Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1914 del 29/01/2014


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Ord. Sez. 6 Num. 1914 Anno 2014
Presidente: DI PALMA SALVATORE
Relatore: DE CHIARA CARLO

ORDINANZA
sul ricorso 26525-2011 proposto da:
COMUNE DI PON ECAGNANO FAIANO 00223940651, in
persona del Sindaco pro tempore, elettivamente domicilinto in ROMA,
VIA GIUSEPPE CERBARA 64, presso lo studio dell’avvocato
CASTIEL1,0 FRANCESCO, che lo rappresenta e difende unitamente
all’avvocato MARINO GENNARO giusta procura speciale a margine
del ricorso;
– ricorrente contro
CONCAB – CONSORZIO COOPERATIVE D’ABITAZIONE
ARL IN LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA, in
persona del Commissario Liquidatore, elettivamente dorniriliato in
ROMA, LARGO ANTONIO SARTI 4, presso lo studio legale
associato CAPPONE, DI FALCO, rappresentato e difeso dagli

Data pubblicazione: 29/01/2014

avvocati DOMENICO DI FALCO, GENNARO MICILLO, giusta
procura speciale a margine del controricorso;
– controricarrente –

avverso la sentenza n. 2904/2010 della CORTE D’APPEU.0 di

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
24/09/2013 dal Consigliere Relatore Dott. CARLO DE CHIARA;
è presente il P.G. in persona del Dott. LUCIO CAPASSO che aderisce
alla relazione.
PREMESSO
Che nella relazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. si legge quanto
segue:
«1. — Il Comune di Pontecagnano Faiano chiese, con ricorso ai
sensi degli artt. 101 e 209 legge fallirn., l’ammissione allo stato passivo
della liquidazione coatta amministrativa del CON.C.AB. — Consorzio
Cooperative d’Abitazione a r.1., aperta con d.m. 15 aprile 1996, di un
credito di € 16.314,15, pari alla metà dell’imposta di registro versata dal
Comune per la registrazione di una sentenza emessa dalla Corte
d’appello di Salerno del 2002, con cui il medesimo ed il consorzio
erano stati condannati in solido al pagamento di una somma in favore
di una terza società.
Il Tribunale di Napoli rigettò la domanda, sul rilievo
dell’inopponibilità alla massa della sentenza della Corte d’appello di
Salerno e della non concorsualità del credito, essendo sia la prima che
il sorgere del secondo (con l’adempimento dell’obbligazione tributaria
solidale da parte del Comune) successivi all’inizio della procedura
concorsuale.
La Corte di Napoli ha rigettato l’appello del Comune
Ric. 2011 n. 26525 sez. M1 – ud. 24-09-2013
-2-

NAPOLI del 16/07/2010, depositata il 30/08/2010;

disattendendo, in particolare, la deduzione dell’appellante di agire in
regresso ai sensi dell’art. 61 cpv. legge fallirn. per un credito che aveva
titolo in fatti anteriori all’inizio della liquidazione coatta. Ha al riguardo
osservato che tale deduzione era inammissibile, perché nuova, e
comunque infondata perché l’obbligazione solidale cui si riferiva il

litigiosa), effettuata dopo l’apertura della procedura concorsuale.
Il Comune ha quindi proposto ricorso per cassazione
articolando due motivi di censura, entrambi per violazione di norme di
diritto e vizio di motivazione, cui il consorzio ha resistito con
controricorso.
2. — Con il primo motivo si censura la statuizione di novità della
deduzione di agire in regresso, che è invece questione di qualificazione
della domanda e dunque di puro diritto; con il secondo l’esclusione
della natura concorsuale del credito di regresso, atteso che l’imposta di
registro trova la sua fonte non nella sentenza cui si riferisce, bensì nel
rapporto oggetto della controversia, anteriore alla dichiarazione di
liquidazione coatta amministrativa.
2.1. — Il secondo motivo è infondato. L’obbligazione solidale in
relazione alla quale il Comune ha esercitato il regresso nei confronti del
consorzio coobbligato è l’obbligazione di pagamento dell’imposta di
registro sulla sentenza pronunciata dalla Corte d’appello di Salerno nel
2002, prima dell’emissione della quale difettava lo stesso presupposto
dell’imposizione fiscale; dunque anche tale obbligazione era successiva
all’inizio della procedura di liquidazione coatta al cui passivo il
creditore pretende di insinuarsi.
2.2. — Il rigetto del secondo motivo, che comporta la conferma
della seconda delle due autonome rationes decidendi della sentenza
impugnata, assorbe l’esame del primo (il cui accoglimento non
Ric. 2011 n. 26525 sez. M1 – ud. 24-09-2013
-3-

regresso nasceva dalla registrazione della sentenza (e non dalla res

potrebbe comportare la cassazione della sentenza, comunque
giustificata dalla seconda, autonoma ratio).»;
che detta relazione è stata comunicata al PM e notificata agli
avvocati delle parti costituite;
che il solo avvocato di parte controricorrente ha presentato

CONSIDERATO
Che il Collegio condivide quanto osservato nella relazione;
che pertanto il ricorso va respinto, con condanna del ricorrente
alle spese processuali, liquidate come in dispositivo;
P. Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese
processuali, liquidate in € 1.300,00, di cui 1.100,00 per compensi di
avvocato, oltre accessori di legge.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 24 settembre
2013

memoria;

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA