Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19240 del 21/09/2011

Cassazione civile sez. I, 21/09/2011, (ud. 26/01/2011, dep. 21/09/2011), n.19240

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – rel. Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

M.A., A.G. e MA.AN.,

elettivamente domiciliati in Roma, via Lucrezio Caro 62, presso

l’avv. Ciccotti Sabina, che li rappresenta e difende per procura in

atti;

– ricorrenti –

contro

FALLIMENTO DELLA SOCIETA’ DI FATTO TRA MANGANARO BIAGIO E MANGANARO

ANSELMO E DI ESSI SOCI PERSONALMENTE, SICILCOMAR s.p.a, M.C.G.

s.p.a., SICOM s.p.a., S.I.A.L.F. s.p.a., in persona del curatore pro

tempore, I.M.E.S. s.r.L, in persona del legale rappresentante pro

tempore, MERIDIONALE CALCESTRUZZI DI ALFIO BONOMO & C, in persona

del

legale rappresentante pro tempore, P.G., + ALTRI

OMESSI

BETON SUD s.r.L, in persona del

legale rappresentante pro tempore, I.N.P.S. ISTITUTO NAZIONALE DELLA

PREVIDENZA SOCIALE, in persona del legale rappresentante pro tempore,

D.L.S., C.L., S.A., L.

A., G.A., G.A., EREDI S.S.,

P.R., C.G., C.A., C.

S., F.F., TORRE CARMELO E ANTONINO & C.

s.n.c.,

in persona del legale rappresentante pro tempore, S.L.,

SCAVISUD DI CASTRO & C. s.n.c, in persona del legale

rappresentante

pro tempore, SIC1LSONDE s.n.c. di MARIANO TROIA E FIGLI, in persona

del legale rappresentante pro tempore, E.M.T. s.r.L, in persona del

legale rappresentante pro tempore, P.A., L.

S., G.F., C.C., M.

G., SOCIETA’ ITALIANA DI GEOFISICA s.r.L, in persona del

legale rappresentante pro tempore, AUTOTRASPORTI DI CUCINOTTA

CANDELORO & C. s.a.s., in persona del legale rappresentante

pro

tempore;

– intimati –

e sul ricorso proposto da FALLIMENTO DELLA SOCIETA’ DI FATTO TRA

MANGANARO BIAGIO E MANGANARO ANSELMO E DI ESSI SOCI PERSONALMENTE,

SICILCOMAR s.p.a, M.C.G. s.p.a., SICOM s.p.a., S.I.A.L.F. s.p.a., in

persona del curatore pro tempore, elettivamente domiciliato in Roma,

via Salaria 292, presso l’avv. Albano Mario, rappresentato e difeso

dall’avv. Panuccio Vincenzo;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

M.A., A.G. e MA.AN.;

– intimati –

avverso la sentenza della Corte di Cassazione n. 28223/08 in data 26

novembre 2008;

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

26 gennaio 2011 dal relatore, cons. Dott. Stefano Schirò;

alla presenza del Pubblico ministero, in persona del sostituto

procuratore generale, dott. PATRONE Ignazio, che nulla ha osservato.

Fatto

FATTO E DIRITTO

LA CORTE:

A) rilevato che è stata depositata in cancelleria, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., la seguente relazione, comunicata al Pubblico Ministero e notificata agli avvocati delle parti;

“IL CONSIGLIERE RELATORE, letti gli atti depositati;

RITENUTO CHE:

1. M.A., A.G. e Ma.An., la seconda e il terzo quali eredi di M.B., hanno proposto, nei confronti del Fallimento società di fatto tra Manganaro Biagio e Manganaro Anselmo e di essi soci personalmente, Sicilcomar s.p.a., M.C.G. s.p.a., Sicom s.p.a., S..I.A.L.F. s.p.a. e di altri trentanove parti, ricorso per revocazione, ex art. 391 bis c.p.c. e art. 395 c.p.c., n. 4, della sentenza della Corte di cassazione n. 28223 del 26 novembre 2008, con il quale è stato dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione dai medesimi proposto per l’annullamento della sentenza della Corte d’appello di Roma in data 13 settembre 2004, che aveva respinto l’appello contro la sentenza di rigetto dell’opposizione a dichiarazione di fallimento resa dal Tribunale di Messina in data 10 febbraio 2006;

1.1. il Fallimento intimato ha resistito con controricorso; gli altri intimati non hanno svolto difese;

OSSERVA:

2. la sentenza impugnata ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione, in quanto i ricorrenti non hanno integrato il contraddittorio nei confronti di tutte le parti nel termine stabilito dalla Corte, rilevando che i ricorrenti medesimi non hanno “adempiuto a tutti gli adempimenti che avrebbero potuto consentire il buon fine delle notifiche agli intimati entro il termine all’uopo fissato da questa Corte almeno nel caso del C.A., del G. A. e di Sicilsonde e che non sussistevano dunque “le condizioni di legge per la concessione di un nuovo termine per l’integrazione del contraddittorio, per il quale i ricorrenti non hanno neppure avanzato istanza”;

3. il ricorrente censura la sentenza impugnata con un motivo, con il quale deduce che la decisione impugnata è frutto di un errore di fatto ex art. 395 c.p.c., n. 4, risultante per tabulas dal verbale dell’udienza di discussione del 28 ottobre 2008, dal quale emerge pianamente che il difensore dei ricorrenti …. chiedeva l’accoglimento del ricorso o in subordine un breve rinvio;

4. il ricorso appare inammissibile, in quanto l’ipotesi di revocazione per errore di fatto può configurarsi quando sussista un rapporto di causalità tra detto errore di fatto e la pronuncia in concreto adottata, nel senso che l’errore sia decisivo perchè, in mancanza dell’errore, la decisione sarebbe stata con certezza di segno opposto (Cass. 1997/8118; 2001/6708; 2002/5197; 2002/9505;

2003/8390); nel caso di specie, la Corte di legittimità ha fondato la sua decisione sulla considerazione assorbente che i ricorrenti non avevano adempiuto a tutti gli accertamenti che avrebbero potuto consentire il buon fine delle notifiche agli intimati A. C., G.A. e Sicilsonde entro il termine all’uopo fissato dalla Corte medesima, soggiungendo, per completezza e con argomentazione accessoria, che i ricorrenti non avevano neppure avanzato istanza per la concessione di un nuovo termine per l’integrazione del contraddittorio; i ricorrenti hanno censurato per errore di fatto solo tale seconda argomentazione, nessuna impugnazione per errore revocatorio avanzando nei confronti della prima, principale e autonoma motivazione, da sola idonea a sorreggere la pronuncia d’inammissibilità del ricorso; il dedotto errore revocatorio cade pertanto su di un punto non decisivo della sentenza impugnata;

il ricorso appare comunque anche infondato, in quanto, come riferiscono gli stessi ricorrenti, dal verbale di udienza del 28 ottobre del 2008 risulta che essi hanno chiesto l’accoglimento del ricorso o in subordine un breve rinvio, ma non la concessione di un nuovo termine per il rinnovo della notifica; nella fattispecie dedotta non ricorrono pertanto gli estremi dell’errore di fatto revocatorio prospettato dai ricorrenti; se poi si volesse sostenere che il rinvio era stato chiesto per rinnovare le notifiche non andate a buon fine, la circostanza, comunque non risultante dal verbale di udienza, configurerebbe semmai un inesatto apprezzamento delle risultanze processuali, che, costituendo errore di giudizio, non è idoneo a configurare l’errore revocatorio ex art. 395 c.p.c., n. 4 (Cass. 2006/2478; 2007/14608);

5. alla stregua delle considerazioni che precedono e qualora il collegio condivida i rilievi in precedenza formulati, si ritiene che il giudizio possa essere trattato in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c. e art. 380 bis c.p.c.;

B) rilevato che:

1- il controricorrente ha proposto ricorso incidentale condizionato, chiedendo che, in caso di accoglimento del ricorso principale e di passaggio alla fase rescissoria del giudizio, venga dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione proposto per l’annullamento della sentenza della Corte di appello di Messina N. 355/04 del 13 settembre 2004, nel giudizio iscritto al n. 67/97 RGAC;

i due ricorsi devono essere riuniti, ai sensi dell’art. 335 c.p.c., trattandosi di impugnazioni proposte contro la medesima sentenza; i ricorrenti e il ricorrente incidentale hanno depositato memoria difensiva; 2. deve essere disattesa la richiesta di integrazione del contraddittorio nei confronti di S.P., A. S., S.R. e di Beton Sud s.r.L, in conformità al principio enunciato dalle Sezioni Unite di questa Corte con ordinanza n. 6826 del 22 marzo 2010, secondo il quale nel giudizio di cassazione, il rispetto del principio della ragionevole durata del processo impone – in presenza di un’evidente ragione d’inammissibilità del ricorso (come nel caso di specie, alla luce di quanto indicato nella relazione sopra riportata) – di definire con immediatezza il procedimento, senza la preventiva integrazione del contraddittorio nei confronti di litisconsorti necessari a cui il ricorso non risulti notificato, trattandosi di un’attività processuale del tutto ininfluente sull’esito del giudizio;

3. a seguito della discussione sul ricorso tenuta nella camera di consiglio, il collegio ha condiviso le considerazioni esposte nella relazione, non inficiate dalle argomentazioni difensive svolte nella memoria dal ricorrente principale, che non forniscono elementi di giudizio che non siano già stati valutati nella relazione stessa e non conducono a differenti conclusioni; le considerazioni che precedono comportano la dichiarazione d’inammissibilità del ricorso principale, con assorbimento del ricorso incidentale condizionato, e le spese processuali, da liquidarsi come in dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

La Corte riunisce i ricorsi. Dichiara inammissibile il ricorso principale e assorbito il ricorso incidentale condizionato.

Condanna in solido i ricorrenti principali al pagamento in favore del controricorrente delle spese processuali, che si liquidano in Euro 1.600,00, di cui Euro 1.500,00 per onorari, oltre a spese generali e accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 26 gennaio 2011.

Depositato in Cancelleria il 21 settembre 2011

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