Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19157 del 15/09/2020

Cassazione civile sez. VI, 15/09/2020, (ud. 02/07/2020, dep. 15/09/2020), n.19157

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FERRO Massimo – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 31306-2018 proposto da:

AQUILEA CAPITAL SERVICES SRL, nella qualità di mandataria della

EAGLE SPV SRL cessionaria dei crediti ceduti dalla BANCA

MEDIOCREDITO DEL FRIULI VENEZIA GIULIA SPA, in persona del Direttore

Generale pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA SAVOIA

72, presso lo studio dell’avvocato GIANLUCA MORIANI, che la

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO (OMISSIS) SRL IN LIQUIDAZIONE, in persona del liquidatore

pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA MARCELLO

PRESTINARI 13, presso lo studio dell’avvocato GAINNI SAVERIO,

rappresentato e difeso dall’avvocato GIANNI SALINAS;

– controricorrente e ricorrente indicentale –

contro

AQUILEA CAPITAL SERVICES SRL, nella qualità di mandataria della

EAGLE SPV SRL, cessionaria dei crediti ceduti dalla BANCA

MEDIOCREDITO DEL FRIULI VENEZIA GIULIA SPA, in persona del Direttore

Generale pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA SAVOIA

72, presso lo studio dell’avvocato GIANLUCA MORIANI, che la

rappresenta e difende;

– controricorrente al ricorrente incidentale –

avverso il decreto del TRIBUNALE di VENEZIA, depositato il

21/05/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 02/07/2020 dal Consigliere Relatore Dott. LOREDANA

NAZZICONE.

 

Fatto

RILEVATO

– che il Tribunale di Venezia con decreto del 21 maggio 2018, in sede di giudizio di rinvio vertente sull’opposizione ex art. 98 L. fall. allo stato passivo del Fallimento della (OMISSIS) s.r.l., ha ammesso al passivo il credito dell’opponente in chirografo per Euro 2.491.250,00;

– che avverso il decreto propone nuovamente ricorso per cassazione la creditrice, sulla base di un unico motivo;

– che si difende la procedura con controricorso, proponendo ricorso incidentale per tre motivi e depositando memoria.

Diritto

RITENUTO

– che l’unico motivo deduce la violazione e la falsa applicazione dell’art. 1424 c.c., in quanto il giudice del merito, al fine di valutare -secondo il dictum della sentenza rescindente Cass. n. 12094 del 2017 -la conversione del negozio di mutuo fondiario nullo in mutuo ordinario ipotecario, ha ritenuto di dovere indagare la volontà delle parti, escludendo la ricorrenza di tale concreta volontà: in tal modo, tuttavia, contraddicendo il consolidato principio di diritto, secondo cui i requisiti di sostanza e di forma del diverso contratto, ai sensi del disposto dell’art. 1424 c.c., vanno desunti non dalla volontà specifica negoziale dei contraenti, impossibile da accertare, ma dal risultato fattuale prodotto dal contratto stesso, ossia dalla sua causa concreta: nella specie, gli intenti negoziali delle parti – ottenere liquidità per la mutuataria ed il credito degli interessi per la mutuante – sarebbero stati senz’altro raggiunti mediante il contratto di mutuo ipotecario del 21 agosto 2006, pur quando spogliato della qualifica afferente il credito fondiario, posto che l’ulteriore disciplina di questo (consolidamento dell’ipoteca in dieci giorni, esenzione da revocatoria fallimentare, esecuzione individuale consentita, etc.) non attengono allo scopo pratico perseguito; senza considerare che la banca ha sempre chiesto tale conversione, così palesando di non attribuire alcuna rilevanza causale a detta disciplina;

– che, nel proprio ricorso incidentale, la procedura intimata propone i seguenti motivi:

1) violazione e falsa applicazione degli artt. 112 c.p.c., degli artt. 93,95 e 98L. fall., per avere il tribunale ritenuto ammissibile la domanda subordinata di restituzione dell’indebito ex art. 2033 c.c., proposta dalla creditrice, con conseguente ammissione del credito in via chirografaria, sebbene detta domanda non fosse stata formulata dalla controparte e non fosse possibile in sede di ricorso ex art. 98 L. fall.;

2) violazione e falsa applicazione degli artt. 324,383,392 e 394 c.p.c., sul giudizio di rinvio, non potendo il giudice del rinvio ritenere ammissibile la domanda di ripetizione dell’indebito;

3) violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., per avere il giudice posto a carico del fallimento per 1/3 le spese sia del giudizio di cassazione, sia di quello di rinvio, essendo stata la banca in gran parte soccombente;

– che l’eccezione (in senso lato) di tardività del ricorso, proposta dal fallimento, è fondata;

– che, invero, il decreto impugnato è stato pubblicato e comunicato il 21 maggio 2018 ed il ricorso proposto il 22 ottobre 2018;

– che, invece, a norma dell’art. 99 L.fall., essendo stato il fallimento in questione dichiarato il 5 marzo 2010, avverso il provvedimento reso dal tribunale all’esito del relativo procedimento di opposizione va esperito, entro trenta giorni dalla sua comunicazione alle parti ad opera della cancelleria, il ricorso per cassazione, alla stregua del medesimo articolo, u.c., secondo cui “il decreto è comunicato dalla cancelleria alle parti che, nei successivi trenta giorni, possono proporre ricorso per cassazione”;

– che il ricorso incidentale resta inefficace, a norma dell’art. 334 c.p.c., comma 2, perchè a sua volta tardivo, in quanto notificato il 26 novembre 2018, quando il termine d’impugnazione decorrente dalla medesima data era scaduto (Cass. 26 marzo 2015, n. 6077);

– che le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso principale ed inefficace l’incidentale; condanna parte ricorrente al pagamento delle spese, liquidate in Euro 8.600, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre alle spese forfetarie al 15% sui compensi ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello richiesto, ove dovuto, per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 2 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 15 settembre 2020

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