Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1924 del 29/01/2014


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Civile Sent. Sez. L Num. 1924 Anno 2014
Presidente: VIDIRI GUIDO
Relatore: MAROTTA CATERINA

SENTENZA

sul ricorso 17972-2008 proposto da:
MONTALBANO GIUSEPPE, domiciliato in ROMA, PIAZZA
CAVOUR, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI
CASSAZIONE,

rappresentato e difeso dall’avvocato

tti -rot;42t ALrCo

‘giusta delega in atti;
– ricorrente 2013
3154

contro

POSTE ITALIANE S.P.A. 97103880585, in persona del
legale rappresentante pro tempore,

elettivamente

domiciliata in ROMA, VIALE EUROPA 190, presso hz.
de:tt-h~criacCAREA LEGALE TERRITORIALE DI ROMA

Data pubblicazione: 29/01/2014

DI

POSTE

ITALIANE,

rappresentata

e

difesa

dall’avvocato LAURORA ANNA TERESA, CLAVELLI ROSSANA,
giusta delega in atti;
– controri corrente –

avverso la sentenza n. 304/2008 della CORTE D’APPELLO

udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 06/11/2013 dal Consigliere Dott. CATERINA
MAROTTA;
udito l’Avvocato CLAVELLI ROSSANA;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. CARMELO CELENTANO, che ha concluso per
il rigetto del ricorso.

di PALERMO, depositata il 18/03/2008 r.g.n. 272/2003;;

R. Gen. N. 19972/2008
Udienza 6/11/2013
Montalbano Giuseppe cl Poste
Italiane S.p.A.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza n. 304/2008 del 18 marzo 2008, la Corte di appello di Palermo, in
accoglimento dell’appello di Poste Italiane S.p.A., rigettava la domanda proposta da

all’inserimento (melius al reinserimento in posizione utile) nella graduatoria delle
P.E.D. (Posizioni Economiche Differenziate) – più volte modificata dalle Poste a
seguito di ricorsi proposti da altri soggetti interessati – tenendo conto anche del
servizio fuori ruolo prestato dal Montalbano dal 6/7/1973 al 19/12/1974. Riteneva la
Corte territoriale, sulla base degli esiti dell’istruttoria svolta, che tale ultimo periodo
mancasse del requisito della continuità rispetto all’assunzione a tempo indeterminato,
avvenuta il 20/12/1974, e che per mero errore in un primo attestato di servizio, datato
26/11/1984, fosse stato indicato come termine finale di detto periodo fuori ruolo la
data del 19/12/1974 in luogo di quella effettiva del 17/12/1974.
Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso Giuseppe Montalbano affidato
a tre motivi.
Resiste con controricorso Poste Italiane S.p.A.
Il Montalbano ha anche depositato memoria ai sensi dell’art. 378 cod. proc. civ..
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Va preliminarmente disattesa l’eccezione di tardività del ricorso formulata
dalla resistente Poste Italiane S.p.A..
A seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 477 del 2002 – con la quale
è stata dichiarata l’illegittimità del combinato disposto degli artt. 149 cod. proc. civ. e
4, terzo comma, della legge 20 novembre 1982, n. 890 “nella parte in cui prevede che
la notificazione si perfeziona, per il notificante, alla data di ricezione dell’atto da

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Giuseppe Montalbano diretta ad ottenere il riconoscimento del suo diritto

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Montalbano Giuseppe c/ Poste
Italiane S.p.A.

parte del destinatario, anziché a quella, antecedente, della consegna dell’atto
all’ufficiale giudiziario”, deve ritenersi già operante nel diritto positivo, senza
bisogno di un nuovo intervento da parte del giudice delle leggi, un principio generale
secondo il quale – qualunque sia la modalità di trasmissione – la notifica di un atto

intende perfezionata, per il notificante, al momento dell’affidamento dell’atto
all’ufficiale giudiziario che funge da tramite necessario nel relativo procedimento
vincolato, senza quindi che possa influire negativamente per la parte il mancato
perfezionamento della medesima notifica, ove non a lei imputabile” – cfr. Cass. Sez.
Un. 26 luglio 2004, n. 13970 -.
Orbene, nella specie, si rileva dal timbro apposto (con contestuale sottoscrizione)
sul ricorso per cassazione l’avvenuta consegna dello stesso all’ufficiale giudiziario in
data 23 giugno 2008 e dunque entro il termine breve per impugnare la sentenza,
notificata in data 24 aprile 2008.
2. Con il primo motivo il ricorrente denuncia omessa e/o insufficiente
motivazione relativamente al punto in cui la sentenza riconosce valore testimoniale
ed attendibilità alle dichiarazioni rese dal responsabile del personale delle Poste
Italiane, Marcello Porzio, che non aveva mai conosciuto il Montalbano.
3. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia omessa e/o insufficiente
motivazione relativamente al punto in cui la sentenza attribuisce validità ed efficacia
ad una certificazione piuttosto che ad altre certificazioni divergenti rispetto alla
prima e ciò senza alcuna adeguata spiegazione.

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processuale, almeno quando essa debba compiersi entro un determinato termine, si

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Italiane S.p.A.

4. Con il terzo motivo il ricorrente denuncia omessa e/o insufficiente motivazione
relativamente al punto in cui la sentenza conferisce legittimità all’operato delle Poste
Italiane nell’avere accolto numerose opposizioni alle varie graduatorie redatte, pur in

stabilizzate.
5. Il primo ed il secondo motivo, da trattarsi congiuntamente in ragione della
intrinseca connessione, sono infondati.
Va, al riguardo, ricordato che la deduzione con il ricorso per cassazione di un
vizio di motivazione della sentenza impugnata non conferisce al Giudice di
legittimità il potere di riesaminare il merito della vicenda processuale, bensì la sola
facoltà di controllo della correttezza giuridica e della coerenza logica delle
argomentazioni svolte dal Giudice del merito, non essendo consentito alla Corte di
cassazione di procedere ad una autonoma valutazione delle risultanze probatorie,
sicché le censure concernenti il vizio di motivazione non possono risolversi nel
sollecitare una lettura delle emergenze processuali diversa da quella accolta dal
Giudice del merito (vedi, tra le tante: Cass. 20 aprile 2011, n. 9043; id. 13 gennaio
2011, n. 313; 3 gennaio 2011, n. 37; 3 ottobre 2007, n. 20731; 21 agosto 2006, n.
18214; 16 febbraio 2006, n. 3436; 27 aprile 2005, n. 8718).
Né è possibile far valere con il vizio di motivazione la rispondenza della
ricostruzione dei fatti operata dal giudice al diverso convincimento soggettivo della
parte e, in particolare, prospettare un preteso migliore e più appagante coordinamento
dei dati acquisiti, atteso che tali aspetti del giudizio, interni all’ambito di
discrezionalità di valutazione degli elementi di prova e dell’apprezzamento dei fatti,

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presenza di ricorsi proposti tardivamente e, dunque, quando le posizioni erano già

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attengono al libero convincimento del giudice e non ai possibili vizi del percorso
formativo di tale convincimento (così Cass. 26 marzo 2010, n. 7394).
In buona sostanza, il controllo di logicità del giudizio di fatto, consentito

“ragionamento decisorio”, ossia dell’opzione che ha condotto il giudice del merito ad
una determinata soluzione della questione esaminata, posto che una simile revisione,
in realtà, non sarebbe altro che un giudizio di fatto e si risolverebbe sostanzialmente
in una sua nuova formulazione, contrariamente alla funzione assegnata
dall’ordinamento al giudice di legittimità.
La valutazione, poi, delle risultanze della prova testimoniale, il giudizio
sull’attendibilità dei testi e sulla credibilità di alcuni invece che di altri, come la
scelta, tra le varie risultanze probatorie, di quelle ritenute più idonee a sorreggere la
motivazione, involgono apprezzamenti di fatto riservati al giudice del merito, il quale
nel porre a fondamento della propria decisione una fonte di prova con esclusione di
altre, non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio
convincimento, senza essere tenuto a discutere ogni singolo elemento o a confutare
tutte le deduzioni difensive, dovendo ritenersi implicitamente disattesi tutti i rilievi e
circostanze che, sebbene non menzionati specificamente, sono logicamente
incompatibili con la decisione adottata (Cass. 5 ottobre 2006, n. 21412; id. 26
febbraio 2007, n.4391; 27 luglio 2007, n. 16346).
Tanto precisato, va osservato che, nella specie, le valutazioni delle risultanze
probatorie operate dal Giudice di appello sono congruamente motivate e l’iter logicoargomentativo che sorregge la decisione è chiaramente individuabile, non
presentando alcun profilo di manifesta illogicità o insanabile contraddizione.

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dall’art. 360, comma 1 n. 5, cod. proc. civ., non equivale alla revisione del

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Montalbano Giuseppe ti Poste
Italiane S.p.A.

La Corte territoriale, sulla base dell’istruttoria svolta, ha ritenuto di privilegiare il
dato risultante dalla certificazione meno favorevole al ricorrente ritenendo la
corrispondenza di questa alla situazione effettiva sulla base del riscontro fornito dalle

percorso professionale del Montalbano attraverso i vari attesti servizio rilasciati
dai titolari degli uffici cui il medesimo era stato addetto (e così, con riguardo alla
portata della – errata – certificazione del 26/11/1984, attingendo dalla attestazione del
responsabile della filiale di Agrigento in cui il Montalbano aveva prestato servizio in
qualità di portalettere).
Si tratta di un accertamento di fatto devoluto al giudice di merito e non
sindacabile in questa sede.
E tutto ciò assume rilievo ai fini della valutazione di infondatezza dei motivi al di
là della pure assorbente considerazione che, per il principio di autosufficienza del
ricorso per cassazione, il Montalbano avrebbe dovuto comunque allegare
compiutamente e dimostrare, ai fini del necessario interesse ad agire, l’esistenza
degli altri presupposti richiesti dagli accordi sindacali per entrare in graduatoria,
inserendosi tra coloro che, tra tutti i concorrenti, avrebbero potuto usufruire del
beneficio rivendicato in giudizio.
6. Il terzo motivo è generico essendo privo di riferimenti puntuali alle posizioni
in ipotesi irregolarmente privilegiate. Inoltre difetta di autosufficienza non risultando
riprodotto il contenuto della circolare asseritamente violata.
7. Da tanto consegue che il ricorso deve essere rigettato.
8. La regolamentazione delle spese segue la soccombenza.
P.Q.M.

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dichiarazioni del teste Porzio che avevano consentito una compiuta ricostruzione del

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Montalbano Giuseppe c/ Poste
Italiane S.p.A.

La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento, in favore della
società contro ricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in
euro 100,00 per esborsi ed euro 3.000,00 per compensi professionali, oltre accessori

Così deciso in Roma, il 6 novembre 2013.

di legge.

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