Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19225 del 21/09/2011

Cassazione civile sez. lav., 21/09/2011, (ud. 17/05/2011, dep. 21/09/2011), n.19225

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROSELLI Federico – Presidente –

Dott. STILE Paolo – rel. Consigliere –

Dott. COLETTI DE CESARE Gabriella – Consigliere –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 13791/2008 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati FABIANI

Giuseppe, TADRIS PATRIZIA, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

D.S., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LUNIGIANA 6,

presso lo studio dell’avvocato GREGORIO D’AGOSTINO, rappresentato e

difeso dall’avvocato INTILISANO Luciana, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 21/2008 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,

depositata il 29/01/2008 r.g.n. 1236/05;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

17/05/2011 dal Consigliere Dott. PAOLO STILE;

udito l’Avvocato TRIOLO VINCENZO per delega TADRIS PATRIZIA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FINOCCHI GHERSI Renato, che ha concluso per l’accoglimento del

ricorso per quanto di ragione.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza n. 84/05 (rectius n. 83/05) il Giudice del lavoro di Messina rigettava la domanda di D.S. diretta ad ottenere l’indennità di maternità obbligatoria, presentata il 12-9-1992, e facoltativa, presentata il 5-2-1993, dovutele per la nascita del figlio avvenuta il (OMISSIS), essendo stato il ricorso giudiziario depositato il 10/9/1998, oltre il termine annuale di decadenza, stabilito dal D.L. n. 384 del 1992, art. 4, conv. in L. n. 438 del 1992, decorrente dalla data di scadenza dei termini prescritti per l’esaurimento del procedimento amministrativo, computati dalla data di presentazione della domanda amministrativa (dal 301^ giorno).

Avverso tale decisione proponeva appello la D., sostenendo che, nella specie, trovava applicazione il D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47, come interpretato dal D.L. n. 103 del 1991, art. 6, comma 1, che stabiliva la “prescrizione” quinquennale “per le controversie relative ad indennità di maternità, malattie e altre”.

L’INPS non si costituiva.

Con sentenza del 10/29 gennaio 2008 l’adita Corte d’appello di Messina, in parziale accoglimento del gravame, dichiarava il diritto della D. all’indennità di maternità per il periodo di astensione obbligatoria, condannando l’INPS al pagamento della prestazione, oltre accessori.

A sostegno della decisione osservava che il D.L. n. 384 del 1992, art. 4, comma 3, conv. con mod. in L. 14 novembre 1992, n. 438, trovava applicazione in tutti i procedimenti in cui all’entrata in vigore di detto decreto fosse già stata presentata la domanda amministrativa, con la conseguenza che alla sola domanda di indennità per astensione obbligatoria presentata il 12/9/1992, anteriormente alla data del 19/9/1992, andava applicato il precedente regime (termine di decadenza quinquennale).

Per la cassazione di tale pronuncia ricorre l’INPS con due motivi.

D.S. resiste con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso, l’INPS, denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 159, 291 e 421 c.p.c., con riferimento agli artt. 160 e 330 c.p.c. (art. 360 c.p.c., n. 4), sostiene che la Corte di Messina ha emesso la impugnata sentenza, a conclusione di un procedimento d’appello, il cui atto introduttivo è stato irritualmente notificato ad esso Istituto, “perchè non portato nel domicilio eletto nel primo grado, nè diretto al procuratore costituito nel giudizio di prime cure”.

Il motivo è infondato.

Risulta dagli atti di causa che l’atto d’appello è stato notificato:

a) all’INPS presso il procuratore costituito in primo grado avv. Giovanni Lombardo in Messina, via Romagnoli (ufficio legale INPS), anzichè all’avv. Francesco Giorgianni, effettivo difensore in primo grado, elett.te dom. in Barcellona Pozzo di Gotto via Marconi n. 66;

b) all’INPS, in persona del legale rappresentante pro tempore, domiciliato in Roma, via Ciro il Grande, 21; c) INPS, Agenzia di produzione di Milazzo, in persona del direttore pro tempore, domiciliato in Milazzo, via Madonna del Lume, 9.

Sennonchè, se è vero che l’INPS era costituito nel primo grado di giudizio con l’Avv. Francesco Giorgianni (avvocato dipendente dell’INPS e dunque iscritto nell’elenco speciale degli enti) è anche vero che -come incontestato- l’avv. Giorgianni è andato in quiescenza ed è stato cancellato dall’Albo degli Avvocati iscritti nell’elenco speciale dell’ordine di Messina in data 23/12/2002.

Pertanto, poichè in caso di cancellazione dall’albo dell’avvocato le notifiche vanno effettuate alla parte personalmente (cfr. Cass. S.U. n. 10284/1996) presso la sede legale, ed avendo la D. provveduto a notificare il ricorso in appello all’INPS in Roma (presso la sede legale in (OMISSIS)), la notifica è stata effettuata in maniera rituale e quindi nessun vizio di regolare costituzione del contraddittorio può sussistere.

Sicchè -come chiarito dalla difesa della D. – la notifica all’Avv. Giovanni Lombardo, benchè ultronea, è stata eseguita solo per prassi, essendo state assegnate, in seguito al pensionamento dell’Avv. Giorgianni, le cause di quest’ultimo, all’Avv. Lombardo.

Con il secondo motivo di ricorso l’INPS, denunciando violazione e falsa applicazione del D.P.R. 30 aprile 1070, n. 639, art. 47, comma 3, come autenticamente interpretato dal D.L. 29 marzo 1991, n. 103, art. 6, comma 1, convertito in L. 1 giugno 1991, n. 166, lamenta che l’impugnata decisione abbia ritenuto che il termine quinquennale di decadenza stabilito dal D.L. n. 103 del 1991, art. 6 per la proposizione dell’azione giudiziaria nelle controversie per prestazioni previdenziali, nel caso in cui il ricorso amministrativo sia stato proposto avverso la tardiva decisione di reiezione della richiesta dell’Ente previdenziale, inizi a decorrere non dalla maturazione del diritto alle prestazioni economiche di maternità, bensì dal ricorso amministrativo che ha fatto seguito al tardivo provvedimento di diniego della domanda amministrativa.

Il motivo va accolto, in base considerazioni, che seguono.

A) In relazione alla data di inizio del processo, trova applicazione il disposto del D.L. 29 marzo 1991, n. 103, art. 6 conv. in L. 1 giugno 1991, n. 166, che ha espressamente qualificato i termini previsti dal D.P.R. 30 aprile 1970, n. 639, art. 47, di decadenza per l’esercizio del diritto alla prestazione previdenziale, il cui decorso determina l’estinzione del diritto e l’inammissibilità della relativa domanda giudiziale.

B) Ai fini del compimento dei termini di decadenza sostanziale nessuna rilevanza può essere attribuita alla previsione di cui alla L. 11 agosto 1973, n. 533, art. 8, secondo la quale, nelle procedure amministrative riguardanti le controversie di cui all’art. 442 c.p.c. non si tiene conto dei vizi, delle preclusioni e delle decadenze verificatesi. La giurisprudenza della Corte, infatti, è consolidata nel ritenere che la norma si limita a dettare una regola attinente esclusivamente al procedimento amministrativo, in forza della quale l’istituto previdenziale è sempre obbligato a prendere in considerazione le istanze degli assicurati, prescindendo dal rispetto dei termini previsti per la presentazione, restando escluso che ciò possa incidere sul decorso dei termini la cui osservanza è prescritta a pena di estinzione del diritto per decadenza (v. Cass. S.U. n. 7269 del 1994; Cass. n. 9595 del 1997; n. 5942 del 2001; n. 5826 dei 2002; v. anche C. costai 92 del 2005).

C) La decisione del ricorso tardivamente presentato è, dunque, imposta dalla L. n. 533 del 1973, art. 8, ma non impedisce il decorso del termine di decadenza per la proposizione della domanda giudiziale (sul rilievo soltanto procedimentale del ricorso amministrativo tardivo, anche in presenza di tardiva decisione dell’istituto previdenziale: Cass. n. 13276 del 2007, n. 3592 del 2006, n. 6018 del 2005).

D) Analogamente è a dirsi per il caso di ricorso amministrativo proposto avverso una decisione amministrativa emessa tardivamente su domanda amministrativa proposta dall’interessato.

E) Più in generale, deve affermarsi il principio della configurabilità di fattispecie di decadenza di ordine pubblico (artt. 2968 e 2969 c.c.), qualificazione che comporta l’inderogabilità della relativa disciplina legale, l’irrinunciabilità e la rilevabilità d’ufficio da parte del giudice (Cass. S.u. n. 3197 del 1989; Cass. n. 27674 del 2005). Resta perciò preclusa la possibilità di attribuire ad atti e comportamenti dell’istituto previdenziale qualsiasi effetto derogatorio della disciplina legale.

Le esposte considerazione valgono a ritenere, al contempo, superato il diverso orientamento, richiamato dalla difesa della D. (Cass. n. 18472/2007) -alla cui stregua la tardività della pronuncia sulla domanda amministrativa e il successivo ricorso amministrativo vale a restituire alla parte privata il potere di esercitare l’azione giudiziaria nei termini di legge- e a dare fondamento giuridico alla censura dell’INPS, basata sull’emissione “tardiva”, del provvedimento di diniego (in data 27.9.96) della domanda (proposta in data 12.9.1992) per ottenere l’indennità giornaliera per l’astensione obbligatoria, nonchè sul successivo ricorso amministrativo in data 10.12.1997 e sul susseguente ricorso giudiziario depositato il 10/9/1998 e dunque oltre il termine di cinque anni previsto dalla normativa per dare inizio all’azione giudiziaria.

Infatti, dalla mancata proposizione di un tempestivo ricorso amministrativo (D.P.R. n. 639 del 1970, ex art. 46, comma 1 e L. n. 88 del 1989, art. 46, comma 5) dopo la formazione del silenzio rifiuto, per decorso di 120 giorni dalla domanda amministrativa (L. n. 533 del 1973, art. 7), il Giudice d’appello avrebbe dovuto fare decorrere il termine quinquennale “dall’insorgenza del diritto ai singoli ratei”, ossia al più tardi dal 4 febbraio 1993, data in cui per essersi concluso il periodo di astensione obbligatoria è altresì interamente maturato il congedo di maternità (Cass. 14 febbraio 2004 n. 2865). Pertanto, poichè rispetto alla indicata data era ormai decorso oltre un quinquennio prima della proposizione della domanda giudiziaria (1879719989, questa doveva essere respinta perchè tardiva.

Per quanto precede, in accoglimento dell’esaminato motivo, l’impugnata sentenza va cassata e, decidendo la controversia nel merito, non occorrendo ulteriori accertamenti di fatto, la domanda proposta con il ricorso introduttivo va respinta.

Nulla deve disporsi per le spese dell’intero processo ai sensi dell’art. 152 disp. att. c.p.c., nel testo anteriore a quello di cui al D.L. 30 settembre 2003, n. 269, art. 42, comma 11, nella specie inapplicabile ratione temporis.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso e rigetta il primo.

Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e, decidendo nel merito, respinge la domanda, proposta con il ricorso introduttivo. Nulla per le spese dell’intero processo.

Così deciso in Roma, il 17 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 21 settembre 2011

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