unica parte costituita;

che non sussistono i presupposti per il versamento, a carico della soccombente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto ai sensi del medesimo art. 13, comma 1-bis, in quanto tale versamento non può aver luogo per quelle parti, come le Amministrazioni dello Stato, che siano istituzionalmente esonerate, per valutazione normativa della loro qualità soggettiva, dal materiale versamento del contributo stesso, mediante il meccanismo della prenotazione a debito.

P.Q.M.

La Corte di Cassazione rigetta il ricorso; Nulla sulle spese.

Così deciso in Roma, il 10 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 luglio 2021

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