Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19238 del 19/07/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 19238 Anno 2018
Presidente: CURZIO PIETRO
Relatore: CAVALLARO LUIGI

ORDINANZA
sul ricorso 29609-2016 proposto da:
CALVIELLO COSIMO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
MONTE ZEBIO 19, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO
MARTINELLI, rappresentato e difeso dagli avvocati VINCENZO
DI PONZIO, GAETANO POLIGNANO;
– ricorrente contro
TRE ASSI SCARL;
– intimata avverso la sentenza n. 143/2016 della CORTE D’APPELLO DI
LECCE SEZIONE DISTACCATA di TARANTO, depositata il
13/06/2016;

Data pubblicazione: 19/07/2018

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 10/05/2018 dal Consigliere Dott. LUIGI
CAVALLARO.
RILEVATO IN FATTO
che, con sentenza depositata il 13.6.2016, la Corte d’appello di

primo grado che aveva variamente provveduto sulla domanda di
differenze retributive proposta da Cosimo Calviello nei confronti di
Tre Assi s.c.a
che avverso tale pronuncia Cosimo Calviello ha proposto ricorso
per cassazione;
che Tre Assi s.c.a r.l. è rimasta intimata;
che è stata depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.,
ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione
dell’adunanza in camera di consiglio;
CONSIDERATO IN DIRITTO
che questa Corte ha ormai consolidato il principio di diritto
secondo cui il ricorso per cassazione redatto mediante la tecnica del
c.d. assemblaggio, cioè attraverso la pedissequa riproduzione
dell’intero letterale contenuto degli atti processuali, è da reputarsi
carente del requisito di cui all’art. 366, n. 3, c.p.c., che non può
neppure essere desunto, per estrapolazione, dall’illustrazione del o
dei motivi di ricorso (cfr. da ult. Cass. n. 3385 del 2016, sulla scorta
di Cass. S.U. n. 5698 del 2012);
che la giustificazione di tale principio riposa sulla circostanza che
codesta tecnica espositiva rende il ricorso privo di una corretta ed
essenziale narrazione dei fatti processuali, della sintetica esposizione
della soluzione accolta dal giudice di merito nonché

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Lecce-sez. distaccata di Taranto ha confermato la pronuncia di

dell’illustrazione dell’errore da quest’ultimo commesso e delle
ragioni che inducono a considerarlo come tale, addossando in tal
modo a questa Corte il compito, ad essa non spettante, di sceverare
dall’eterogenea pluralità di elementi addotti dal ricorrente quelli
realmente rilevanti ai fini del decidere (Cass. nn. 22185 del 2015,

che l’odierno ricorso è precisamente redatto con la tecnica dianzi
stigmatizzata, risolvendosi, per ben quattordici delle ventotto
pagine, nella riproduzione fotostatica di svariati atti processuali
relativi alle pregresse fasi di merito (e segnatamente dell’ordinanza
n. 11336 del 2014 resa da questa Corte sul regolamento di
competenza proposto dall’odierno ricorrente avverso la
sospensione del processo disposta dal Tribunale adito in prime
cure; dell’ultima pagina della sentenza del menzionato Tribunale;
delle note integrative depositate dall’odierno ricorrente avanti alla
Corte d’appello; dell’attestazione di passaggio in giudicato della
sentenza n. 2573/2014 del Tribunale di Taranto; della prima pagina
del ricorso in appello, con relativa relazione di notificazione),
mentre le rimanenti tredici dell’esposizione contengono poco
perspicue doglianze di vario tenore rapportate a codesta
incomprensibile esposizione dei fatti di causa;
che il ricorso, pertanto, va dichiarato inammissibile, nulla
statuendosi sulle spese del giudizio di legittimità per non avere
l’intimata svolto alcuna attività difensiva;
che, in considerazione della declaratoria d’inammissibilità del
ricorso, sussistono i presupposti per il versamento, da parte del
ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari
a quello dovuto per il ricorso;

3

26277 del 2013);

P. Q. M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, dà
atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del
ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a

13.
Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale del 10.5.2018.
,

IL PRESIDENTE

quello dovuto per il ricorso a nonna del comma 1-bis dello stesso art.

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