Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19148 del 17/07/2019

Cassazione civile sez. I, 17/07/2019, (ud. 05/04/2019, dep. 17/07/2019), n.19148

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VALITUTTI Antonio – Presidente –

Dott. FEDERICO Guido – rel. Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27198/2017 proposto da:

E.J., elettivamente domiciliato in Roma, Via Etruria n. 44,

presso lo studio dell’Avv. Pensiero Anna, rappresentato e difeso

dall’Avv. Cavicchi Edoardo, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del ministro pro tempore,

domiciliato in Roma, Via dei Portoghesi n. 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato, che lo rappresenta e difende ope legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 1936/2017 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

pubblicata il 04/09/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

05/04/2019 dal Cons. Dott. FEDERICO GUIDO.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Con ricorso depositato tempestivamente in data 14.1.2016, E.J. cittadino nigeriano, impugnava dinanzi il Tribunale di Firenze il provvedimento notificato il 15.12.2015 con cui la Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Firenze, gli aveva negato il riconoscimento della protezione internazionale e di quella umanitaria.

Il ricorrente riferiva di essere fuggito dalla Nigeria per sottrarsi alle persecuzioni di una setta di cui rifiutava di far parte, essendo di religione cristiana.

Si costituiva in giudizio il Ministero chiedendo il rigetto delle domande di parte attrice.

Il Tribunale di Firenze, con ordinanza del 23 novembre 2016, rigettava la richiesta di riconoscimento dello status di rifugiato e quella di protezione sussidiaria ed umanitaria, ritenendo non sussistenti i presupposti per la concessione di alcuna forma di protezione.

La Corte d’Appello di Firenze, con sentenza n. 1936/2017 confermava le statuizioni di prime cure.

Avverso detta sentenza propone ricorso per cassazione, articolato in due motivi, E.J..

Il Ministero dell’Interno non ha svolto nel presente giudizio attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il primo motivo denuncia motivazione apparente, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 14 omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio in relazione alla mancata valutazione della situazione esistente in Nigeria sulla base dei report allegati; si lamenta inoltre omesso svolgimento dell’attività istruttoria, la violazione dell’art. 19 TUI e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32 in relazione all’omessa e comunque insufficiente ed apodittica motivazione per non avere la Corte territoriale riconosciuto il permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Il motivo di ricorso presenta profili di inammissibilità a causa della inestricabile mescolanza e sovrapposizione di mezzi d’impugnazione eterogenei (Cass. 26874/2018).

Anche sotto altro profilo il motivo è inammissibile.

Conviene premettere che ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) la nozione di violenza indiscriminata in situazione di conflitto armato, interno o internazionale, va rappresentata dal ricorrente come minaccia grave ed individuale alla sua vita, sia pure in rapporto alla situazione generale del paese di origine ed il relativo accertamento, costituisce apprezzamento di fatto di esclusiva competenza del giudice di merito non censurabile in sede di legittimità (Cass. 32064/2018).

Nel caso di specie non risultano indicati dal ricorrente elementi idonei ad evidenziare una minaccia individuale alla vita o alla persona, nè una situazione di violenza cosi generalizzata nel paese di provenienza si che il solo rientro integri in sè pericolo di vita.

La Corte territoriale, con apprezzamento adeguato ha ritenuto che la minaccia grave, prospettata dal ricorrente, ammesso che fosse reale, derivava da vicende personali e non già da una situazione oggettiva di violenza diffusa e indiscriminata: la Corte ha accertato mediante il ricorso a fonti internazionali aggiornate – la insussistenza di una situazione di violenza indiscriminata nella regione dell'(OMISSIS), di provenienza del ricorrente, non sussistevano dunque i presupposti per la concessione della protezione internazionale, nè di quella sussidiaria. A fronte di tale accertamento il mezzo ripropone questioni sostanzialmente di merito.

Quanto alla protezione umanitaria, premessa la non applicabilità ratione temporis al caso di specie della normativa di cui al D.L. n. 13 del 2018, conv. nella L. n. 132 del 2018 (Cass. n. 4890/2018) il giudice di merito ha accertato che non emergevano particolari condizioni di fragilità dello straniero, nella salute o nella capacità lavorativa, nè l’avvenuto consolidamento di legami particolarmente apprezzabili nel nostro Paese, tali da giustificare il riconoscimento della protezione umanitaria.

Con il secondo motivo si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 8 della direttiva 2004/83/CE recante norme sulla qualifica di rifugiato e sulla protezione minima riconosciuta, per avere la Corte territoriale ritenuto che il ricorrente non avesse diritto alla protezione, avuto riguardo alla zona di provenienza dello stesso, facendo applicazione della disposizione dell’art. 8 della direttiva la quale è stata resa esecutiva nel nostro paese tramite un decreto legislativo che non ha riprodotto la previsione del citato art. 8.

Il motivo è inammissibile.

In tema di protezione internazionale dello straniero, questa Corte ha avuto modo di affermare che il riconoscimento del diritto ad ottenere lo “status” di rifugiato politico, o la misura più gradata della protezione sussidiaria, non può essere escluso, nel nostro ordinamento, in virtù della ragionevole possibilità del richiedente di trasferirsi in altra zona del territorio del Paese d’origine, ove egli non abbia fondati motivi di temere di essere perseguitato o non corra rischi effettivi di subire danni gravi, atteso che tale condizione, contenuta nell’art. 8 della Direttiva 2004/83/CE, non è stata trasposta nel D.Lgs. n. 251 del 2007, essendo una facoltà rimessa agli Stati membri inserirla nell’atto normativo di attuazione della Direttiva(Cass. 2294/2012; 8399/2014).

Tale situazione è ben diversa da quella in esame.

Nel caso di specie la Corte territoriale non ha affetto affermato che il richiedente avrebbe potuto trasferirsi in un’altra regione più tranquilla del paese di origine, ma ha piuttosto accertato che la zona della Nigeria di provenienza del ricorrente non era interessata da una situazione di violenza generalizzata, localizzata nella zona del nord-ovest in cui opera il gruppo terroristico (OMISSIS): ha pertanto escluso la sussistenza dei presupposti della c.d. protezione sussidiaria.

Tale statuizione è conforme a diritto.

Ai fini della valutazione della situazione oggettiva indicata AL D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) deve farsi riferimento, soprattutto in un paese molto vasto e differenziato, come la Nigeria, alla regione di provenienza del richiedente, dovendo escludersi la sussistenza dei presupposti della protezione sussidiaria qualora nella regione di provenienza del richiedente non sussista una situazione di violenza indiscriminata in situazione di conflitto armato (Cass. 28433/2018).

Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile e, considerato che il Ministro non ha svolto attività difensiva, non deve provvedersi sulle spese del giudizio.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

la Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 5 aprile 2019.

Depositato in Cancelleria il 17 luglio 2019

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