Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19162 del 17/07/2019

Cassazione civile sez. trib., 17/07/2019, (ud. 27/11/2018, dep. 17/07/2019), n.19162

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PERRINO Angelina Maria – Presidente –

Dott. RANALDI Alessandro – Consigliere –

Dott. NONNO Giacomo Maria – rel. Consigliere –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 27486/2012 R.G. proposto da:

Agenzia delle entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

P.L., elettivamente domiciliato in Milano, via Pergolesi

n. 6/b, presso lo studio dell’avv. Paola Rita Esposito, che lo

rappresenta e difende giusta procura speciale in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Lombardia, n. 96/46/12, depositata il 17 luglio 2012 e notificata il

03/10/2012.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 27 novembre

2018 dal Consigliere Dott. Nonno Giacomo Maria.

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. con sentenza n. 96/46/12 del 03/10/2012, la CTR della Lombardia respingeva l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate avverso la sentenza n. 183/24/10 della CTP di Milano, che aveva accolto il ricorso proposto da P.L., titolare della ditta TVP di P.L., avverso l’avviso di accertamento a fini IRPEF, IRAP e IVA relativo all’anno 2003 e agli avvisi di irrogazione sanzioni relativi agli anni 2001, 2002 e 2003;

1.1. come si evince dalla sentenza della CTR: a) gli atti impugnati venivano emessi a seguito della mancata produzione, da parte del contribuente, della documentazione contabile obbligatoria richiesta dai verificatori in sede di accesso; b) l’Ufficio disconosceva, pertanto, “la deduzione di costi e oneri nonchè la detrazione dell’IVA afferente gli acquisti indicati nel quadro VF della dichiarazione”, procedendo alla corrispondente rettifica del reddito d’impresa; c) la CTP accoglieva il ricorso del P.; d) la sentenza della CTP era appellata dalla Agenzia delle entrate;

1.2. su queste premesse, la CTR motivava il rigetto dell’appello osservando che: a) la consegna, in sede di accesso presso l’abitazione del P., di alcuni stampati, con cui si chiedeva il deposito della documentazione contabile, era contraddistinta da molti errori ed irregolarità “tali da impedire al contribuente di capire che cosa gli veniva richiesto; non ultimo il fatto che la richiesta di produzione documentale della società MA-FRA SPA non concerneva il contribuente”; b) la mancata esibizione della documentazione richiesta era da imputare “al modo confuso ed impreciso con cui la richiesta è stata avanzata”, perchè effettuata in luogo diverso dalla sede della ditta e senza l’identificazione del legale rappresentante, sicchè l’inottemperanza non poteva essere imputata al contribuente;

2. l’Agenzia delle entrate impugnava la sentenza della CTR con ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi;

3. P.L. resisteva in giudizio con controricorso e depositava memoria ex art. 380 bis.1 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. con il primo motivo di ricorso l’Agenzia delle entrate deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, motivazione illogica con riferimento al fatto decisivo e controverso relativo alla equivocità del processo verbale di accesso e alla sua idoneità a trarre in inganno il contribuente;

1.1. in particolare, la difesa erariale evidenzia che il processo verbale di accesso e di richiesta di documenti è unico, composto da due pagine in continuità sintattica tra loro, descrivente le operazioni avvenute presso la sede della TVP di P.L. in via Valtellina 18 e contenente l’identificazione e la sottoscrizione del contribuente;

2. con il secondo motivo di ricorso si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, motivazione illogica con riferimento all’annotazione a pag. 2, accanto al logo dell’Agenzia delle entrate, di un riferimento alla MA-FRA s.p.a., non essendo tale riferimento idoneo a trarre in inganno il P. in ordine al destinatario dell’atto;

3. con il terzo motivo di ricorso si contesta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, illogica motivazione della sentenza con riferimento alla mancata identificazione di Lorenzo P., in realtà avvenuta nell’ambito del processo verbale;

4. con il quarto motivo di ricorso l’Agenzia delle entrate deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, motivazione illogica, essendo ininfluente, ai fini della decettività dell’atto, la circostanza che lo stesso sia stato consegnato al titolare della TVP presso l’abitazione invece che presso la sede della ditta;

5. i motivi, che possono essere congiuntamente esaminati per la loro intima connessione, sono complessivamente fondati;

5.1. la CTR afferma che il verbale di accesso e di richiesta di documenti è affetto da molteplici errori ed irregolarità, ma si limita a specificare che: a) lo stesso conterrebbe l’erronea indicazione della sede dell’impresa; b) il legale rappresentante della ditta contribuente non sarebbe stato identificato; c) l’atto riguarderebbe un diverso soggetto (la MA-FRA s.p.a.) e non la TVP di P.L., sicchè quest’ultimo avrebbe sottoscritto un atto allo stesso non indirizzato;

5.1.1. tali irregolarità sarebbero state idonee a trarre in inganno il contribuente sulla, persona del verificato, sicchè legittimamente questi non avrebbe ottemperato alla richiesta di esibizione (salvo poi depositare la documentazione richiesta in giudizio, come affermato dal contribuente a pag. 4 del controricorso);

5.2. tuttavia, la motivazione della CTR è illogica quando, a fronte degli elementi emergenti dal verbale di accesso (unicità dello stesso, composto da due pagine in continuità sintattica tra loro; chiara indicazione del nominativo del soggetto verificato, diversamente da quanto ritenuto dal giudice di appello; sottoscrizione del verbale da parte del contribuente) valorizza, ai fini della decettività, o circostanze del tutto ininfluenti (l’effettuazione dell’accesso dei verificatori al di fuori della sede dell’impresa e presso l’abitazione del contribuente) ovvero elementi obiettivamente poco rilevanti ed indicativi di riconoscibili errori, materiali (la mera annotazione, in alto sulla seconda pagina, del nominativo di altra impresa e del riferimento ad altro verbale);

5.2.1. più specificamente, la CTR non spiega perchè quelli che appaiono come meri errori materiali siano idonei a ingenerare confusione nel contribuente, pur avendo questi sottoscritto un atto a lui indirizzato e direttamente consegnato;

6. in conclusione, il ricorso va accolto la sentenza impugnata va cassata con rinvo alla CTR della Lombardia di diversa compensazione per nuovo esame anche relativo alla rilevanza dell’effettività del successivo (Ndr: testo originale non comprensibile) giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Lombardia, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, il 27 novembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 17 luglio 2019

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