Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19177 del 28/09/2016


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Cassazione civile sez. lav., 28/09/2016, (ud. 10/05/2016, dep. 28/09/2016), n.19177

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMOROSO Giovanni – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 11233-2015 proposto da:

AZIENDA AGRICOLA IL GIARDINO S.S. DI M. F.LLI, c.f. (OMISSIS),

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DI RIPETTA 22, presso lo

studio dell’avvocato GERARDO VESCI, rappresentata e difesa

dall’avvocato VANNA STRACCIARI, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

L.S.G., C.f. (OMISSIS), domiciliato in ROMA PIAZZA

CAVOUR presso la CANCELLERIA DELLA CORTE SUPOREEMA DI CASSAZIONE

rappresentato e difeso dagli avvocati MAURO MAZZONI, LUCIANO GIORGIO

PETRONIO, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 192/2015 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 09/02/2015 R.G.N. 896/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

10/05/2018 dal Consigliere Dott. FABRIZIO AMENDOLA;

udito l’Avvocato STRACCIARI VANNA;

udito l’Avvocato MAZZONI MAURO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CELENTANO Carmelo, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1.- Con sentenza del 9 febbraio 2015 la Corte di Appello di Bologna ha confermato la sentenza di primo grado nella parte in cui aveva accertato l’illegittimità del licenziamento intimato il (OMISSIS) dall’Azienda Agricola Il Giardino S.S. di M. Flli nei confronti di L.S.G. per superamento del periodo di comporto in ragione di una assenza di 189 giorni.

La Corte territoriale, uniformemente al giudizio già espresso in primo grado sia nella fase sommaria che nella fase di opposizione del rito di cui alla L. n. 92 del 2012, art. 1, commi 47 e ss., ha ritenuto nella specie applicabile l’art. 43 del contratto collettivo provinciale di lavoro per gli operai agricoli del 30 luglio 2004 secondo il quale: “l’operaio agricolo a tempi indeterminato, nel caso di malattia o infortunio non su lavoro, ha diritto alla conservazione del posto per un periodo di 180 giorni, elevati a 210 a condizione che l’operaio risulti recuperabile mediante attestazione medica”; ha considerato che era l’Azienda Agricola a dover verificare se la ulteriore assenza del L. dal (OMISSIS), che faceva scattare il periodo di comporto di 180 giorni, si sarebbe protratta per oltre 210 giorni, in quanto solo l’impossibilità di ripresa al lavoro del citato dipendente entro 210 giorni le avrebbe permesso di risolvere il rapporto; in ogni caso – secondo la Corte – anche a volersi argomentare che tale condizione dovesse essere dimostrata dal lavoratore, questi aveva fornito in giudizio la prova della sua “ricuperabilità” nel termine di trenta giorni.

2.- Per la cassazione di tale sentenza l’Azienda Agricola Il Giardino S.S. di M. F.lli ha proposto ricorso il 23 aprile 2015 affidato ad un unico motivo, articolato in plurime censure. Il L. ha resistito con controricorso, eccependo preliminarmente l’improcedibilità e l’inammissibilità del ricorso per cassazione in quanto proposto tardivamente. Parte ricorrente ha replicato con memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

3.- Pregiudizialmente in rito deve essere esaminata la questione dell’ammissibilità del ricorso per cassazione sollevata dal controricorrente, il quale ha eccepito che il “giorno 9.2.2105 la Cancelleria della Sezione Lavoro della Corte di Bologna dava comunicazione, via pec, della sentenza predetta, con avviso cui deposito della sentenza, il cancelliere, “mediante biglietto contenente il testo integrale della sentenza, ne dà notizia alle parti costituite” (cfr. Cass. n. 10017 del 2016).

L’Azienda Agricola piuttosto oppone che il ricorso per cassazione “proposto oltre il termine di sessanta giorni decorrente dalla comunicazione tramite Pec da parte della cancelleria alla ricorrente del testo integrale della sentenza della Corte di Appello di Bologna” non sarebbe tardivo richiamando proprio l’art. 133, comma 2 novellato, nella parte in cui stabilisce che “la comunicazione non è idonea a far decorrere i termini per le impugnazioni di cui all’art. 325”.

Il rilievo non è fondato.

Questa Corte (v. Cass. n. 23526 del 2014, recentemente avallata da Cass. SS.UU. n. 25208 del 2015) ha statuito che la modifica dell’art. 133 c.p.c. in discussione attiene al regime generale della comunicazione dei provvedimenti da parte della cancelleria, sicchè non può investire, neppure indirettamente, le previsioni speciali che appunto in via derogatoria, comportino la decorrenza di termini – anche perentori – dalla semplice comunicazione del provvedimento, e tale è certamente il caso previsto dalla L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 62.

4.- Per tali ragioni il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

Le spese seguono la soccombenza liquidate come da dispositivo.

Poichè il ricorso per cassazione risulta nella specie proposto il 23 aprile 2015 occorre dare atto della sussistenza dei presupposti di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, come modificato dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese liquidate in Euro 5.100,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre accessori secondo legge e spese generali al 15%.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 10 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 28 settembre 2016

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