Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19217 del 17/07/2019

Cassazione civile sez. trib., 17/07/2019, (ud. 30/05/2019, dep. 17/07/2019), n.19217

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANZON Enrico – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA M.G. – rel. Consigliere –

Dott. ANTEZZA Fabio – Consigliere –

Dott. DI NAPOLI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso iscritto al n. 26813 del ruolo generale dell’anno 2017,

proposto da:

Agenzia delle dogane e dei monopoli, in persona del Direttore pro

tempore, domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

Contro

C. s.n.c. di C.C. & C., in liquidazione, in

persona del liquidatore pro tempore;

– intimata –

per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria

regionale della Liguria n. 685/05/2017, depositata il 15 maggio

2017, non notificata.

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

30 maggio 2019 dal Relatore Cons. Maria Giulia Putaturo Donati

Viscido di Nocera.

Fatto

RILEVATO

Che:

– con sentenza n. 685/05/2017, depositata il 15 maggio 2017, e non notificata, la Commissione tributaria regionale della Liguria, rigettava l’appello proposto dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, in persona del Direttore pro tempore, nei confronti di C. s.n.c. di C.C. & C. in liquidazione avverso la sentenza n. 75/03/2012 della Commissione tributaria provinciale di Savona che aveva accolto il ricorso proposto dalla suddetta società avverso l’invito di pagamento n. (OMISSIS), notificato il 4 marzo 2011, con il quale l’Ufficio delle dogane – dopo l’annullamento, in sede di autotutela, di un precedente invito di pagamento notificato il 9 febbraio 2011 aveva recuperato nei confronti della medesima diritti doganali evasi pari a Euro 26.886,34, per indebito impiego – in una serie di operazioni, risalenti al 1999, di importazione di banane da Paesi ACP – dei titoli AGRIM dei quali la contribuente era titolare, al fine di permettere ad altra società (nella specie, Simba s.p.a.), cui i prodotti venivano rivenduti immediatamente dopo lo sdoganamento, il conseguimento dei benefici fiscali derivanti dall’applicazione del dazio agevolato, oltre la quota di contingentamento di propria spettanza;

– in punto di diritto, la CTR osservava che non essendo stato emesso dall’Agenzia delle dogane alcun atto interruttivo dalla data del 22 marzo 2001 del p.v.c. della Guardia di Finanza della Liguria nei confronti di Simba s.p.a. alla data del 4.07.2008 del decreto di archiviazione (depositato il 30/7/2008) relativo al procedimento penale a carico anche di C.C., era da intendersi maturata ai sensi del D.P.R. n. 43 del 1973, ex art. 74, comma 1, la prescrizione del diritto alla riscossione dei diritti doganali in questione;

– avverso la sentenza della CTR, l’Agenzia delle dogane propone ricorso per cassazione affidato a un motivo; rimane intimata la società contribuente;

– il ricorso è stato fissato in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 2 e dell’art. 380 – bis 1 c.p.c., introdotti dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art. 1 – bis, convertito, con modificazioni, dalla L. 25 ottobre 2016, 197.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

– con l’unico motivo, la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.P.R. n. 43 del 1973, art. 84, comma 3 e del Reg. n. 2913 del 1992, art. 221, par. 3, per avere la CTR erroneamente ritenuto maturata la prescrizione del diritto alla riscossione dei diritti doganali, ancorchè, a fronte di operazioni di importazione avvenute nel 1999 e della emissione del p.v.c. contenente la notitia criminis il 22 marzo 2001, il termine triennale di prescrizione/decadenza fosse iniziato a decorrere dalla data del decreto di archiviazione (4/7/08 depositato il 30/07/08) con conseguente tempestività dell’avviso di rettifica notificato il 4 marzo 2011;

– preliminare all’esame del motivo di ricorso è la verifica della regolarità della notifica del ricorso, attesa la mancata costituzione in giudizio dell’intimata.

– al riguardo, dagli atti risulta che la notifica del ricorso per cassazione – mediante spedizione, a mezzo servizio postale, a C. s.n.c. di C.C. & C., in liquidazione, del relativo plico presso gli avv.ti domiciliatari Rapetti Francesca, Giacometti Luca, Marini Barbara, Piccardi Paolo, con studio, in Genova, Via Corsica 2/18 – non è andata a buon fine per irreperibilità del destinatario nè è stata riattivata nei termini di legge; da qui l’inammissibilità del ricorso per mancata notifica dello stesso;

– in assenza di attività difensiva di controparte, rimasta intimata, nulla va disposto in tema di governo delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile.

Così deciso in Roma, il 30 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 17 luglio 2019

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