Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19140 del 01/08/2017

Cassazione civile, sez. VI, 01/08/2017, (ud. 21/06/2017, dep.01/08/2017),  n. 19140

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9579-2016 proposto da:

D.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CIPRO 77,

presso lo studio dell’avvocato GERARDO RUSSILLO, che la rappresenta

e difende;

– ricorrente –

contro

A.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA POGGIO

MOIANO 34/C, presso lo studio dell’avvocato LEOPOLDO BRINDISI,

rappresentato e difeso dall’avvocato STANISLAO GIAMMARINO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1128/2015 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 13/10/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 21/06/2017 dal Consigliere Dott. GIULIO FERNANDES.

Fatto

RILEVATO

che, con sentenza del 13 ottobre 2015, la Corte di Appello di Salerno confermava la decisione del Tribunale di Nocera Inferiore di rigetto della domanda proposta da D. – in proprio e quale genitore esercente la potestà genitoriale sui figli minori R. e Ap.Cl. quali eredi di A.G. – nei confronti di A.A. ed intesa, tra l’altro, alla condanna del convenuto al pagamento delle differenze retributive relative al rapporto di lavoro asseritamente intercorso tra il defunto coniuge di essa ricorrente e l’ A. nel periodo dal 15.3.2002 fino al (OMISSIS) (giorno della morte dell’ Ap. in un incidente stradale);

che per la cassazione di tale decisione propone ricorso la D. affidato ad un unico motivo cui resiste l’ A. con controricorso;

che è stata depositata la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio;

che l’Apicella ha depositato memoria ex art. 380 bis c.p.c. adesiva alla proposta del relatore,

che il Collegio ha deliberato di adottare la motivazione semplificata.

Diritto

CONSIDERATO

che con l’unico motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 2094 e 2697 c.c. nonchè dell’art. 421 c.p.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) per non avere la Corte di Appello adeguatamente valutato le risultanze istruttorie, in particolare la prova orale espletata dalla quale era emerso che Ap.Gi. aveva lavorato alle dipendenze della ditta dell’ A. con mansioni e qualifica di autista dal 15.3.2002 al (OMISSIS) (e non solo dal 14.4.2003 al (OMISSIS)) essendo rimasta dimostrata la ricorrenza degli indici propri del rapporto di lavoro subordinato per il suddetto più lungo periodo;

che il motivo è inammissibile in quanto – ad onta dei richiami normativi in esso contenuti – si risolve nel sollecitare una generale rivisitazione del materiale di causa e nel chiederne un nuovo apprezzamento nel merito, operazione non consentita in sede di legittimità neppure sotto forma di denuncia di vizio di motivazione; invero, è stato in più occasioni affermato dalla giurisprudenza di questa Corte che la valutazione delle emergenze probatorie, come la scelta, tra le varie risultanze, di quelle ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, involgono apprezzamenti di fatto riservati al giudice del merito, il quale nel porre a fondamento della propria decisione una fonte di prova con esclusione di altre, non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere tenuto a discutere ogni singolo elemento o a confutare tutte le deduzioni difensive (cfr, e plurimis, Cass. n. 17097 del 21/07/2010; Cass. n. 12362 del 24/05/2006; Cass. n. 11933 del 07/08/2003);

che, peraltro, l’impugnata sentenza ha analiticamente valutato tutte le risultanze istruttorie e, in particolare, il contenuto delle singole deposizioni testimoniali, con una motivazione adeguata e priva di contraddizioni giungendo ad escludere che fosse stata raggiunta la prova della subordinazione del periodo dal 15.3.2002 al 14.4.2003;

che, pertanto, il ricorso va dichiarato inammissibile;

che le spese del presente giudizio, per il principio della soccombenza, sono poste a carico del ricorrente e vengono liquidate come da dispositivo in favore del contro ricorrente con attribuzione all’avv. Stanislao Giammarino per dichiarato anticipo fattone;

che sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (legge di stabilità 2013) trovando tale disposizione applicazione ai procedimenti iniziati in data successiva al 30 gennaio 2013, quale quello in esame (Cass. n. 22035 del 17/10/2014; Cass. n. 10306 del 13 maggio 2014 e numerose successive conformi).

PQM

 

La Corte, dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente alle spese del presente giudizio, liquidate in Euro 200,00 per esborsi, Euro 2.500,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese forfetario nella misura del 15%, con attribuzione.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 21 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 1 agosto 2017

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