Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19160 del 15/09/2020

Cassazione civile sez. VI, 15/09/2020, (ud. 02/07/2020, dep. 15/09/2020), n.19160

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FERRO Massimo – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17054-2018 proposto da:

G.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PANAMA 52,

presso lo studio dell’avvocato BEATRICE DE SIERVO, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato DIANO BASTIANELLO;

– ricorrente –

contro

C.O.I.P.E.S. CONSORZIO DI INIZIATIVE E PROMOZIONE DELL’EDILIZA IN

LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA, in persona del commissario

liquidatore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

BROFFERIO 6, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO MARRAFFA, che la

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di VENEZIA, depositata il

30/04/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 02/07/2020 dal Consigliere Relatore Dott. MASSIMO

FALABELLA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – G.L. ha proposto opposizione, a norma dell’art. 98 L. Fall. e dell’art. 209L. fall., comma 2, contestando la decisione assunta dal commissario liquidatore della liquidazione coatta amministrativa di C.O.I.P.E.S. (Consorzio di Iniziative e Promozione dell’Edilizia Sociale) avente ad oggetto la mancata ammissione al passivo della somma di Euro 23.114,53. Il predetto assumeva di essere creditore del detto importo, deducendo di averlo versato a titolo di deposito cauzionale per una locazione ad uso abitativo; il diritto alla restituzione di tale somma era stato negato avendo riguardo al difetto di prova quanto al fatto che il deposito cauzionale fosse stato “versato direttamente dal creditore a C.O.I.P.E.S.”: secondo il commissario liquidatore, infatti, l’importo sarebbe stato corrisposto “per il tramite” di una società terza, Emmeuno, onde G. avrebbe dovuto rivolgersi alla medesima.

Nel proporre l’opposizione l’istante deduceva che nel contratto di locazione ad uso di abitazione concluso il 1 febbraio 2016, si era dato atto che il 29 gennaio 2008 il conduttore aveva costituito un deposito cauzionale già quietanzato dalla società locatrice e che tale deposito cauzionale sarebbe stato restituito al telinine del contratto, salva la detrazione di quanto lo stesso locatario avesse dovuto corrispondere per eventuali inadempienze.

In esito al giudizio, in cui si costituiva la procedura, il Tribunale di Venezia rigettava l’opposizione.

2. – Il ricorso per cassazione di G. si fonda su di un unico motivo ed è illustrato da memoria. La liquidazione coatta amministrativa resiste con controricorso.

3. – Il Collegio ha autorizzato la redazione della presente ordinanza in forma semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Il ricorrente denuncia per cassazione la violazione degli artt. 1988 e 1188 c.c., nonchè l’omessa e insufficiente motivazione. Assume che la dichiarazione, contenuta nel contratto di locazione, secondo cui la somma sarebbe stata “restituita al termine del contratto fatto salvo il diritto di parte assegnante di trattenerla, tutta o in parte, in caso di inadempienze imputabili alla parte assegnataria” aveva il valore di una ricognizione di debito, onde da essa discendeva la relevatio ab onere probandi che dispensava il destinatario della dichiarazione dall’onere di provare il rapporto, che quindi doveva presumersi. Nota che Emmeuno costituiva solo il tramite per i pagamenti diretti a C.O.I.P.E.S., come poteva desumersi anche dal contratto concluso il 29 gennaio 2008, art. 3 e che il pagamento ricevuto da quest’ultima era stato per una parte ratificato dalla controparte la quale, per il residuo, aveva profittato della somma ricevuta, incamerandola: evenienza, quest’ultima, che emergeva dai bilanci prodotti e non contestati. Aggiunge che C.O.I.P.E.S., allorquando era in bonis, aveva “sempre ammesso che i versamenti di somme erano fatti direttamente alla stressa tramite Emmeuno”, la quale, costituiva, quindi, una vera e propria indicataria di pagamento, a mente dell’art. 1188 c.c..

2. – Il ricorso è inammissibile.

Il Tribunale ha motivato il rigetto dell’opposizione osservando come, sebbene l’art. 10 del contratto di locazione del 1 febbraio 2016 prevedesse espressamente che, a garanzia delle obbligazioni assunte, il conduttore avesse corrisposto, all’atto della stipula del primo contratto del 29 gennaio 2008, “apposito deposito cauzionale già quietanzato”, non era in quest’ultimo previsto nè indicato alcun versamento di cauzione. Il giudice dell’opposizione ha aggiunto che non avrebbe potuto comunque farsi riferimento all’adozione prevista nel diverso contratto avente ad oggetto la promessa di cessione in proprietà dell’immobile, venendo in questione, al riguardo, una domanda diversa rispetto a quella proposta (siccome riferita dall’opponente al contratto di locazione) e che, comunque, tale importo risultava versato a soggetto giuridico, per l’appunto Emmeuno, diverso da C.O.I.P.E.S..

Il ricorrente lamenta anzitutto la violazione della disciplina in tema di ricognizione di debito (art. 1988 c.c.). Sul valore dell’atto ricognitivo rispetto alla procedura concorsuale questa Corte ha fornito, di recente, responsi divergenti: secondo un primo indirizzo, la ricognizione di debito avente data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento del suo autore è opponibile alla massa dei creditori, in quanto deve presumersi l’esistenza del rapporto fondamentale, salva la prova -il cui onere grava sul curatore fallimentare – della sua inesistenza o invalidità (Cass. 20 aprile 2018, n. 9929; in senso conforme, Cass. 4 febbraio 2020, n. 2431); in base a una seconda linea interpretativa, la ricognizione di debito avente data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento non determina la presunzione dell’esistenza del rapporto fondamentale, trattandosi di documento liberamente apprezzabile dal giudice al pari di quanto avviene per la confessione stragiudiziale resa ad un terzo, quale è il curatore fallimentare (Cass. 11 aprile 2019, n. 10215).

Non è necessario prendere posizione sul contrasto: e ciò in quanto il Tribunale ha comunque escluso l’esistenza dell’obbligazione, sulla base di un accertamento di fatto non sindacabile in questa sede, avendo riguardo al preciso contenuto del contratto di locazione del 2008, il quale non faceva menzione di alcun versamento di cauzione con riferimento al rapporto locatizio. Ove pure si reputi, come suggerito dalla parte ricorrente, che la dichiarazione contenuta nell’art. 10 del contratto del 2016 abbia la consistenza giuridica propria di una ricognizione di debito opponibile al commissario liquidatore, consterebbe dunque l’accertamento dell’inesistenza del rapporto fondamentale: per il che la relevatio ab onere probandi invocata dal ricorrente risulterebbe comunque superata, nei fatti, dalla prova contraria di cui è parola proprio nell’art. 1988 c.c.. La censura svolta appare, dunque, carente di decisività.

La doglianza afferente la violazione dell’art. 1188 c.c. risulta poi estranea alla ratio decidendi, dal momento che il giudice dell’opposizione ha attribuito rilievo dirimente al fatto che nessun deposito cauzionale venne costituito con specifico riferimento al contratto di locazione. Nel decreto impugnato è del resto precisato che la domanda fondata sul diverso contratto di “promessa di cessione in proprietà di immobile ad uso abitativo” era diversa da quella proposta (onde – si intende -doveva ritenersi inammissibile): il che esclude che quanto ulteriormente osservato dal Tribunale in merito all’identità del soggetto che ricevette la cauzione versata per la cessione in proprietà (Emmeuno) possa essere oggetto di impugnazione in questa sede. Infatti, qualora il giudice, dopo aver rilevato una inammissibilità ed essersi spogliato della potestas indicandi sul merito della controversia abbia impropriamente inserito nella sentenza argomentazioni sul merito, la parte soccombente non ha l’onere nè l’interesse ad impugnare tale statuizione, sicchè è ammissibile l’impugnazione che si rivolga alla sola statuizione pregiudiziale, mentre è inammissibile, per difetto di interesse, l’impugnazione nella parte in cui pretenda un sindacato anche in ordine alla motivazione sul merito, svolta ad abundantiam nella sentenza gravata (Cass. 19 dicembre 2017, n. 30393; Cass. 20 agosto 2015, n. 17004).

Inammissibile è, da ultimo, la censura motivazionale, la quale pare diretta a contrastare l’accertamento di fatto del giudice del merito: di contro, è notoriamente denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante e che concerna esistenza della motivazione in sè, “purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali” (Cass. Sez. U. 7 aprile 2014, n. 8053; Cass. Sez. U. 7 aprile 2014, n. 8054).

3. – Le spese di giudizio seguono la soccombenza.

PQM

La Corte:

dichiara inammissibile il ricorso; condanna parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 3.000.00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 100,00, ed agli accessori di legge; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello da corrispondersi per il ricorso, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 6a Sezione Civile, il 2 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 15 settembre 2020

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA