Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19164 del 15/09/2020

Cassazione civile sez. VI, 15/09/2020, (ud. 02/07/2020, dep. 15/09/2020), n.19164

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FERRO Massimo – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4768-2019 proposto da:

W.Q., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

MASSIMO GOTI;

– ricorrente –

Contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTENAZIONALE DI MILANO, in persona

del Ministro pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende ope legis;

– resistente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di MILANO, depositato il 21/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 02/07/2020 dal Consigliere Relatore Dott. MASSIMO

FALABELLA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – E’ impugnato per cassazione il decreto del Tribunale di Milano del 21 dicembre 2018. Con quest’ultima pronuncia è stato negato che alla ricorrente W.Q. potesse essere riconosciuto lo status di rifugiato ed è stato altresì escluso che alla stessa competesse la protezione sussidiaria e quella umanitaria.

2. – Il ricorso per cassazione si fonda su due motivi. Il Ministero dell’interno, intimato, non ha notificato controricorso, ma ha depositato un “atto di costituzione” in cui non è svolta alcuna difesa.

Il Collegio ha autorizzato la redazione della presente ordinanza in forma semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Col primo motivo è lamentata la violazione del D.L. n. 13 del 2017, art. 14, convertito, con modificazioni, in L. n. 46 del 2007 e l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio in relazione alla mancata audizione della ricorrente. Rileva l’istante che il Tribunale di Milano, preso atto che in sede amministrativa non si era proceduto alla videoregistrazione del colloquio avanti alla Commissione territoriale, avrebbe dovuto perlomeno procedere alla propria audizione “al fine di pervenire a un’istruttoria completa ed articolata”.

2. – Il secondo mezzo denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 14 e l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio in relazione alla mancata valutazione della situazione esistente in Cina, oltre che la mancanza di attività istruttoria. La censura investe la valutazione di non credibilità della ricorrente circa la sua appartenenza alla Chiesa del Dio Onnipotente; viene citato, in proposito, un responso della giurisprudenza di merito reso in un caso identico a quello preso in considerazione dal Tribunale di Milano, in cui al richiedente asilo era stato riconosciuto lo status di rifugiato.

2. – Il ricorso è inammissibile.

La procura ad litem risulta apposta su di un foglio materialmente congiunto al ricorso (recante, oltretutto una numerazione diversa rispetto a quella delle pagine di questo) ed è priva di data. Il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13, richiede, a pena di inammissibilità, che la posteriorità della procura rispetto al decreto impugnato sia comprovata dalla certificazione, in proprio favore, della data di rilascio in suo favore della procura medesima”. Tale certificazione è invece completamente assente e la procura difetta, del resto, come si è detto, di alcuna datazione. Ciò detto, questa Corte si è già pronunciata nel senso che in tema di protezione internazionale è inammissibile il ricorso per cassazione munito di una procura speciale alle liti (nella specie apposta su foglio separato e materialmente congiunto all’atto) priva della data di rilascio, nonchè della correlata certificazione da parte del difensore, ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13, non potendosi verificare il conferimento della stessa in epoca successiva alla comunicazione del decreto impugnato (Cass. 3 febbraio 2020, n. 2342: Cass. 17 gennaio 2020, n. 1043).

2. – Non avendo il Ministero spiegato una vera e propria attività difensiva, non vi è materia per la pronuncia sulle spese.

PQM

La Corte

dichiara inammissibile il ricorso; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 6a Sezione Civile, il 2 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 15 settembre 2020

 

 

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