Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19210 del 07/07/2021

Cassazione civile sez. trib., 07/07/2021, (ud. 25/03/2021, dep. 07/07/2021), n.19210

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANZON Enrico – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. NONNO Giacomo Maria – rel. Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 5582/2016 R.G. proposto da:

Agenzia delle entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

Ginevra s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore,

quale incorporante Eden Rock s.r.l., elettivamente domiciliata in

Roma, via Francesco Slacci n. 38, presso lo studio dell’avv. Giorgia

Passacantilli, rappresentata e difesa dall’avv. Mario Martelli

giusta procura speciale a margine del ricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale

dell’Emilia Romagna n. 107/01/15, depositata il 20 gennaio 2015;

Udita la relazione svolta nella Camera di Consiglio del 25 marzo 2021

dal Consigliere Nonno Giacomo Maria.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. con sentenza n. 107/01/15 del 20/01/2015 la Commissione tributaria regionale dell’Emilia Romagna (di seguito CTR) respingeva l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Rimini (di seguito CTP) n. 127/01/09, che aveva accolto il ricorso di Eden Rock s.r.l. nei confronti di un avviso di accertamento per IVA relativa all’anno d’imposta 2001;

1.1. come si evince anche dalla sentenza della CTR, l’atto impositivo era stato emesso in ragione dell’illegittima detrazione dell’IVA relativa all’acquisto di un complesso immobiliare sito in Gabicce;

1.2. la CTR respingeva l’appello dell’Agenzia delle entrate escludendo ogni intento fraudolento nel duplice trasferimento immobiliare dalla fallita (OMISSIS) s.r.l. a Fenice s.r.l. (in ragione della presentazione di un concordato fallimentare) e da quest’ultima a Eden Rock s.r.l.;

2. avverso la sentenza della CTR l’Agenzia delle entrate proponeva ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo;

3. Ginevra s.r.l., quale incorporante Eden Rock s.r.l., si costituiva in giudizio depositando controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. con l’unico motivo di ricorso l’Agenzia delle entrate deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 2697,2727 e 2729 c.c., del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 19, nonchè dei principi enunciati dalla Corte di giustizia della UE, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, evidenziando che la CTR avrebbe effettuato una non corretta valutazione degli elementi indiziari forniti dall’Ufficio, sostanzialmente omettendo di valutarli, e valorizzando elementi irrilevanti;

2. il motivo è inammissibile;

2.1. secondo la giurisprudenza di questa Corte, “in tema di accertamento tributario relativo sia all’imposizione diretta che all’IVA, la legge – rispettivamente D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1 (richiamato dal successivo art. 40 per quanto riguarda la rettifica delle dichiarazioni di soggetti diversi dalle persone fisiche) e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 – dispone che l’inesistenza di passività dichiarate, nel primo caso, o le false indicazioni, nel secondo, possono essere desunte anche sulla base di presunzioni semplici, purchè gravi, precise e concordanti, senza necessità che l’Ufficio fornisca prove “certe”. Pertanto, il giudice tributario di merito, investito della controversia sulla legittimità e fondatezza dell’atto impositivo, è tenuto a valutare, singolarmente e complessivamente, gli elementi presuntivi forniti dall’Amministrazione, dando atto in motivazione dei risultati del proprio giudizio (impugnabile in cassazione non per il merito, ma esclusivamente per inadeguatezza o incongruità logica dei motivi che lo sorreggono) e solo in un secondo momento, ove ritenga tali elementi dotati dei caratteri di gravità, precisione e concordanza, deve dare ingresso alla valutazione della prova contraria offerta dal contribuente, che ne è onerato ai sensi degli artt. 2727 c.c. e ss. e dell’art. 2697 c.c., comma 2″ (Cass. n. 14237 del 07/06/2017; Cass. n. 9784 del 23/04/2010);

2.2. nel caso di specie, la CTR non ha messo in discussione i presupposti dell’avviso di accertamento, ma ha valutato nel merito gli elementi forniti dalla società contribuente e ha ritenuto raggiunta la prova dell’inesistenza della pianificazione fraudolenta ipotizzata dall’Amministrazione finanziaria nell’atto impositivo;

2.3. in particolare, è stato accertato che: a) la procedura di alienazione degli immobili di (OMISSIS) s.r.l. è intervenuta sotto il controllo del giudice fallimentare; b) il trasferimento è avvenuto in data antecedente alla liquidazione della società fallita e alla nomina del liquidatore; c) i rapporti tra quest’ultimo e la famiglia Fabbri sono normali rapporti d’affari, sicchè deve escludersi che questi sia un prestanome, come argomentato dall’Agenzia delle entrate; d) il trasferimento immobiliare da La Fenice s.r.l. a Eden Rock s.r.l. è già stato prefigurato in un contratto preliminare dell’agosto 1999;

2.3.1. da tali elementi indiziari il giudice di appello ha tratto il convincimento della regolarità dei trasferimenti immobiliari e della insussistenza di intenti fraudolenti, sicchè gli argomenti addotti dall’Ufficio, alla luce delle emergenze istruttorie, si sono rivelati semplici supposizioni;

2.4. l’Agenzia delle entrate si duole che non sarebbero stati debitamente valorizzati gli elementi offerti in sede di avviso di accertamento, ma tale censura nasconde l’intenzione di rimettere in discussione – inammissibilmente, con la proposizione di un vizio di violazione di legge – le valutazioni effettuate dal giudice di merito, al quale, come noto, spetta, in via esclusiva, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di assumere e valutare le prove, di controllarne l’attendibilità e la concludenza, di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sottesi, dando così liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge (cfr. Cass. n. 19547 del 04/08/2017);

3. in conclusione, il ricorso va rigettato, con conseguente condanna dell’Agenzia delle entrate al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del presente giudizio, che si liquidano come in dispositivo, avuto conto di un valore della lite di oltre Euro 520.000,00;

3.1. il provvedimento con cui il giudice dell’impugnazione, nel respingere integralmente la stessa, ovvero nel dichiararla inammissibile o improcedibile, disponga, a carico della parte che l’abbia proposta, l’obbligo di versare – ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 – un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto ai sensi del medesimo art. 13, comma 1 bis, non può aver luogo nei confronti di quelle parti della fase o del giudizio di impugnazione, come le Amministrazioni dello Stato, che siano istituzionalmente esonerate, per valutazione normativa della loro qualità soggettiva, dal materiale versamento del contributo stesso, mediante il meccanismo della prenotazione a debito (Cass. n. 5955 del 14/03/2014; Cass. n. 23514 del 05/11/2014; Cass. n. 1778 del 29/01/2016).

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del presente giudizio, che si liquidano in Euro 10.000,00, oltre ad Euro 200,00 per esborsi, alle spese forfettarie nella misura del quindici per cento e agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 25 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 luglio 2021

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