Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19144 del 28/09/2016


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Cassazione civile sez. VI, 28/09/2016, (ud. 15/06/2016, dep. 28/09/2016), n.19144

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. CARACCIOLO Giuseppe – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15431-2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

GINNIC CLUB VANICO SRL;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1999/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

RIGIONALE di PALERMO, depositata il 16/06/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/06/2016 dal Consigliere Relatore Dott. VETTA Paola.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c., osserva quanto segue.

1. Con l’unico motivo di ricorso, rubricato “art. 360 c.p.c., n. 4. Violazione D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19”, si censura l’errore commesso dai giudici d’appello laddove, nel confermare la decisione di prime cure (C.T.P. di Trapani n. 90/1/09), hanno ritenuto che “l’atto impugnato” – un avviso di recupero del credito d’imposta di cui alla L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 8, indebitamente utilizzato in compensazione – “non può essere ritenuto atto impugnabile”, contestualmente rivendicando “il potere ex officio di censurare, indipendentemente dalla domanda di parte, una applicazione della legge arbitraria, improvvida e, in definitiva, errata in diritto”.

2. Al di là dell’erroneo riferimento, nell’intestazione del motivo, al n. 4) piuttosto che al n.’ 3), dell’art. 360 c.p.c., la censura è manifestamente fondata.

3. Invero, per consolidato orientamento di questa Corte, “gli avvisi di recupero di crediti di imposta illegittimamente compensati, oltre ad avere una funzione informativa dell’insorgenza del debito tributario, costituiscono manifestazioni della volontà impositiva da parte dello Stato al pari degli avvisi di accertamento o di liquidazione e, come tali, sono impugnabili innanzi alle Commissioni tributarie, ai sensi del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 19, anche se emessi anteriormente all’entrata in vigore della L. 30 dicembre 2004, n. 311, che ha espressamente annoverato l’avviso di recupero quale titolo per la riscossione di crediti indebitamente utilizzati in compensazione” (Cass. sez. 5^, nn. 4968/09, 22322/10, 8033/11, 28543/13, 16006/15).

4. Deve pertanto ritenersi che, sebbene non tipizzato, l’avviso di recupero per cui è causa abbia in realtà natura di atto impositivo, contrariamente a quanto sostenuto nella sentenza impugnata.

5. Di qui la fondatezza della censura e la necessità di una nuova pronuncia da parte del giudice del rinvio, che provvederà anche sulle spese processuali del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale della Sicilia che, in diversa composizione, provvederà anche alla regolazione delle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, il 15 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 28 settembre 2016

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