Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1921 del 25/01/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 25/01/2017, (ud. 13/12/2016, dep.25/01/2017),  n. 1921

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. FRASCA Raffaele – rel. Consigliere –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12707-2014 proposto da:

B.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DI TRASONE

8/12, presso lo studio dell’avvocato ERCOLE FORGIONE, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato ANTONIO ROMANO, giusta

procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

ARTIGIANSERVICE S.U.R.L., elettivamente domiciliata in ROMA,

CRESCENZIO 91, presso lo studio dell’avvocato CLAUDIO LUCISANO, che

la rappresenta e difende unitamente all’avvocato LIBERATORE LINO

MAUTONE, giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

e contro

ALLIANZ S.P.A.

– intimata –

avverso la sentenza n. 940/2014 della CORTE D’APPELLO DI MILANO,

depositata il 05/03/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

13/12/2016 dal Consigliere Relatore Dott. RAFFAELE FRASCA;

udito l’Avvocato della parte ricorrente, Forgione Ercole, che si

riporta ai motivi di ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

quanto segue:

p.1. B.R. ha proposto ricorso per cassazione contro l’Artigianservice s.u.r.l. e la s.p.a. Allianz, avverso la sentenza del 5 marzo 2014, con cui la Corte d’Appello di Milano ha rigettato il suo appello avverso la sentenza resa in primo grado inter partes il 4 settembre 2013.

p.2. Al ricorso ha resistito con controricorso l’Artigianservice, mentre non ha svolto attività difensiva l’Allianz.

p.3. Essendosi ravvisate le condizioni per la trattazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., applicabile al ricorso nel testo anteriore alle modifiche apportate dalla L. n. 197 del 2016, di conversione, con modificazioni, del D.1. n. 168 del 2016, è stata redatta relazione ai sensi di detta norma e ne è stata fatta notificazione agli avvocati delle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

quanto segue:

p.1. Nella relazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c. sono state svolte le seguenti considerazioni:

“(….) p.3. Il ricorso può essere deciso con il procedimento di cui all’art. 380-bis c.p.c., in quanto appare manifestamente inammissibile, come del resto dedotto dalla resistente.

I due motivi di ricorso, che denunciano entrambi violazione di norme di diritto e vizi ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 (qualificati, peraltro, come “errata motivazione”), si fondano su argomentazioni che poggiano sulle vocazioni di risultanze probatorie, riguardo alle quali non si fornisce l’indicazione specifica di cui all’art. 366 c.p.c., n. 6, sia quanto alla riproduzione diretta del loro contenuto o alla riproduzione indiretta con indicazione della parte dell’atto do documento cui l’indiretta riproduzione corrisponderebbe, sia quanto alla loro localizzazione nel giudizio di merito e nel presente giudizio di legittimità, in tal modo contravvenendo ai principi consolidati della giurisprudenza della Corte (Cass. sez. un. nn. 28547 del 2008, 7161 del 2010 e 22726 del 2011).

Si aggiunga che nella loro illustrazione i due motivi, piuttosto che denunciare effettivamente errores iuris, risultano diretti a postulare un riesame delle risultanza probatorie e della motivazione della sentenza impugnata del tutto al di fuori dei limiti in cui la motivazione della sentenza di merito riguardo alla quaestio facti controllabile davanti alla Corte di cassazione alla stregua del nuovo n. 5 dell’art. 360 c.p.c., giusta i principi affermati da Cass. sez. un. nn. 8053 e 8054 del 2014.”.

p.2. Il Collegio condivide le argomentazioni e le conclusioni della relazione, alle quali nulla è necessario aggiungere.

Il ricorso è, pertanto, dichiarato inammissibile.

Le spese del giudizio di cassazione seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo ai sensi del D.M. n. 55 del 2014. Nulla nel rapporto fra ricorrente ed intimata.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si deve dare atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1 bis.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna parte ricorrente alla rifusione alla parte resistente delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in euro duemilacinquecento, di cui duecento per esborsi, oltre spese generali ed accessori come per legge. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, il 13 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 25 gennaio 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA