Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19191 del 21/09/2011

Cassazione civile sez. II, 21/09/2011, (ud. 13/05/2011, dep. 21/09/2011), n.19191

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. PARZIALE Ippolisto – rel. Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 2532-2010 proposto da:

P.O. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato SCALIA DOMENICO, giusta mandato in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

O.S., S.C., O.A., O.

M.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 67/2009 della CORTE D’APPELLO di CATANIA del

4/12/08, depositata il 20/01/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

13/05/2011 dal Consigliere Relatore Dott. IPPOLISTO PARZIALE;

è presente il P.G. in persona del Dott. MAURIZIO VELARDI, che nulla

osserva sulla relazione ex art. 380 bis c.p.c..

Fatto

FATTO E DIRITTO

1. – Parte ricorrente impugna il suindicato provvedimento col quale la Corte di appello accoglieva, solo in punto spese (compensandole interamente), l’appello proposto dagli odierni intimati avverso la sentenza del Tribunale di Catania che aveva respinto la domanda di questi ultimi di rilascio di un terreno di cui erano asseritamente proprietari.

2. Parte ricorrente formula un unico articolato motivo di ricorso, col quale denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. in relazione all’art. 360, nn. 3 e 5 quanto alla disposta compensazione delle spese dei due gradi di giudizio.

Al riguardo osserva che la Corte d’appello aveva disposto la compensazione delle spese di primo grado “in considerazione delle difficoltà oggettive riscontrate nelle vicende traslative del bene controverso”, senza peraltro “giustificare quali fossero ed omettendo di prendere nella giusta valenza il fatto pacifico che il Tribunale prima e prima ancora altri giudici (un ventennio prima di dare corso al presente giudizio) aveva accertato, attraverso la lettura ed un semplice esame dei documenti prodotti in giudico dal P., che proprietario e possessore della particella di terreno in contestazione era il P. medesimo”. Parte ricorrente nelle successive pagine ricorso (pagina 7 parte finale, pagine 8-9-10-11) opera una ricostruzione delle vicende relative al bene in questione e agli atti succedutisi nel tempo, che necessitavano di una specifica complessiva valutazione e interpretazione.

3. Parte intimata non ha svolto attività difensiva in questa sede.

4. Attivata la procedura ex art. 375 c.p.c., il consigliere relatore delegato ha depositato relazione con la quale ritiene che il ricorso possa essere dichiarato inammissibile o manifestamente infondato. La relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata ai difensori delle parti costituite.

5. Il ricorso va dichiarato inammissibile, perchè, quanto alla formulazione dei quesiti, non risponde alle prescrizioni contenute nell’art. 366-bis c.p.c., applicabile ratione temporis (tenuto conto delle sopra indicate date di pronunzia e pubblicazione della sentenza impugnata) per effetto delle disposizioni regolanti il processo di cassazione introdotte dal D.Lgs. n. 40 del 2006. In particolare, l’art. 366 bis c.p.c. (inserito dall’art. 6 del citato Decreto Legislativo) prevede che nei casi previsti dall’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1, 2, 3 e 4 l’illustrazione di ciascun motivo “si deve concludere a pena di inammissibilità con la formulazione di un quesito di diritto” e nel caso di cui al 5 con la “chiara indicanone del fatto controverso”.

5.1 In linea generale deve evidenziarsi che costituisce un dato ormai ampiamente recepito nella giurisprudenza della suprema Corte che la previsione dell’indispensabilità, a pena di inammissibilità, della individuazione dei quesiti di diritto e dell’enucleazione della chiara indicazione del “fatto controverso” per i vizi di motivazione imposti, ratione temporis, dall’art. 366 bis cod. proc. civ., secondo una prospettiva volta a riaffermare la cultura del processo di legittimità, risponde all’esigenza di soddisfare l’interesse del ricorrente ad una decisione della controversia diversa da quella cui è pervenuto il provvedimento impugnato, e, nel contempo, con più ampia valenza, di estrapolare, collaborando alla funzione nomofilattica della Corte di cassazione (costituente l’asse portante della legge delega presupposto dal D.Lgs. n. 40 del 2006), il principio di diritto applicabile alla fattispecie. Pertanto, il quesito di diritto integra il punto di congiunzione tra la risoluzione del caso specifico e l’enunciazione del principio giuridico generale, risultando altrimenti inadeguata, e quindi inammissibile, l’investitura stessa del giudice di legittimità (in questi termini v., ex multis, S.U. sent. nn. 14385/2007; 22640/2007, 3519/2008, 11535/2008, S.U., n. 26020/2008 e ordinanza, sez. 1, n. 20409/2008).

Quanto ai requisiti ed alle caratteristiche del quesito, che deve necessariamente essere presente nel ricorso con riferimento a ciascun motivo (Cass. SU 2007 n. 36), ulteriormente è stato precisato che il quesito deve essere: a) esplicito (SU 2007 n. 7258; SU 2007 n. 23732;

SU 2008 n. 4646) e non implicito; b) specifico, e cioè riferibile alla fattispecie e non generico (SU 2007 n. 36, SU 2008 n. 6420 e 8466); c) conferente, attinente cioè al decisum impugnato e rilevante rispetto all’impugnazione (SU 2007 n. 14235).

Il principio di diritto deve, quindi, consistere in una chiara sintesi logico-giuridica della questione sottoposta al vaglio del giudice di legittimità, formulata in termini tali per cui dalla risposta – negativa od affermativa – che ad esso si dia, discenda in modo univoco l’accoglimento od il rigetto del gravame.

5.2 Nel ricorso in esame il quesito di diritto risulta del tutto omesso ed in ogni caso l’esposizione del motivo non consente di ritenere integrati i requisiti di inammissibilità su richiamati.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 13 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 21 settembre 2011

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