Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1917 del 25/01/2018


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Civile Ord. Sez. L Num. 1917 Anno 2018
Presidente: DI CERBO VINCENZO
Relatore: MANNA ANTONIO

ORDINANZA
sul ricorso 13251-2013 proposto da:
POSTE ITALIANE S.P.A. C.F. 97103880585, in persona
del legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIALE MAZZINI 134, presso lo
studio dell’avvocato FIORILLO LUIGI, che la
rappresenta e difende giusta delega in atti;
– ricorrente contro
2017
3633

CONTI GIORGIA, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
RENO 21, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO
RIZZO, che la rappresenta e difende giusta delega in
atti;
– controricorrente –

Data pubblicazione: 25/01/2018

avverso la

sentenza n.

4180/2012

della CORTE

D’APPELLO di ROMA, depositata il 17/05/2012 r.g.n.

468/2008;

R.G. n. 13251/13

RILEVATO

che con sentenza pubblicata il 17.5.12 la Corte d’appello
di Roma rigettava il gravame di Poste Italiane S.p.A.
contro la sentenza con cui il Tribunale della stessa sede,

stipubato per il periodo 1°.6.04 – 30.9.04 tra Poste
Italiane S.p.A. e Giorgia Conti per esigenze di carattere
sostitutivo, aveva accertato la sussistenza d’un rapporto
di lavoro subordinato a tempo indeterminato fra le parti;
che

per la cassazione della sentenza ricorre Poste

Italiane S.p.A. affidandosi a tre motivi;
che

Giorgia Conti resiste con controricorso, poi

ulteriormente illustrato con memoria ex art. 380-bis 1
cod. proc. civ.;
CONSIDERATO

che

il primo motivo prospetta violazione e falsa

applicazione dell’art. 1 d.lgs. n. 368 del 2001 e degli artt.
1362 e ss. cod. civ. nella parte in cui la sentenza
impugnata ha erroneamente ritenuto generica la causale
indicata nel contratto di lavoro;
che il secondo motivo denuncia insufficiente motivazione
circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio e
violazione e falsa applicazione degli artt. 253, 420 e 421
cod. proc. civ., per non avere la Corte territoriale
sufficientemente motivato la propria decisione di non
ammettere le istanze istruttorie formulate dalla società
ricorrente;
che con il terzo motivo ci si duole di insufficiente
motivazione in ordine ad un fatto controverso e decisivo

dichiarato nullo il termine apposto al contratto di lavoro

R.G. n. 13251/13

per il giudizio e violazione e falsa applicazione degli artt.
32, comma 5, legge n. 183 del 2010, 324 cod. proc. civ.
e 2909 cod. civ., per avere la sentenza impugnata
erroneamente negato l’applicabilità del cit. art. 32 sulle

termine in base ad un giudicato su di esse che, in realtà,
era inesistente;
che ritiene il Collegio la fondatezza del primo motivo;
che questa Corte Suprema (cfr., in particolare, Cass.
2.5.11 n. 9602; Cass. 26.1.2010 n. 1577; Cass. 26
gennaio 2010 n. 1576) ha più volte affermato il seguente
principio di diritto, cui nella presente sede va data
continuità: “In tema di assunzione a termine di lavoratori
subordinati per ragioni di carattere sostitutivo, alla luce
della sentenza della Corte costituzionale n. 214 del 2009,
con cui è stata dichiarata infondata la questione di
legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 368 del 2001, art.
1, comma 2, l’onere di specificazione delle predette
ragioni è correlato alla finalità di assicurare la
trasparenza e la veridicità della causa dell’apposizione
del termine e l’immodificabilità della stessa nel corso del
rapporto. Pertanto, nelle situazioni aziendali complesse,
in cui la sostituzione non è riferita ad una singola
persona, ma ad una funzione produttiva specifica,
occasionalmente scoperta, l’apposizione del termine deve
considerarsi legittima se l’enunciazione dell’esigenza di
sostituire lavoratori assenti – da sola insufficiente ad
assolvere l’onere di specificazione delle ragioni stesse risulti integrata dall’indicazione di elementi ulteriori

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conseguenze economiche della ritenuta nullità del

R.G. n. 13251/13

(quali l’ambito territoriale di riferimento, il luogo della
prestazione lavorativa, le mansioni dei lavoratori da
sostituire, il diritto degli stessi alla conservazione del
posto di lavoro) che consentano di determinare il numero

nomínativamente, ferma restando, in ogni caso, la
verificabilità della sussistenza effettiva del prospettato
presupposto di legittimità”;
che nel caso in esame non può condividersi, in relazione
ai principi sopra enunciati, la valutazione operata dalla
Corte di merito circa l’assenza di specificità della causale
apposta al contratto di lavoro a termine stipulato fra le
odierne parti;
che, in particolare, la Corte territoriale non ha tenuto
conto del fatto che il concetto di specificità deve essere
collegato a situazioni aziendali non più standardizzate,
ma riferite alle realtà produttive in cui il contratto viene
ad essere calato;
che,

come questa S.C. ha già statuito proprio in

controversie concernenti contratti di lavoro a termine
stipulati da Poste Italiane S.p.A. per ragioni di carattere
sostitutivo (cfr. Cass. 16.11.2010 n. 23119; Cass.
26.1.2010 nn. 1576 e 1577), l’onere di specificazione
delle predette ragioni è correlato alla finalità di
assicurare la trasparenza e la veridicità della causa
dell’apposizione del termine e la sua immodificabilità nel
corso del rapporto;
che pertanto, nelle situazioni aziendali complesse, in cui
la sostituzione non è riferita ad una singola persona, ma

dei lavoratori da sostituire, ancorché non identificati

R.G. n. 13251/13

ad una funzione produttiva specifica, occasionalmente
scoperta, l’apposizione del termine deve considerarsi
legittima se l’enunciazione dell’esigenza di sostituire
lavoratori assenti – da sola insufficiente ad assolvere

integrata dall’indicazione di elementi ulteriori (quali
l’ambito territoriale di riferimento, il luogo della
prestazione lavorativa, le mansioni dei lavoratori da
sostituire, il diritto degli stessi alla conservazione del
posto di lavoro) che consentano di determinare il numero
dei lavoratori da sostituire, ancorché non identificati
nominativamente, ferma restando, in ogni caso, la
verificabilità della sussistenza effettiva del prospettato
presupposto di legittimità;
che in senso contrario non si pone Corte cost. n. 214/09
là dove, dichiarata non fondata la questione di legittimità
costituzionale degli artt. 1 co. 1° e 11 d.lgs. n. 368/01,
afferma che l’onere di specificazione previsto dallo stesso
art. 1, co. 2°, impone che, tutte le volte in cui
l’assunzione a tempo determinato avvenga per
soddisfare ragioni di carattere sostitutivo, risulti per
iscritto anche il nome del lavoratore sostituito e la causa
della sua sostituzione;
che, come questa S.C. ha già chiarito nelle proprie
precedenti sentenze, il passo della sentenza della Corte
cost. sopra citato deve essere letto nel relativo contesto
argomentativo, che individua la

ratio legis

proprio

nell’esigenza di assicurare trasparenza e veridicità della

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l’onere di specificazione delle ragioni stesse – risulti

R.G. n. 13251/13

causa che si pone a monte dell’apposizione del termine e
la sua immodificabilità nel corso del rapporto;
che

ne discende che, nell’ampia casistica offerta

dall’esperienza concreta, accanto a fattispecie elementari

lavoratori da sostituire, esistono fattispecie complesse in
cui la stessa indicazione non è possibile e l’indicazione
del lavoratore o dei lavoratori deve passare
necessariamente attraverso la specificazione dei motivi,
mediante l’indicazione di criteri che, prescindendo
dall’individuazione delle persone, siano tali da non
vanificare il criterio selettivo che richiede la norma;
che in questi termini, le due opzioni interpretative
(quella della cit. sentenza n. 214/09 della Corte cost. e
quella accolta nella summenzionata giurisprudenza di
questa S.C.) risultano coerenti;
che,

in breve, l’apposizione del termine per ragioni

sostitutive è legittima ove l’enunciazione dell’esigenza di
sostituire lavoratori assenti – da sola insufficiente ad
assolvere l’onere di specificazione delle ragioni stesse risulti integrata, come in concreto avvenuto nel caso di
specie, da elementi ulteriori (quali, l’ambito territoriale di
riferimento, il luogo della prestazione lavorativa, le
mansioni dei lavoratori da sostituire, il diritto degli stessi
alla conservazione del posto di lavoro) che consentano di
determinare il numero dei lavoratori da sostituire,
ancorché non identificati nominativamente, ferma
restando in ogni caso la verificabilità circa la sussistenza
effettiva del presupposto di legittimità prospettato;

in cui è possibile individuare fisicamente il lavoratore o i

R.G. n. 13251/13

che

l’impugnata sentenza non si è attenuta a tali

principi, sicché il primo motivo di ricorso è da accogliersi;
che l’accoglimento del primo motivo assorbe la disamina
delle restanti censure formulate in ricorso;

secondo e il terzo, la,sentenza impugnata va cassata in
relazione al motivo accolto, con rinvio, anche per le
spese, alla Corte d’appello di Roma in diversa
composizione;
P.Q.M.
accoglie il primo motivo, dichiara assorbiti il secondo e il
terzo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo
accolto e rinvia alla Corte d’appello di Roma in diversa
composizione, cui demanda di provvedere anche sulle
spese del giudizio di legittimità.
Così deciso nella Adunanza camerale del 26.9.2017.

che, in conclusione, accolto il primo motivo e assorbiti il

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