Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19134 del 07/09/2010

Cassazione civile sez. trib., 07/09/2010, (ud. 11/06/2010, dep. 07/09/2010), n.19134

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. BERNARDI Sergio – Consigliere –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. TIRELLI Francesco – Consigliere –

Dott. MELONCELLI Achille – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso rgn 29263/2007 proposto da:

Fallimento Tecnossan Tecnologie Servizi Sanitari spa, di seguito

“Fallimento”, in persona del curatore, signora T.G.,

rappresentato e difeso dall’avv. MUSTO Flavio Maria, presso il quale

è elettivamente domiciliato in Via Tembien 15, Roma;

– ricorrente –

contro

l’Agenzia delle Entrate, di seguito “Agenzia”;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale (CTR) di

Roma 22 novembre 2005, n. 315/26/05, depositata il 2 febbraio 2006;

udita la relazione sulla causa svolta nell’udienza pubblica dell’11

giugno 2010 dal Cons. Dott. Achille Meloncelii;

udito l’avv. Flavio Musto per il Fallimento;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale FEDELI

Massimo, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Gli atti di incoazione del giudizio di legittimità.

1.1. Il 14-15 novembre 2007 è notificato all’Agenzia un ricorso del Fallimento per la cassazione della sentenza descritta in epigrafe, che ha accollo l’appello dell’Ufficio Roma (OMISSIS) dell’Agenzia contro la sentenza della Commissione tributaria provinciale (CTP) di Roma n. 453/38/2002, che aveva accollo il ricorso del Fallimento contro l’avviso di rettifica dell’IVA 1994.

1.2. Il 24.27 dicembre 2007 è notificato ai Fallimento il controricorso dell’Agenzia.

2. I fatti di causa.

I fatti di causa sono i seguenti:

a) il Fallimento impugna tre avvisi di rettifica dell’IVA, notificati dall’Ufficio IVA di Roma;

b) il ricorso relativo all’IVA 1994 è accolto dalla CTP di Roma con sentenza 7 giugno 2002, n. 453/38/02;

c) la Curatela del Fallimento reitera, quindi, la richiesta di rimborso dell’IVA, indebitamente versata per il 1993;

d) il 9 maggio 2007 il Curatore riceve una raccomandata dell’Agenzia, con la quale gli si comunica la sospensione del rimborso, perchè l’appello dell’Ufficio contro la sentenza della CTP di Roma n. 453/38/02 è stato accolto dalla CTR con la sentenza 2 febbraio 2006, n. 315/26/05, la quale ha riconosciuto che il Fallimento deve Euro 324.568,89 a titolo di IVA ed Euro 405.718,98 per sanzioni.

3. La motivazione della sentenza impugnata.

La sentenza della CTR, oggetto del ricorso per cassazione, è così motivata:

a) nella descrizione dello svolgimento del processo si afferma che “l’Ufficio appella la sentenza della CTP di Roma. … Non risulta che la contribuente si sia costituita nel grado di appello”;

b) la motivazione è, poi, interamente dedicata al merito della controversia: “è pur vero che l’avviso di accertamento non distingueva fra beni ammortizzabili, beni strumentali, beni specificamente destinati alla vendita, merci di magazzino etc. Tuttavia da una parte la procedura dell’accertamento (D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54) fu eseguita sulla base della documentazione contabile prodotta dalla Curatela del Fallimento; dall’altra, l’incontrovertibile disparità fra i dati di acquisto e i dati di cessione poneva il Fallimento stesso nella posizione processuale di chi eccepisce la esattezza e la congruità dell’accertamento, spettando indubbiamente al curatore l’onere di provare la mancanza di gravita, precisione o concordanza delle presunzioni induttive operate dall’Ufficio, sulla semplice base dei dati esistenti e fornitigli.

Poichè nessun altro documento o riscontro la Curatela è stata in grado di offrire, le sue eccezioni circa la mancata distinzione fra le varie categorie di beni o le giacenze di magazzino, almeno per quanto riguarda la contabilità della Società fallita, restano prive di adeguati supporti probatori”.

4. Il ricorso per cassazione del Fallimento è sostenuto con un solo motivo d’impugnazione e, dichiarato il valore della causa in L. 730.000.000, conclude con la richiesta che sia cassata la sentenza impugnata, con vittoria di spese.

5. Il controricorso dell’Agenzia conclude per il rigetto del ricorso principale, con vittoria di spese.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

6. Il motivo d’impugnazione.

6.1.1. Il motivo d’impugnazione è collocato sotto la seguente rubrica: “Nullità della sentenza n. 315/26/05, pubblicata in data 02.02.2006, per nullità e/o inesistenza della notifica del ricorso in appello”.

6.1.2. Il ricorrente Fallimento sostiene che il suo atto d’impugnazione sarebbe ammissibile, nonostante la sua tardività, perchè il ricorso in appello dell’Ufficio sarebbe stato inesistente e/o nullo. Infatti, esso sarebbe stato indirizzato al domicilio eletto dal difensore, Dott. Marco Fabio Pulsoni, sito in Piazza Mancini 4, 00196 Roma, ma non sarebbe mai stato a lui notificato e/o consegnato: “Il plico non risulta notificato e/o consegnato al Dr. Pulsoni, quale difensore del Fallimento … dinanzi alla CTP, in quanto il Professionista aveva trasferito lo studio da Piazza Mancini n. 4, e più precisamente sin dal 29.19.2004 sempre in Roma, ma in Via In Arcione n. 71 …, tant’è che dallo stesso elenco dei pieghi raccomandati ed assicurati, la raccomandata inerente al ricorso in appello risulta senza esito e quindi restituita al mittente, Ufficio di Roma (OMISSIS). Sarebbe stato preciso onere del notificante ai sensi e per gli effetti dell’art. 330 c.p.c., procedere all’individuazione della nuova sede dello studio del Professionista, presso il quale era stato eletto domicilio per il giudizio di 1^ grado, e quindi procedere alla notifica del ricorso alla Curatela fallimentare presso lo studio del Dr. Pulsoni, ubicato in Via In Arcione n. 71, una volta accertata la mancata notifica in Piazza Mancini n. 4”.

6.1.3. A conclusione della motivazione della censura è formulato il seguente quesito di diritto: se debba procedersi “alla declaratoria di nullità della sentenza e del procedimento di appello svoltosi dinanzi alla CTR, stante la notifica del ricorso in appello nulla e/o inesistente”.

6.2. L’Agenzia sostiene, nel suo controricorso, che, dato il D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 17, secondo cui le variazioni del domicilio avrebbero effetto dal decimo giorno successivo a quello in cui sia stata notificata alle parti costituite la denuncia di variazione, e dato che il Fallimento non avrebbe adempiuto l’obbligo di comunicare la variazione del domicilio eletto, non potrebbe trovare applicazione l’art. 327 c.p.c., comma 2, onde il ricorso per cassazione del Fallimento sarebbe inammissibile per tardività.

6.3. Risulta dagli atti di causa, ai quali la Corte può accedere per la natura processuale della questione sollevata con il motivo d’impugnazione, che i fatti rilevanti per la presente controversia si sono atteggiati nel modo seguente:

a) dal documento n. 5, inserito nella documentazione depositata unitamente al ricorso per cassazione, si desume che, in base alla relazione di notificazione dell’appello dell’Ufficio di Roma (OMISSIS) dell’Agenzia delle entrate, esso è stato indirizzato alla Tecnossan tecnologie servizi sanitari srl Fall. (OMISSIS) rappresentata dalla Dottoressa T.G., difesa dal Dottor Marco Fabio Pulsoni con domicilio eletto in Piazza Mancini 4 00196 Roma ed è effettuata con raccomandata AR n. (OMISSIS) del 2 febbraio 2005;

b) dall’Elenco dei pieghi raccomandati consegnati all’Agenzia postale di Roma (OMISSIS) si desume che tra di essi figura la raccomandata indicata con il n. (OMISSIS) e indirizzata alla Società;

c) manca l’avviso di ricevimento, che, ammesso che esista, avrebbe dovuto essere depositato in appello a cura dell’Ufficio appellante.

Se ne deduce, in conclusione, che manca la prova della consegna dell’atto di appello dell’Ufficio al dottor Pulsoni, difensore e domiciliatario del Fallimento dinanzi alla CTR. Tutto ciò premesso in via di fatto, il motivo di ricorso deve ritenersi fondato, perchè, in conformità alla precedente giurisprudenza di questa Corte, “nel processo tributario, le variazioni del domicilio eletto o della residenza o della sede, a norma del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 17, comma 1, sono efficaci nei confronti delle controparti costituite dal decimo giorno successivo a quello in cui sia stata loro notificata la denuncia di variazione. Tale onere di notificazione è previsto per il domicilio autonomamente eletto dalla parte, mentre l’elezione del domicilio dalla medesima parte operata presso lo studio del procuratore ha la mera funzione di indicare la sede dello studio del procuratore medesimo. In tale caso il difensore domiciliatario non ha l’onere di comunicare il cambiamento di indirizzo del proprio studio ed è onere del notificante di effettuare apposite ricerche per individuare il nuovo luogo di notificazione, ove quello a sua conoscenza sia stato mutato, dovendo la notificazione essere effettuata al domicilio reale del procuratore anche se non vi sia stata rituale comunicazione del trasferimento alla controparte, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992,m art. 17, comma 3” (Corte di Cassazione 2 dicembre 2005, n. 26313).

7. Conclusioni.

Le precedenti considerazioni comportano l’accoglimento del ricorso, la cassazione della sentenza impugnata e la conseguente dichiarazione d’inammissibilità dell’appello.

La peculiare struttura della fattispecie controversa indice a compensare tra le parti le spese processuali relative al grado d’appello e al giudizio di cassazione.

P.Q.M.

la Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata, dichiarando inammissibile l’appello dell’Ufficio e compensando tra le parti le spese processuali relative al grado di appello e al giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 11 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 7 settembre 2010

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA