Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19112 del 15/09/2020

Cassazione civile sez. VI, 15/09/2020, (ud. 09/07/2020, dep. 15/09/2020), n.19112

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. IANNELLO Emilio – rel. Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 769/2019 R.G. proposto da:

I.A., G.I. e G.B., rappresentati e

difesi dagli Avv.ti Felice Terracciano e Antonio Sposito, con

domicilio eletto in Roma, via Panaro, n. 25, presso lo studio

dell’Avv. Francesco Visco;

– ricorrenti –

contro

Allianz S.p.a., rappresentata e difesa dall’Avv. Guido Marsiglia, con

domicilio eletto in Roma, piazza Benedetto Cairoli, n. 2, presso lo

studio dell’Avv. Matilde Abignente;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Napoli, n. 4684/2017,

depositata il 15 novembre 2017;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio non partecipata

del 9 luglio 2020 dal Consigliere Emilio Iannello.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

1. Con la sentenza impugnata la Corte d’appello di Napoli ha confermato la decisione di primo grado, che aveva rigettato la domanda delle odierne ricorrenti volta ad ottenere la condanna di Lloyd Adriatico S.p.a., oggi Allianz S.p.a., alla corresponsione dell’indennizzo assicurativo spettante per la morte del proprio congiunto, G.S., avvenuta il (OMISSIS).

Ha infatti ritenuto, conformemente al primo giudice, fondata l’eccezione di prescrizione opposta dalla compagnia convenuta, per il decorso del termine annuale previsto dall’art. 2952 c.c., comma 2, (nel testo applicabile ratione temporis) e, per contro, infondata la tesi delle appellanti secondo cui tale termine andava fatto decorrere, nella specie, dal ricevimento, in data 28/11/2002, della nota della compagnia che aveva comunicato la “irrisarcibilità dell’evento”.

“Ciò in quanto – si argomenta in sentenza – il diritto all’indennità spettante ai beneficiari dell’assicurazione sulla vita decorre dalla data di verificazione del sinistro, e cioè dell’evento morte cui l’indennità medesima è subordinata. Pertanto, è da tale data che i beneficiari possono esercitare il loro diritto ed è da tale data… che decorre il termine annuale di prescrizione previsto dall’art. 2952 c.c., comma 2.

“Nè sono previste dalla legge o pattuite procedure conciliative idonee a far considerare “congelato” il termine di prescrizione sino all’ultimazione delle stesse, ragion per cui la nota della Compagnia assicuratrice del 28/11/2002 (con la quale la stessa comunicava l’irrisarcibilità dell’evento per cui è causa) è stata realizzata in costanza di decorso del termine prescrizionale annuale, interrotto sicuramente dalla nota delle odierne attrici datata 12/4/2002, ma sicuramente non idonea (la nota del 28/11/2002) a far decorrere un nuovo termine annuale di prescrizione”.

La Corte d’appello ha, altresì, rimarcato che l’onere della prova incombente sulla compagnia eccipiente era stato, nella specie, assolto, avendo questa dimostrato, da un lato, la data del decesso del contraente (peraltro incontestata) e, dall’altro, prodotto la nota stragiudiziale di messa in mora del 24-25/11/2003: data, quest’ultima, collocantesi più di un anno dopo la prima e anche più di un anno dopo la data (12/4/2002) in cui la Compagnia aveva ricevuto la prima richiesta di pagamento.

2. Avverso tale decisione I.A., G.I. e B. propongono ricorso per cassazione affidato a due motivi, cui resiste Allianz S.p.A., depositando controricorso.

3. Essendo state ritenute sussistenti le condizioni per la trattazione del ricorso ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., il relatore designato ha redatto proposta, che è stata notificata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

Entrambe le parti hanno depositato memorie ex art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo le ricorrenti deducono, con riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione degli artt. 2935 e 2943 c.c. per avere, la Corte di merito, escluso che la data di ricezione dell’atto con il quale la Compagnia aveva comunicato alle beneficiarie la irrisarcibilità del sinistro costituisse il dies a quo del termine per l’esercizio dei diritti nascenti dalla polizza.

Lamentano che i giudici di merito hanno omesso di considerare che nelle ipotesi in cui l’assicuratore contesti l’operatività della garanzia, il dies a quo del termine per l’esercizio del diritto all’indennizzo non va identificato nella data del verificarsi dell’evento ma va, per contro, individuato nel momento (nella specie, nota del 28/11/2002) in cui l’ente, conclusa l’istruttoria in ordine alla posizione dell’assicurato, abbia comunicato agli aventi diritto la irrisarcibilità del sinistro.

Censurano al riguardo l’affermazione secondo cui tale regola sarebbe applicabile solo al caso di assicurazione contro i danni.

Criticano l’asserto secondo cui non sarebbero state previste, nel caso di specie, procedure conciliative idonee a far considerare “congelato” il termine di prescrizione.

Osservano in tal senso che:

– successivamente al decesso dell’assicurato pervenne alla Compagnia una richiesta di pagamento dell’indennizzo (del che si dà atto nella nota della stessa convenuta del 28/11/2002);

– la Compagnia attivò, quindi, l’istruttoria interna finalizzata alla valutazione della risarcibilità del sinistro (del che – afferma – vi è prova nel fatto che il medico fiduciario della Compagnia ebbe a svolgere un’indagine in ordine alla causa del decesso ed ancora nel fatto che la Compagnia ebbe a ricondurre l’assunta irrisarcibilità del sinistro all’esame della documentazione medica trasmessa);

– solo in data 28/11/2002, conclusa la fase istruttoria, con la menzionata nota, Lloyd Adriatico comunicò di non poter risarcire il sinistro.

Sostengono, quindi, che è solo dal momento in cui assunsero la notizia del rifiuto ad adempiere della Compagnia che esse acquisirono piena consapevolezza del fatto che avrebbero dovuto attivarsi per richiedere la corresponsione dell’indennizzo spettante.

2. Con il secondo motivo i ricorrenti denunciano, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione dell’art. 2697 c.c..

Rilevano che la nota del 28/11/2002 (con la quale la Compagnia assicurativa ebbe a comunicare alle esponenti la non risarcibilità del sinistro) costituisce prova del fatto, peraltro incontestabile, che in epoca antecedente alla stesura della detta missiva le attrici avevano, effettivamente, formulato richiesta di corresponsione dell’indennizzo (provvedendo, dunque, ad interrompere la prescrizione del loro diritto).

Ciò premesso sostengono che, data tale prova, spettava alla controparte provare che il successivo atto stragiudiziale di diffida del 24/11/2003 fosse tardivo rispetto alla prima richiesta.

3. Il primo motivo è inammissibile.

Secondo consolidato orientamento di questa Corte (v. ex multis Cass. n. 6479 del 2010; n. 14487 del 2004; n. 194 del 2003; n. 6842 del 1993), la prescrizione del diritto dell’assicurato all’indennità decorre dalla data in cui il diritto medesimo può essere esercitato e, cioè, dal momento del verificarsi del fatto ovvero, quando le parti abbiano previsto una procedura arbitrale per la quantificazione del danno, dal momento della conclusione di tale procedura, salvo che l’assicuratore abbia contestato l’operatività della garanzia.

La Corte ha deciso le questioni di diritto sottoposte al suo esame in modo conforme a tale principio.

Avendo, infatti, espressamente escluso l’esistenza, nella specie, di previsioni legali o contrattuali che imponessero l’adozione di “procedure conciliative idonee a far considerare “congelato” il termine di prescrizione sino all’ultimazione delle stesse”, ha fatto decorrere il termine prescrizionale breve, in coerenza con detto indirizzo, dal momento dell’avveramento del rischio assicurato (morte dell’assicurato).

Le censure svolte non pongono in questione la correttezza della operata ricognizione della regola di giudizio applicabile, ma piuttosto, dietro la formale denuncia di un per vero insussistente error iuris, prospettano una diversa ricognizione della fattispecie concreta, in particolare assumendo che la cronologia degli eventi (prima richiesta di indennizzo, istruttoria interna, comunicazione del relativo esito) avrebbe dovuto far ritenere, contrariamente a quanto assunto in sentenza, l’operatività tra le parti di “procedure conciliative” ovvero – sembra di capire – l’esistenza di contestazioni sulla operatività della polizza.

In disparte ogni altro rilievo sulla genericità e pertinenza di tali assunti, è evidente che comunque, con essi, si intende, in sostanza, contestare la ricostruzione della fattispecie concreta: operazione che, oltre ad essere estranea al tipo di vizio denunciato, è possibile, in sede di legittimità, unicamente sotto l’aspetto del vizio di motivazione (cfr., ex plurimis, Cass. 26/03/2010, n. 7394; 30/12/2015, n. 26110), neppure coinvolgendo, la prospettazione critica delle ricorrenti, l’eventuale falsa applicazione delle norme richiamate sotto il profilo dell’erronea sussunzione giuridica di un fatto in sè incontroverso.

4. Il secondo motivo è altresì inammissibile, sotto diversi profili.

Non può anzitutto considerarsi assolto l’onere di specifica indicazione dell’atto su cui il motivo si fonda (nota della compagnia assicuratrice del 28/11/2002), atteso che, indipendentemente dalla localizzazione nel fascicolo, non ne viene trascritto il contenuto nè, comunque, ne viene offerta adeguata sintesi (al di là della mera indicazione dell’oggetto: rigetto della domanda di indennizzo).

L’obiezione al riguardo svolta in memoria, secondo cui una maggiore descrizione del contenuto di tale nota non si richiedeva, è confutata dal rilievo che le stesse ricorrenti intendono invece proprio a tale contenuto attribuire, come dimostrativo della esistenza di un precedente atto interruttivo (s’intende diverso da quello rappresentato dalla richiesta del 12/4/2002, l’unica considerata in sentenza).

In secondo luogo, l’inammissibilità è predicabile in ragione della aspecificità della censura, non confrontandosi questa con la motivazione offerta sul punto in sentenza.

La Corte di merito ha, invero, affermato che l’onere della prova gravante sulla convenuta in punto di prescrizione era stato assolto con la prova, da un lato, della data della morte dell’assicurato, dall’altro, della data di ricevimento della nota stragiudiziale di messa in mora (2425/11/2003): data, quest’ultima, collocantesi più di un anno dopo la prima e anche più di un anno dopo la data (12/4/2002) in cui la Compagnia, secondo sua stessa ammissione, aveva ricevuto la prima richiesta di pagamento.

Le ricorrenti si fermano al dato rappresentato dalla nota del 28/11/2002 emessa dalla Compagnia in risposta, per l’appunto, alla richiesta di indennizzo delle eredi.

Richiamando il principio giurisprudenziale secondo cui la prova di un atto interruttivo della prescrizione può essere dedotta in via presuntiva dalla risposta del debitore (Cass. n. 17018 del 2008; n. 1980 del 3886; n. 1989 del 729), sostengono che, nella specie, data la risposta della compagnia del 28/11/2002 e considerata la prova per implicito da essa desumibile dell’esistenza di una precedente richiesta interruttiva, spettava alla compagnia dimostrare che il successivo atto stragiudiziale di diffida del 24/11/2003 delle Sig.re I. e G. fosse tardivo rispetto a tale richiesta.

L’assunto censorio omette, però, di considerare che la Corte d’appello ha ritenuto, come detto, di poter precisamente identificare la richiesta, in risposta alla quale la compagnia rese la nota del 28/11/2002, con quella del 12/4/2002, data rispetto alla quale permaneva la tardività della successiva richiesta di pagamento (2425/11/2003).

Con tale parte della motivazione le ricorrenti omettono di confrontarsi, risultando pertanto la censura anche per tale profilo, come detto, aspecifica e, dunque, inammissibile.

5. Il ricorso deve essere pertanto dichiarato inammissibile, con la conseguente condanna delle ricorrenti al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese processuali liquidate come da dispositivo.

Va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte delle ricorrenti, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello previsto per il ricorso, ove dovuto, a norma dell’art. 1-bis dello stesso art. 13.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso. Condanna le ricorrenti al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 3.000 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte delle ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello previsto per il ricorso, ove dovuto, a norma dell’art. 1-bis dello stesso art. 13.

Così deciso in Roma, il 9 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 15 settembre 2020

 

 

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